Pubblicato il: 6 mag 2010

A Reggio Emilia la mostra del fotografo Malick Sidibé

Dal 9 maggio al 31 luglio 2010
le immagini dell’Africa da una nuova prospettiva

LA VIE EN ROSE – La Collezione Maramotti è lieta di presentare Malick Sidibé a Reggio Emilia. L’ inaugurazione ad invito si terrà sabato 8 maggio 2010 ore 18, alla presenza dell’autore. La mostra, ad ingresso libero, è visitabile dal 9 maggio al 31 luglio 2010. La vie en rose, la più ampia personale dedicata al fotografo in Italia; si inserisce all’interno della manifestazione Fotografia europea, organizzata dall’amministrazione cittadina, che quest’anno è alla sua quinta edizione e ha come tema l’Incanto inteso come senso, direzione di uno sguardo affascinato, meravigliato, positivo, proiettato in avanti, che sa vedere con occhi nuovi ciò che sta di fronte, che si interroga sui segni di trasformazione e cambiamento. L’esposizione propone una selezione di circa 50 fotografie, perlopiù inedite, realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta a Bamako, capitale del Mali. Fotografie che rivelano tutta la magia e l’entusiasmo della vita a Bamako in quegli anni, quando la voglia di stare insieme, di essere dentro il corso della storia sembrava un imperativo. Immagini che hanno reso famoso Sidibé nel mondo: le feste degli anni Sessanta, i ritratti in studio ed una selezione di stampe d’epoca tratte dai suoi archivi, foto che raccontano un lungo periodo della storia del Mali. “Io credo al potere dell’immagine, è per questo che ho passato tutta la vita a ritrarre le persone nel miglior modo possibile, cercando di restituire loro tutta la bellezza che potevo, perché la vita è un dono di Dio ed è migliore se la si affronta con un sorriso”.

L’ AFRICA DA UNA NUOVA PROSPETTIVA - Troppo spesso l’immagine del mio paese è legata al dolore, alla povertà alla miseria. Ma l’Africa non è solo questo e io l’ho voluto mostrare nelle mie immagini”. Queste le parole di Malick Sidibé circa la sua attività di fotografo e il valore della sua fotografia nel contesto della storia personale e sociale del suo paese. “Da sempre ho un talento di osservatore. Mi piace guardare le persone, cercare di capirle, entrare in contatto con loro sono un testimone fedele dei mutamenti del mio Paese. Perché la fotografia non mente, non quella in bianco e nero che ho sempre fatto io. Per questo affermo con decisione che la mia fotografia è molto più sincera, autentica e diretta di qualsiasi parola. È semplice, la può comprendere chiunque e racconta un’epoca, senza nessun inganno. L’uomo ha sempre cercato l’immortalità nella pittura o nella poesia, nella scrittura, ma un tempo solo i re e i ricchi potevano avere un ritratto. La fotografia è un modo per vivere anche dopo la morte”. La ricostruzione dello Studio Malick e la presenza del fotografo nei primi due giorni di apertura della mostra, permetteranno ai visitatori di vedere l’autore all’opera nella realizzazione di alcuni scatti degli intervenuti e di parlare amabilmente con lui.  

MALICK SIDIBÈ - Nasce nel 1936 a Soloba, un villaggio a circa 300 chilometri da Bamako. Nel 1955 si diploma in disegno e gioielleria alla Scuola di artigianato sudanese, dove si distingue come miglior allievo. Il giovane Sidibé rimane affascinato dalla fotografia e si ferma da Guillat-Guignard come apprendista, dopo aver ricevuto l’incarico di decorare il negozio del fotografo francese. Nel 1957 comincia a realizzare i primi reportage di feste, battesimi, matrimoni. Dal 1960 l’autore inizia la carriera di freelance e nel 1962 apre lo Studio Malick, nel quartiere popolare di Bagadadji, dove prosegue la sua attività di ritrattista. Parallelamente Sidibé racconta le notti di Bamako e i pomeriggi di festa passati sulle rive del fiume Niger. Il Mali ha ottenuto l’indipendenza da due anni e il Paese è percorso da nuove energie. Le informazioni circolano, arrivano i film da Europa, India e Stati Uniti, ma è soprattutto la musica che porta a un cambiamento veloce e diffuso della società di Bamako. Il fotografo frequenta le feste dei ragazzi che si vestono all’occidentale e ballano al suono dei giradischi. Le sue foto ritraggono giovani pieni di gioia, di voglia di vivere, di fiducia nell’avvenire. I club notturni dai nomi esotici fioriscono in città e non c’è avvenimento a cui Sidibé non venga invitato. La sua fama è talmente grande che, se non può partecipare, si sposta l’orario o addirittura il giorno del ritrovo. Dalla fine degli anni Settanta Sidibé decide di limitare la propria attività ai ritratti in studio. Dopo aver brevemente scambiato qualche parola per mettere a proprio agio chi gli sta davanti, lo stesso Sidibé sceglie in che posa ritrarrà le persone, riuscendo a cogliere in poche battute l’essenza della loro personalità. In breve tempo musei e gallerie di tutto il mondo espongono il suo lavoro. L’autore continua a vivere e a lavorare a Bamako. Attualmente Sidibé è considerato il più importante fotografo africano vivente. La Biennale d’arte di Venezia 2007 lo ha consacrato con il Leone d’Oro alla carriera, premio assegnato per la prima volta a un fotografo. Nel 2003 ha vinto il Premio Hasselblad in Svezia, nel 2008 l’ICP Award a New York, nel 2009 il premio PhotoEspaña-Baume & Mercier a Madrid e, quest’anno, il World Press Photo nella sezione Arts and Entertainment ad Amsterdam.

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