Pubblicato il: 6 dic 2010

Intervista a Carlo Croccolo, Toni Fornari e Aldo Ralli in scena con lo spettacolo teatrale “Il testamento del marchese del grillo”

Una commedia che aggiungere un tassello non banale
alla costruzione di questo grande monumento
della tradizione romana quale si presenta il “Marchese del Grillo”

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Intervista a cura di Orlando Manzi a Carlo Croccolo, Toni Fornari e Aldo Ralli in scena con lo spettacolo teatrale “Il testamento del marchese del grillo”.

IL TESTAMENTO DEL MARCHESE DEL GRILLO – Non poteva che partire dal funerale di Onofrio, questa divertente commedia musicale scritta da Mario Scaletta e Melania Fiore, quasi che gli autori avessero voluto mettere il perenne suggello ad una vita esemplarmente trascorsa col gusto dello scherzo e della beffa, e conclusasi in conseguenza ad uno scherzo malriuscito (di qui l’ultimo scherzo del titolo).  Ed è su questo contrasto nobili versus popolo, facile quanto si vuole, ma qui sostenuto dalla forza delle sincere passioni, che ho voluto far poggiare il divertimento di questa commedia musicale, che se da un lato strizza l’occhio alla tradizione di genere, dall’altra rende un meccanismo teatrale assai calibrato, che ben si adatta a soluzioni sceniche innovative. Una commedia che mi persuade possa aggiungere un tassello non banale alla costruzione di questo grande monumento della tradizione romana quale si presenta il Marchese del Grillo, con la sua storia, sempre così in bilico tra leggenda e realtà.

LA TRAMA – Eppure, anche da morto, Onofrio del Grillo sembra volersi continuare a divertire, riuscendo a tenere sotto scacco la piccola cerchia dei nobili parenti, quella degli eredi diretti, che aspirano alle ricchezze dell’asse, ma che girano a vuoto per mancanza di efficaci iniziative. Sono esponenti esemplari della nobiltà papalina della Roma del tempo che fu, una nobiltà in crisi, ipocrita, avida, arrivista, arroccata sui propri privilegi, “scettica nel fondo, superstiziosa nella esteriorità religiosa, frivola, tentennante tra le vecchie tradizioni papali e le nuove aspirazioni rivoluzionarie, fra le inveterate usanze feudali e le nuove idee liberali”, come ce la descrive Raffaele Giovagnoli, lo scrittore tardo ottocentesco che più di altri ha contribuito a restituirci la figura di questo personaggio da lui definito “l’ultimo e più stravagante dei feudatari romani”. A loro si contrappone la schiettezza e il buon senso di Nino, figlio illegittimo del Marchese del Grillo, popolano per nascita, perno di una trama complessa, cui giova non rivelarne in anticipo i meccanismi.

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