Mutandine di chiffon. Memorie retribuite di Carlo Fruttero – Recensione
Una biografia dai toni esilaranti e irriverenti

MUTANDINE DI CHIFFON – Una biografia romanzata con toni esilaranti ed irriverenti, che racconta della gioventù di Carlo Fruttero, uno dei più abili maestri della narrativa italiana. Raccoglie episodi molto divertenti, come quello in cui, assieme a Giulio Bollati, Fruttero si dirige all’ufficio postale notturno per inviare un telegramma a firma di tutti i dipendenti dell’Einaudi all’Onu. Vuole protestare contro l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche, ma si accorge che non ha abbastanza soldi in tasca.“Mutandine di chiffon” deve il suo titolo ad un altro evento raccontato nel romanzo. Fruttero, da giovane, era solito andare a pagare l’affitto al dottor Francini, un signore anziano che viveva con la poco avvenente moglie in un appartamento buio e desolato. Resterà di stucco quando scoprirà che il suo padrone di casa deve la sua ricchezza al successo avuto da due canzoni molto maliziose, scritte con lo pseudonimo di Bel-Ami: “Si fa ma non si dice” e, appunto, “Mutandine di chiffon”.
MEMORIE RETRIBUITE – Sono state scritte, salvo alcune eccezioni, su richiesta di vari giornali, settimanali, riviste, libri bisognosi di prefazione, e naturalmente pagate. Sicuramente le pagine qui raccolte sono nate da una richiesta, da una sollecitazione, perché destinate a giornali e riviste, ma la loro sincerità non è intaccata e il ruolo autobiografico degli episodi di vita vera, mantiene tutta la sua freschezza. Fruttero ha una giovinezza di approccio alle cose che è rimasta immutata col trascorrere degli anni. Tanti gli amici che ricorda in questo libro, amici fraterni, compagni di adolescenza e d’infanzia, persone con cui spesso ha lavorato. Illustri scrittori o intellettuali prestigiosi sono fotografati in gesti o parole della vita privata, in vacanza o sul posto di lavoro, e citati con lo stesso affetto sia che abbiano raggiunto il successo sia che non si siano riusciti ad affermare.
UN AMICO SCOMPARSO – Tre capitoli, quasi in chiusura del libro, sono dedicati a Franco Lucentini. Anche nel momento più difficile, a pochi giorni dalla scomparsa dell’amico, pur nella sofferenza per quella perdita, Fruttero è riuscito a parlare con toni non drammatici dell’evento. «Il suo è stato un suicidio da bricoleur, si è arrangiato con quello che aveva. Prima di morire avrà pensato, ma che cosa sarà mai questa morte, facciamola finita, perché Franco era un uomo che trovava sempre una soluzione, magari di basso profilo, ma la trovava sempre. E anche il suicidio è stato un suicidio alla sua maniera». Le pagine che dedica a Lucentini attraversano anni di fraterna collaborazione, sono ricordi di un affetto e di un’amicizia che nemmeno la definitiva separazione che la morte provoca può offuscare con la tristezza.










