Pubblicato il: 22 gen 2010

Il “Nabucco” di Gigi Proietti

Il capolavoro verdiano, diretto dal grande attore e regista romano

Il "Nabucco" di Gigi Proietti

SALERNO – Ha debuttato al “Teatro Verdi” di Salerno, l’8 dicembre 2009, registrando un atteso tutto esaurito, l’opera diretta dal Maestro Daniel Oren, accompagnata dalle note dell’Orchestra Filarmonica Salernitana e dalle voci del Coro del Teatro dell’Opera di Salerno. È la seconda volta che il regista porta in scena un’opera di Verdi, la prima volta fu “Falstaff”, ultimo lavoro del grande compositore, un genere decisamente diverso rispetto al Nabucco. Lo stesso Proietti afferma: “sembra di trovarsi di fronte a due compositore diversi”.

DEL TUTTO INNOVATIVO L’ALLESTIMENTO – Le scene ed i costumi sono dell’eclettico Quirino Conti. Emerge subito che il lavoro è stato concentrato molto sulla struttura, piuttosto che sulla storicità , regalando maggiore impulso alla finalità espressiva. Nessun folclore, il leit motiv appare il minimalismo, l’eleganza ne fa da padrona.. L’immagine concentrata nel nero assoluto, un unico coro in stile ottocentesco, reso quasi neutro, privo di costumi ingombranti, che richiama alla memoria i cori della tragedia greca. Dualità cromatica con gli i ebrei in bianco con taglio marmoreo, puri, i babilonesi neri e risorgimentali. Infine i  soldati, di un rosso porpora che segna l’impeto e la sfrontatezza del loro ingresso in Gerusalemme. Dal coro stesso emergono i personaggi principali. Una nota di merito è doverosa per il protagonista Nabucco, interpretato dal grande baritono Leo Nucci e per Abigaille, interpretata dalla deliziosa Dimitra Theodossiou. Anche la scenografia è priva di orpelli, lo spazio è nitido, occupato solo da pochi elementi: gradoni, scalinate, paraste.

MOLTI I GIOVANI PRESENTI – Sia a Salerno, che a Catanzaro, città dove il Nabucco è già stato portato in scena, si è registrata la presenza di un notevole pubblico giovanile, così commentato dal Maestro Oren: «Sono strabiliato. Mai capitata una cosa del genere. Quello che è avvenuto è raro. Soprattutto la presenza di tantissimi giovani. Questo pubblico merita moltissimo. Bisogna saperlo soddisfare, non tutti capiscono che c’è anche la fame dell’anima. Anche durante la Shoah – ha detto, inaspettatamente – quando gli ebrei erano nei campi di concentramento e sapevano di dover finire nei forni crematori, ebbene anche allora leggevano e facevano musica per soddisfare i bisogni dell’anima. E le anime non possono che gioire, i dieci minuti di standing ovation sono garantiti!».

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