Pubblicato il: 24 gen 2010

“Mafia Export” presentato agli studenti napoletani

L’autore Francesco Forgione e Raffaele Cantone discutono del libro che disvela le trame della criminalità organizzata all’estero

"Mafia Export" presentato agli studenti napoletani - Francesco Forgione

NAPOLI – Gli studenti di giurisprudenza della “Federico II” di Napoli affrontano nodosa tematica della criminalità organizzata d’esportazione. Le associazioni “Scetammece” e “Movimento di Giurisprudenza” organizzano un dibattito su “Mafia Export”, alla presenza dell’autore del libro Francesco Forgione, del noto magistrato Raffaele Cantone e di Geppino Fiorenza dell’associazione “Libera”. Il libro di Forgione, Presidente della Commissione Antimafia durante il Governo Prodi, fornisce per la prima volta una completa “mappatura  geocriminale” dell’azione di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra al di là dei confini nazionali. Una visione lucida e dettagliata mai pubblicata prima, un esame ben aneddoticamente sostenuto dei gangli che collegano il sud Italia con Venezuela, Scozia, Australia, Romania e altre mete impensabili, sottolineando le connivenze politiche e spiegando l’equilibrio economico che regge un ben congegnato sistema “mondiale” e non più solo italiano.

IL DIBATTITO – Geppino Fiorenza di “Libera” introduce: “È importantissimo che questo libro venga letto e conosciuto nella scuola. Quindi anzitutto è necessario conoscere le mafie per contrastarle” nella consapevolezza che ” Non si vincerà mai la battaglia contro la criminalità organizzata senza l’apporto della società civile.” Anche il magistrato Raffaele Cantone, noto per l’inossidabile e annosa lotta al clan dei Casalesi sottolinea la valenza ormai scientifica di “Mafia Export”: ” Forgione ha avuto una breve esperienza nell’antimafia eppure si è fatto tantissimo. Il suo approccio “marxista” ha fatto si che la centralità del’economia fosse la lente per vedere le vicende. La relazione sulla ‘ndrangheta della Commissione di allora passerà alla storia e per la prima volta furono anche citati ufficialmente i capi della camorra tra cui Nicola Schiavone”.  Fa notare Cantone: ” Ora più che mai è necessario approvare un codice etico delle candidature… È indispensabile intervenire nei confronti degli organi burocratici,un valido disegno di legge sullo scioglimento degli enti locali è stato parzialmente recuperato ma in parte annacquato.” Le indagini di Cantone stesso hanno in passato travalicato i confini italiani e sottolinea come tutte le legislazioni transnazionali  dovrebbero “capire l’importanza della previsione dei reati associativi”, sentita sempre come un’esigenza solo italiana, e come per vincere la mafia sia necessario “recidere i rapporti col mondo dell’economia e delle istituzioni attraverso le confische, colpendo le imprese e valutando la scelta dei parlamentari italiani all’estero. Finché non toglieremo loro i soldi e non taglieremo i rapporti con le istituzioni le mafie risorgeranno e più forti di prima”. Francesco Forgione racconta agli studenti la genesi della sua opera, frutto dello studio accurato di atti giudiziari di procure italiane e straniere. Spiega: “I clan riproducono all’estero un modello culturale, approfittando come sempre di un vuoto di azione politica e di contrasto. I rapporti sulla mafia all’estero però non erano del tutto oscuri alle istituzioni, anzi dal 2000 era prevedibile quello che è accaduto nel 2006 a Duisburg. Il clima generale di ipocrisia ha fatto si che solo con la crisi finanziaria venisse finalmente pubblicata la blacklist dei paradisi fiscali del mondo.” Il ruolo della borghesia e quindi dei colletti bianchi resta per l’autore la chiave per capire il sistema criminoso all’estero, supportato da istituzioni sorde ai richiami italiani, colpevoli spesso di incresciosi errori in grado di vanificare il potere dei mandati di cattura. Numerosi aneddoti sui rapporti tra i parlamentari italiani all’estero e le famiglie mafiose rendono idea di  come il male sia ben radicato oltreoceano. Compito di questo libro è sicuramente quello di rompere la gabbia di ipocrisia e vedere realmente la criminalità organizzata nella sua azione. Sarebbe auspicabile una capillare distribuzione nelle scuole e nelle strutture sociali onde garantire finalmente una conoscenza autonoma che prepari il terreno alla magistratura e non deleghi ad essa tutto il lavoro.

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