“Mia suocera beve” di Diego De Silva – Recensione
Torna il divertente avvocato napoletano
Vincenzo Malinconico
UN AVVOCATO D’INSUCCESSO – Diego De Silva ripropone il personaggio di Vincenzo Malinconico, l’avvocato d’insuccesso napoletano, che finge di lavorare per passare il tempo e riempire le giornate. L’autore torna a raccontare le vicissitudini e gli involontari colpi di genio dell’avvocato semi-disoccupato, felice a intermittenza e ora definitivamente divorziato. Per non dover sprecare troppe energie divide con altri finti-occupati come lui, uno studio legale arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome come fossero persone di famiglia. Al centro del romanzo c’è un sequestro di persona ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato. Ad averlo studiato è l’ingegnere informatico, che ha progettato il sistema di videosorveglianza. Il sequestrato è un boss della camorra, che l’ingegnere considera responsabile della morte del suo unico figlio. All’arrivo della televisione, intende raccontare il suo dramma e processare in diretta il boss. La sola speranza d’impedire la tragedia è affidata all’avvocato Vincenzo Malinconico, che l’ingegnere incontra casualmente nel supermercato e nomina difensore d’ufficio.
RIFLESSIONI – Proprio davanti alle vetrine del negozio, Malinconico rimugina sull’ultimo incontro con la ormai ex-moglie, concedendosi un segreto momento di scoramento. «Io, se volete che vi dica come la penso al riguardo, fondamentalmente invidio le persone come mia suocera. Quelle che vanno per evidenza e priorità. Che sbrigano faccende. Che risolvono la molestia delle giornate tristi con un’alzata di spalle. Che non prendono così sul serio i propri pensieri, e quindi non stanno continuamente a ripensarli, rifinirli, modificarli, ritrattarli. Perché io, al contrario, sono succube delle cose che penso. I miei pensieri vanno e vengono dalla mia testa con una libertà, una promiscuità, una tale ostinazione nell’impedirmi di prendere una sola decisione veramente convinta. Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l’amore. Soprattutto quando non lo faccio».
DIEGO DE SILVA – È nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo “Certi bambini”, “La donna di scorta”, “Voglio guardare”, “Da un’altra carne” , “Non avevo capito niente” e la pièce “Casa chiusa”. I suoi libri sono stati tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, Grecia, Stati Uniti e Israele. Con “Non avevo capito niente”, Diego De Silva si è imposto al grande pubblico con un’irresistibile ironia. È riuscito a parlare di Napoli e dei suoi guai con profonda leggerezza. Con “Mia scuocera beve”, da alcuni giorni in libreria, l’autore torna sul luogo del delitto a raccontare le vicissitudini dell’avvocato napoletano Vincenzo Malinconico.











