Uno sguardo alla “foresta dei girasoli” di Torey Lynn Hayden – Recensione
La storia dinamica e toccante
di Mara e della famiglia O’Malley
I GIRASOLI DI COED-Y-BLEIDDIAU – Non c’è nessun fiore con un significato così limpido come il girasole. La sua corolla dorata ricorda i raggi solari e si rivolge a loro, quasi li seguisse con lo sguardo, girandosi anche lei quando il sole si sposta. Un campo di girasoli è un inno alla vita, alla speranza di confidare nel futuro, alla possibilità di trovare sempre un raggio di luce anche nei momenti più bui della vita. La pensa così Torey Lynn Hayden, scrittrice americana innamorata delle persone, dei loro “animi scoperti e sepolti”. Nel suo libro: “la foresta dei girasoli” , con una naturalezza di stile che la contraddistingue, affida alla voce narrante di Lesly, una ragazza diciassettenne, il compito di raccontare la toccante storia di Mara, sua madre, una donna dispersa nei sentieri della storia, marchiata da un segreto della sua personale storia, con un profondo dolore che si manifesta e trova sfogo in alcuni comportamenti atipici, in quelle sue manie ricorrenti che lascerebbero interdetti tutti, tranne ormai i suoi familiari. Lesley adora Mara che racconta storie incredibili sulla sua vita in Germania e in Ungheria, prima e durante la guerra, che parla sempre alle figlie della distesa di girasoli che vedeva dalla collina della sua casetta in Galles. Il luogo si chiamava, Coed-y-Bleiddiau, che in Galles vuol dire Foresta di Fiori. La famiglia O’Malley aveva ritrovato i girasoli anche in Texas, dove viveva ora. Mara aveva bisogno di questi fiori, per sopravvivere.
“GLI INCANTESIMI” DI MARA – «Sarebbe così rilassante avere una madre normale». Pensava così Lesly, che assisteva fin da bambina ad episodi che di regolare avevano poco. «Sarebbe meno faticoso avere una mamma che non fosse stravagante nell’abbigliamento, indossando sempre i pantaloni di velluto e le camicie di lana a quadri del papà, che non mangiasse qualunque briciola di cibo caduta per terra, che non avesse periodicamente “gli incantesimi’, come il papà chiamava i suoi attacchi di depressione. Benché detestassi quegli episodi, per quasi tutta la mia infanzia pensai che fossero normali. Credevo che tutte le madri si comportassero così. Dovevo avere dieci o undici anni quando scoprii che le altre madri non lo facevano». Certo che, però, una mamma come tutte le altre non avrebbe avuto il brio di Mara. Non potrebbe raccontare con enfasi dell’ Ungheria di quando era piccola, del fratello Elek ucciso dai tedeschi nel 1942, degli anni a Dresda ospite di una zia, dell’Università a Jena. Non si capiva però, come, ad un certo punto la mamma avesse dovuto lavorare in una fattoria. Non si capiva come, quando la guerra era finita, la mamma pesasse meno di 45 chili, si fosse presa il tifo, le avessero rasato i bei capelli biondi. Per fortuna il papà si era innamorato e l’aveva sposata, portandola poi con sé in America nel 1957, con una lunga tappa nel Galles. Lesley dovrà ricalcare in parte i passi dei suoi genitori, per mettere insieme i pezzi e svelare il segreto e la sofferenza di Mara, per riconoscere la grandezza morale di suo padre, eroe tragico del romanzo, che non ha mai fatto granchè nella vita salvo amare Mara, incondizionatamente, standole sempre vicino, facendo da filtro tra lei e il mondo.
«MAMMA, NON È TUO FIGLIO» – Man mano che la storia procede, Lesley e il lettore scoprono insieme lo sconvolgente passato di Mara, protagonista del romanzo attraverso gli occhi della figlia, che ha la stessa età di sua madre all’epoca della guerra in Europa. Come sono diverse però le loro vite! Lesley scopre l’amore, il primo bacio, il primo rapporto sessuale consumato sull’erba. Mara si ritrova imprigionata nella rete del programma Lebensborn avviato dal gerarca Heinrich Himmler, per l’apparente tutela dei figli illegittimi di madri ariane di sangue puro ; da allora la sua vita cambia per sempre. E dopo tanti anni il dramma esplode da un terribile malinteso: “Ora ascoltami, mamma. Voglio dirtelo ancora una volta. Ti sei sbagliata. Certi ricordi si sono confusi nella tua mente. Questo bambino non è il tuo Klaus>>. Lesly cerca di convincere Mara che si imbatte in un bimbo biondo di cinque anni e crede, contro ogni possibilità temporale, che sia suo figlio. Torna la banalità del male che si spinge oltre il tempo e in questo caso ha nefaste ripercussioni su tutti i personaggi coinvolti. Lesley prova con pazienza e tenacia ad esorcizzare i fantasmi del passato di sua madre ma invano. Mara si sente colpevole di essere ancora viva, unica superstite della sua famiglia. Il messaggio cardine, legato al simbolo dei girasoli è quello che bisogna perdonare e perdonarsi, per aprirsi di nuovo alla speranza ed alla vita.











