Pubblicato il: 21 apr 2010

Cella 211 – Recensione

La tragica rivolta in un carcere spagnolo

CELLA 211 – È un film di azione, drammatico, dal sapore amaro, tratto dal romanzo “Celda 211” di Francisco Pérez Gandul. Si è aggiudicato ben 8 Premi Goya 2010, gli “Oscar” del cinema spagnolo, tra cui quello come miglior film, migliore regia, attore, attrice non protagonista, attore esordiente, montaggio, sceneggiatura non originale e suono.  Un racconto duro, un thriller, un modo originale per regalare uno spaccato della società che spesso non vogliamo vedere. Diretto da Daniel Monzon, con un cast eccezionale composto da Carlos Bardem, Luis Tosar, Alberto Ammann, Antonio Resines, Marta Etura, Manolo Solo, Jesus Carroza, Luis Zahera, Manuel Morón, la sceneggiatura curata nei minimi particolari è adopera di Daniel Monzon e Jorge Guerricaechevarría. Un film che ti lascia con il fiato sospeso, che non fa calare l’attenzione, ma ti porta a seguire ogni singola scena senza staccare gli occhi della pellicola. Ogni singola scena è ben realizzata, non ci sono vuoti in questo, la trama  è scorrevole e porta il pubblico a seguirla con estrema facilità. Un finale inaspettato, è una delle forze di questo straordinario film, per non parlare degli attori a partire da Luis Tosar, che indossa in modo ineccepibile i panni di “Malamadre”, per non parlare di Alberto Ammann, nel ruolo di Juan Olivier,  un uomo semplice, buono, un marito dolce ed entusiasta di prendere servizio presso il penitenziario, ma che per una fatalità la sua vita cambierà nel giro di poco.

LA TRAMA – Il giovane Juan Olivier, al suo primo incarico come secondino in un carcere di massima sicurezza, si presenta al lavoro con un giorno di anticipo, per capire meglio cosa lo aspetterà. Mentre visita il braccio che rinchiude i detenuti più pericolosi, un frammento di intonaco cade da un soffitto in ristrutturazione e lo colpisce alla testa. Le guardie tentano di rianimarlo, facendolo distendere nell’unica cella al momento vuota, la 211. Nello stesso tempo, Malamadre, uno dei detenuti più violenti, scatena una vera e propria rivolta che costringe tutte le guardie a mettersi in salvo. Il braccio viene chiuso e Juan, al suo risveglio, si ritrova da solo in mezzo ai detenuti. In questa situazione però, si rende conto anche di essere tutt’altro che l’uomo timido, fragile e di buone maniere che aveva sempre pensato di essere. Scopre che per sopravvivere in quel mondo si è davvero disposti a tutto.

PERCHÉ VEDERLO – È  un film  che ti cattura, dal quale è difficile distogliere lo sguardo, in poche parole, 110 minuti di film pieni e densi.  Un personaggio coprotagonista come Malamadre, che ti cattura per la sua disperata forza e il suo concetto di onore. Per non parlare del protagonista il giovane Juan Olivier, un uomo fragile e buono, che scopre di essere tutt’altro che l’uomo che era stato fino a quel momento. Una regia perfetta per un film crudo senza imperfezioni, che all’uscita della sala cinematografica ci porta a riflettere sul mondo della vita carceraria a noi sconosciuto. Brillantemente  è la capacità di ritrarre la realtà delle carceri spagnole senza cadere nello standard del genere americano, affondando questioni complesse e delicate, come la discriminazione subita dai detenuti, la violenza di tutti rivolta contro tutti e l’impossibilità di distinguere gli amici dai nemici.

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  1. Luca_130 scrive:

    Grande film confermo

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