Pubblicato il: 4 gen 2011

“La Patria, bene o male” di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini – Recensione

Una raccolta di 150 date faticosamente scelte
tra quelle più importanti della nostra Storia

LA PATRIA, BENE O MALE – L’operazione compiuta da Carlo Fruttero e Massimo Gramellini con La patria, bene o male (356 pagine, Mondadori) è tutto fuorché banale, e probabilmente, tutto fuorché semplice. L’ultra-ottuagenario autore di La donna della domenica e il brillante corsivista de La Stampa sono riusciti in un’impresa che nemmeno a Indro Montanelli è riuscita così bene: condensare la Storia dell’Italia Unita in poche (si fa per dire, sono 150) storie autoconclusive e renderla non solo interessante, ma irresistibile. Leggere “La patria, bene o male” è come sfogliare un album fotografico, una raccolta di 150 date faticosamente scelte tra quelle più importanti della nostra Storia patria, ogni data una storia di una pagina e mezza, ogni storia un’immagine incredibilmente vivida che, grazie al talento e alla capacità di sintesi degli autori, sembra scattata in diretta.

TRAMA – Tutto comincia a Torino, nel 1861, con un voto quasi unanime il Senato sancisce l’accorpamento amministrativo dello Stivale: l’Italia è nata, e dopo 150 anni ancora fatica a uscire dall’adolescenza. Tutto comincia con due uomini che si odiano, Camillo Benso Conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi, ma che per qualche motivo invece adorano l’improbabile Paese che sono arrivati ad unire. Da quel 1861 l’Italia Brancaleone ha marciato a ritmo più o meno sostenuto (o forse per inerzia?) cercando di non perdere pezzi ad ogni curva. Ma è attraverso le singole storie che emerge l’essenza impalpabile degli Italiani. Dalla bella maestrina ventenne del capitolo Povera Italia, che arriva a Porciaro, nel pistoiese, e subito viene avvolta dal sospetto di andare a letto con mezzo paese (morirà suicida, e vergine, gettandosi in uno stagno fangoso). C’è l’italiano alla Garibaldi, incapace di sedersi scomodamente sugli allori, che passa da Eroe a emarginato nel giro di pochi anni. C’è l’italiano alla Mussolini, capace di passare dal socialismo pacifista al fascismo e trainare con sé una nazione intera. C’è Giovanni Agnelli, ci sono Aldo Moro e una DC epicamente ubiqua, ci sono gli anarchici, i comunisti, i post-fascisti e i proto-leghisti. Poi, sparsi un po’ dappertutto, ci sono gli italiani che acclamano l’uomo della Provvidenza sotto un balcone e subito dopo gli calpestano il volto in piazzale Loreto.

FRUTTERO E GRAMELLINI – Rovesciano sul piatto la Storia dell’Italia Unita un’immagine alla volta, senza tregua. Le singole storie, inizialmente pubblicate a ritmo costante su La Stampa, lette insieme hanno un impatto ancor più incisivo. Permettono di creare collegamenti altrimenti impensabili, ritrovare negli eventi degli ultimi dieci anni i riflessi di episodi vecchi cent’anni. L’Italia che ne esce non è così buona come vorremmo sperare, ma nemmeno così malvagia come continuiamo a temere.

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