A Bologna: “Maggio fotografico” la mostra personale di Gian Paolo Barbieri e di giovani fotografi
Dal 9 maggio al 30 giugno 2009
BOLOGNA – Sono una trentina le opere selezionate per celebrare Gian Paolo Barbieri, maestro della fotografia d’alta moda.
La sua carriera, iniziata nel ’64, lo vede affiancare tutti, o quasi, i più grandi stilisti del “made in Italy” da Valentino a Versace, da Armani a Ferré, negli anni in cui il prêt-a-porter italiano conquista il mondo. Le sue intuizioni e il suo talento hanno indubbiamente contribuito a creare, a cavallo degli anni ’70-’80, la dimensione glamour della moda, il mito dello stilista, il fascino e l’attesa delle campagne pubblicitarie.
Con l’introduzione di nuove tecniche, quali un attento studio della luce, mitigato dal mondo del cinema, e la scelta di ambientazioni esterne per i set fotografici, ha saputo rendere assolutamente innovativi i propri scatti, imponendo un proprio stile, universalmente riconosciuto nell’ambiente come nuova linea guida.
La selezione delle opere esposte vuole ripercorrere il fascino di quegli scatti che hanno fatto la storia della moda, vuole essere una testimonianza di un indubbio talento e di una profonda passione che hanno dettato il gusto e lo stile della nostra società e che hanno contribuito a fare della moda il portabandiera del “made in Italy”.
MAGGIO FOTOGRAFICO – Protagoniste anche della recente mostra a Palazzo Reale (Milano, autunno 2007) le opere selezionate per la mostra di Bologna sono tutte rigorosamente in bianco e nero e di dimensioni medio grandi. Un’attenta selezione di scatti storici come quello ad Audrey Hepburn realizzato a Roma nel 1969 per Valentino (Vogue Italia) e quelli con evidenti richiami agli anni Trenta e Quaranta, che più contraddistinguono l’autore di quegli anni, è affiancata da una serie di scatti più recenti, tra cui quello realizzato a Milano nel 2000 che ritrae Monica Bellucci per Dolce & Gabbana.
GIAN PAOLO BARBIERI – Nasce a Milano in una famiglia agiata di grossisti di tessuti, impara fin da giovanissimo l’arte di conoscere le stoffe, che gli tornerà utilissima nella sua professione di fotografo di moda. Ma negli anni dell’adolescenza sono altri i luoghi che lo attraggono: i teatri, innanzitutto, che alimentano ed esaltano la sua vena fantastica. In seguito scopre il cinema, che si rivelerà la passione di una intera esistenza. Per assecondare questa passione del ’62 si trasferisce a Roma. Per campare, nel frattempo, sviluppa e stampa le fotografie che scatta a stelline e aspiranti divi. Ma dura poco. Il caso lo porta altrove, a Parigi, dove lavora come assistente tuttofare del fotografo Tom Kublin. Quell’esperienza di due “disperatissimi” mesi a catapultarlo verso il mondo della fotografia.















