Pubblicato il: 16 feb 2009

Giotto in mostra al Vittoriano

Nella capitale è protagonista l’arte del Trecento

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ROMA – Dal 6 marzo al 29 giugno 2009, il Complesso del Vittoriano a Roma ospita la mostra ”Giotto e il Trecento”. La mostra è curata dal professore Alessandro Tomei ed è la prima da circa settanta anni ad occuparsi di Giotto e della pittura in Italia tra fine Duecento e prima metà del Trecento. La mostra mette in risalto la situazione artistica italiana tra il 1290 e la metà del secolo successivo, analizzando le innovative soluzioni figurative di Giotto attraverso i suoi spostamenti nella penisola. Infatti l’originalità di questa esposizione è dovuta proprio alla dettagliate ricostruzione dei percorsi giotteschi e dal segno lasciato dalle sue opere alle scuole pittoriche dei posti dove il grande pittore medioevale lasciò le sue opere, opere spesso scomparse, ma che hanno lasciato traccia sia nelle fonti scritte sia nella pittura dei maestri locali.
  
GIOTTO – Giotto è sicuramente l’artista simbolo di tutto il Medioevo tanto è vero che la sua fama crebbe già presso i suoi contemporanei, come testimoniato dalle innumerevoli citazioni che lo riguardano, presenti in varie fonti sin dai primi decenni del Trecento. 
La sua grandezza fu unanimemente riconosciuta, già dagli intellettuali del tempo, come svolta della cultura pittorica occidentale, in un’ottica anticipatrice addirittura dei valori e degli ideali del Rinascimento. Giotto può essere a tutti gli effetti considerato il primo pittore “italiano”, in parallelo con il ruolo svolto da Dante Alighieri nella formazione della nuova lingua nazionale.

LA MOSTRA – Tra le opere presenti in mostra spiccano veri e propri capolavori di grandi maestri come i pittori Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, gli scultori Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio, gli orafi Guccio di Mannaia, Andrea Pucci Sardi, tra i miniatori Cristoforo Orimina e il Maestro del Codice di San Giorgio. La sezione dedicata alla scultura, poi, testimonia l’importanza della lezione di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio per la formazione di Giotto e allo stesso tempo evidenzia la svolta impressa da quest’ultimo anche alla plastica medievale sviluppando i temi spaziali e di naturalismo. Anche la scelta di Roma per questa esposizione si presta a varie interpretazioni: la prima è indubbiamente che la capitale e i suoi antichi monumenti hanno sicuramente avuto un ruolo importante nella formazione giottesca. Ma non solo: Giotto ha lasciato grandi opere a Roma, opere fondamentali che gli furono commesse dal cardinale Jacopo Stefaneschi e che sono rappresentate in mostra dai resti del mosaico della Navicella, da una parte del Trittico per la Basilica, dalle immagini dei S. Pietro e Paolo nel Tesoro di San Pietro e dai manoscritti conservati nella Biblioteca.

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