La fedeltà canina: realtà e cinema
Dal Giappone all’Italia: Hachiko e Fido,
gli eroi delle lunghe attese
IN CODA – Uno dei concetti più nobili e sublimi diffusi sulla terra è la fedeltà, che raramente però appartiene al genere umano o più esattamente è in coda alle realtà emotive e comportamentali dell’uomo. A tenere alta la bandiera invece, i dolci e fidati cagnolini, muniti di coda ed eroicamente fedeli. Se si spulcia la cronaca con attenzione, si può notare che è piena di esempi che mettono in luce la fedeltà canina e il meraviglioso e profondo legame che può crearsi fra l’uomo e il cane. Solo poche settimane fa, quando il calendario era ancora fermo al 30 dicembre 2009, nelle sale cinematografiche d’Italia usciva il film “Hachiko”, ispirato ad una storia realmente accaduta in Giappone nella prima metà del novecento. Nei panni di un professore universitario che una sera in stazione trova un cucciolo, con il quale comincia una storia d’amicizia a 360 gradi, Richard Gere, il quale racconta come quest’esperienza cinematografica, in cui la vera star è il cane, sia stata per lui unica e particolare. I cani non mettono maschere, ti amano o non ti amano, si fidano o non si fidano. Queste le parole dell’attore in un’intervista dedicata al suo ultimo film dai toni caldi e commoventi.
LA LUNGA ATTESA – È il regista Lasse Hallström a trasferire una favola moderna come Hachiko dal Giappone all’America, mostrando come la dedizione e la costanza raccolti nel piccolo gesto di accompagnare e aspettare il ritorno del padrone da lavoro siano la prova di un sentimento d’amore leale e di una fedeltà che non ha confini di genere o di razza. Il Giappone è dunque la terra natale della razza Akita da cui proviene Hachiko, il cucciolo di cane che incrocia il destino del professor Parker Wilso. Hachiko accompagna tutti i giorni Parker alla stazione dove il professore prende il treno per andare a lavoro e lo aspetta ogni sera al suo ritorno. Un giorno però Parker muore improvvisamente a causa di un ictus ma il temerario cane continuerà ad aspettarlo per altri dieci anni nello stesso posto, ogni giorno, fino a quando anche lui morirà. Uno degli elementi toccanti del film è senz’altro l’esternazione dell’animo canino, il punto di vista di Hachiko nel film, attraverso le immagini in bianco e nero, indicative della prospettiva del cane che culmina nella visione del padrone nel momento del passaggio dalla vita alla morte, dopo una paziente, devota, lunghissima attesa. Nel 1934 viene eretta in Giappone una statua in bronzo, in onore del fedelissimo, autentico Hachiko, sentito come un eroe nazionale. La statua è collocata proprio lì, nel suo posto d’attesa, davanti alla stazione ferroviaria.
L’ACHIKO DI BORGO SAN LORENZO – Anche l’Italia custodisce una sua storia, che richiama molto quella di Hachiko. Tutto comincia una sera d’inverno del1941: un uomo residente a Luco del Mugello, Carlo Soriani, operaio di Borgo San Lorenzo, trova in un fosso un cucciolo di cane ferito, che decide di adottare attribuendogli il nome di Fido. Ogni mattina il cane lo accompagna alla piazza centrale di Luco, dove Soriani prende la corriera per Borgo San Lorenzo e a sera è di nuovo alla stessa fermata, attendendo l’arrivo del padrone. Come un gioco di specchi, accade nuovamente che il padrone del cane muore, stavolta durante i bombardamenti del 30 dicembre 1943 che colpiscono la fabbrica di Borgo San Lorenzo. La sera stessa Fido si presenta nel luogo del suo appuntamento fisso, ma ovviamente dalla corriera Soriani non può più scendere. Per tutti i quattordici anni successivi, con la stessa tenacia e lo stesso affetto di Hachiko, si reca puntualmente alla fermata, nella speranza di veder tornare Soriani. Lo fa fino al giorno del suo ultimo respiro. Anche l’Hachiko italiano, campione di fedeltà e devozione, ha il suo monumento al valore. Davanti al municipio di borgo San Lorenzo c’è una statua che lo rende visibile ai passanti e ai cittadini che conoscono molto bene la sua storia.











