Il discorso del Re – Recensione
12 Candidature all’ Oscar per il film sulla vita di Giorgio VI
interpretato da Colin Firth

IL FILM – Balbuzie e discorsi pubblici alla Nazione non sono certo un binomio vincente. Lo sa bene Re Giorgio VI, che nel periodo fosco della storia inglese si trova a dover incoraggiare via radio i suoi sudditi e allo stesso tempo a lottare contro l’atavico handicap. Il pluricandidato film di Tom Hooper racconta la storia del Windsor che prese il posto di Edoardo invaghito di Wallis Simpson, e del logopedista Lionel Logue, divenuto inseparabile amico.
LA TRAMA – Il Duca di York Bertie (Colin Firth) soffre di una forma di balbuzie che rende ogni discorso in pubblico impresa ardua e imbarazzante. Con la morte del padre Giorgio V (Michael Gambon) e l’abdicazione del fratello Edoardo VIII (Guy Pearce), Bertie si ritrova sul trono d’Inghilterra con la II Guerra Mondiale alle porte. L’energica e concreta moglie Elisabetta (Helena Bonham Carter), si rivolge al logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Con i suoi strani metodi e l’entusiasmo di chi accetta le sfide, il medico australiano riuscirà a vincere le diffidenze dell’ altezzoso Re, diventandone amico e rendendolo capace di incoraggiare con le sue parole in radio un’intera Nazione.
DA VEDERE PERCHÉ – Sarà motivatamente un premio Oscar questo film. Innanzitutto perché si basa su una storia vera – effetto sorprendente vi faranno le piccole Elisabeth e Margareth accoccolate al camino con i loro piccoli Corgi, per non parlare di Churchill – e poi perché il gruppo di attori scelto è di qualità eccezionale. Firth, Bonham Carter e Rush sono una triade difficilmente ripetibile. Bellissimi gli interni, i costumi, la fotografia. Ma soprattutto, a vincere sarà la non banalità del tema. Ovviamente, la lingua inglese pagherà.










