“Sfamiglia” di Paolo Crepet – Recensione
Un’attenta analisi sul processo
involutivo della famiglia
SFAMIGLIA – Lo psichiatra Paolo Crepet torna a parlare di famiglia, con un libro che ha il coraggio di affrontare e soprattutto sfidare l’attuale emergenza educativa, arrivando al cuore del piú importante dovere della nostra comunità: la crescita delle nuove generazioni. Dal bullismo all’abuso di alcol, tra le prime cause di morte fra i giovani, dal 7 in condotta, necessario perché solo la presenza di regole insegna a rispettare il prossimo e a riconoscere i propri limiti, al telecomando, che insieme a Facebook e all’iPod indirizza verso un uso “surfistico” delle relazioni, improntate cioè all’eccitazione momentanea, alla comodità, che porta a evitare la fatica della riflessione. Un importante, meditato, utilissimo abbecedario dove ogni parola chiave è l’occasione per raccontare una storia vera. Attraverso l’esperienza decennale di incontri con le famiglie nelle diverse province italiane, Crepet parte dai nostri gesti quotidiani per ragionare sulle “sfamiglie” di oggi, quelle che passano insieme non più di 40 minuti al giorno, quelle dove i genitori sembrano arrendersi, concedere tutto ai figli per paura di sentirsi rifiutati o solo per senso di colpa. Ci aiuta a guardare con responsabilità a ciò che abbiamo costruito, talvolta sfasciato, perché educare significa accompagnare, voler rischiare di credere nell’altro, avere coraggio, proprio come amare. La decisione di scrivere questo libro nasce, per Crepet, da un bisogno, comune alle persone di buon senso, ossia quello di far riflettere, attraverso un’analisi cruda della società in cui viviamo, sul decadimento della famiglia. Ciò che stiamo vivendo non deve essere frutto di errori di percorso o involuzioni impreviste, ma di una straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia, i giovani e le loro culture.
FAMIGLIE ALLO SFASCIO – Bambini delle elementari che decidono dove e quando si va in ferie; ragazzi che passano ore davanti al video del computer o del telefonino; genitori che non sanno più dare regole, che implorano la polizia di non togliere i punti dalla patente del ragazzo trasgressore, anzi, che sono pronti a difenderlo anche quando compie atti vandalici o di feroce bullismo. La famiglia è allo sfascio; è diventata una “sfamiglia”. Secondo Paolo Crepet si possono trovare dei rimedi. Forte della propria decennale esperienza di incontri con le famiglie, in questo libro propone un vero e proprio “vademecum”. Passando in rassegna i temi principali, dall’Alcol a Compiti a casa, da Disciplina a Quieto vivere, da Sette in condotta a Videopoker, invita gli adulti a riprendere in mano le redini del compito più importante, quello di crescere le nuove generazioni. Ci sono libri che genitori ed educatori dovrebbero essere obbligati a leggere, rileggere, digerire, perché possono aiutare. Un libro che fa riflettere, amaro, duro, veritiero, che può rappresentare una “scossa emotiva” per i genitori. Questo vademecum nasce dunque dal desiderio di cercare e accettare il confronto con tale nuova e inusitata complessa realtà, anzi, di sfidarla. Crepet cerca una modalità di scrittura nuova, che accolga la necessita di guardare alIa cronaca come a una metafora, a volte annichilente, delle nostre relazioni.
PAOLO CREPET – Nato a Torino nel 1951, psichiatra e sociologo, ha scritto, oltre a numerose pubblicazioni scientifiche, opere di narrativa e fortunati saggi divulgativi, tra cui la trilogia “Non siamo capaci di ascoltarli” (2001), “Voi, noi” (2003) e “I figli non crescono più “(2005). Paolo Crepet ha parlato del suo nuovo libro in un’intervista di Alberto Ferrigolo pubblicata sul Venerdì di Repubblica. Al giornalista, che chiedeva quale fosse il punto debole nel modo di educare i figli oggi, Crepet ha risposto: «Nella vita di una persona è essenziale il desiderio. Non c’è vita, senza desiderio. Invece noi ai figli lo togliamo. Per non rischiare, non poniamo limiti. E se poi, per un rifiuto, per un no, ci si sente in colpa, non si è autorevoli. In questa situazione, mi sono convinto che la crisi economica potrebbe persino aiutarci». E sul ruolo della scuola: «Fare il genitore è un mestiere difficile e oggi lo è ancora di più. Noi non abbiamo la presunzione di dare delle risposte ma un metodo. Ce lo chiedono i genitori, che oggi hanno bisogno di trovare dei soci, dei partner. La famiglia è un pezzo del percorso, da sola non basta. Un tempo era un luogo di relazioni: i nonni, gli zii spesso vivevano anche sotto lo stesso tetto. Oggi è troppo piccola, frammentata. Uno dei soci è la scuola. Bisognerebbe capirlo e investirci di più».












Sono d’accordo che c’è bisogno di aiuto per i genitori per affrontare questo cambiameto della società e dare una speranza ai giovani, ai figli grazie anche all’intervento della scuola. paola
Per secoli il custode della disciplina famigliare è stata la figura del padre perchè è naturale che la madre sia più debole con i figli. Tutta la cultura mediatica contemporanea tende a distruggere la reputazione dell’azione paterna bollandola come padronesca e crudele. Credo per finalità consumistiche. Una famiglia disciplinata non si indebita per cose superflue. Forse in passato ci sono stati davvero padri crudeli ma attualmente abbiamo quasi solo uomini che per essere accettati dalla famiglia assumono sempre di più atteggiamenti materni causando a mio avviso una progessiva devirilizzazione generazionale e confusione nell’identità sessuale degli individui oltre naturalmente i comportamenti antisociali tipici sopratutto delle classi dirigenti formate senza alcuna etica essendone appunto venuto a mancare il garante e custode che è la figura paterna.