Il condominio tra liti, dispetti e piccole vendette
Le riunioni condominiali nella realtà quotidiana superano spesso
la fantasia surreale della finzione cinematografica
UNA PICCOLA GUERRA CIVILE – Negli ultimi tempi è aumentato il livello di insofferenza nei confronti del vicino di casa. Nelle riunioni del condominio sempre più frequentemente esplodono contrasti. Il condominio rappresenta uno spaccato di quella psicopatologia quotidiana dove agiscono dinamiche di potere, di prevaricazione, di controllo e di scorrettezza ai danni degli altri. La rabbia esplode sempre più spesso tra condomini. Basta un passo troppo pesante, il volume della tv troppo alto, una festa non annunciata, l’acqua dei vasi che cade, l’odore di cipolla proveniente da una cucina, l’automobile parcheggiata nel punto sbagliato, il bambino che gioca in cortile, il cane che abbaia, il ticchettio dei tacchi a spillo, lo spostamento di mobili. Il condominio è percepito come un campo di battaglia, dove ci sentiamo sempre meno rispettati e sempre meno sicuri, e dove la piccola prevaricazione del nostro vicino viene vissuta come una violazione dei nostri diritti.
OCCASIONE DI LITE – Le riunioni di condominio nella realtà quotidiana superano spesso la fantasia surreale della finzione cinematografica. Abitualmente in queste riunioni regna sovrano il caos. Ognuno discute animatamente con l’interlocutore che siede accanto senza prestare ascolto a chi, nell’indifferenza generale, ha preso la parola. Si blatera per ore di falsi problemi che riguardano al massimo l’abitazione dell’inquilino che li descrive come una tragica questione di vita e di morte, le carenze e i disagi reali, comuni all’intero condominio, sono di fatto elusi. Non c’è mai nessuno che si prende il disturbo di presentare una mozione all’ordine del giorno per discutere e risolvere le urgenze che abbracciano effettivamente il bisogno collettivo. C’è quasi sempre l’inquilino che avanza la classica proposta di privatizzare lo spazio esterno antistante alla palazzina senza aver prima verificato se il suolo è pubblico, oppure è già privatizzato. Dulcis in fundo chiede la parola il condomino che si atteggia ad intellettualoide, ostenta una falsa erudizione e una inesistente abilità dialettica, sproloquia a lungo usando paroloni astrusi senza esprimere un solo concetto di senso compiuto, per cui gli altri inquilini che hanno pazientemente ascoltato si chiedono puntualmente cosa abbia detto. In tal modo le riunioni durano ore intere a causa degli interventi logorroici di questi presunti oratori, senza concludere un bel nulla. Servono come una sorta di ring immaginario dove si disputano veri e propri combattimenti orali in cui ognuno sfoga le proprie frustrazioni esistenziali.
NUOVE DALLA CASSAZIONE – Secondo una ricerca condotta dal Codacons, più di due milioni di italiani sono coinvolti in cause condominiali. I dispetti e le piccole vendette tra condomini rivali sono all’ordine del giorno, e vanno dal taglio delle gomme delle auto alla immondizia lasciata fuori dalla porta del nemico. Si può ormai parlare di autentici casi di mobbing, perché spesso in un condominio ci sono persone che prendono sistematicamente di mira un vicino e lo perseguitano con piccoli dispetti quotidiani fino a condurlo all’esasperazione. La riforma punta a ridurre l’elevato grado di litigiosità nei condomini, e il conseguente contenzioso civile. Tra le novità più importanti spicca il rafforzamento del ruolo dell’amministratore, controbilanciato da un maggiore esercizio dei poteri di controllo da parte dei condomini. C’è poi l’obbligo per gli amministratori di iscriversi a un elenco presso le Camere di commercio e la possibilità di vendere a maggioranza i beni condominiali, ma anche maggiore attenzione verso alla sicurezza e alla possibilità di rendere più incisive le procedure per il recupero dei crediti. D’ora in avanti, inoltre, alcuni reati commessi all’interno di un condominio rischiano di restare impuniti se a presentare querela è un solo condomino. È quanto emerge da una sentenza della Cassazione che sancisce che il condomino non è legittimato a presentare querela per un reato commesso in danno di parti comuni dell’edificio. La decisione ha accolto il ricorso di un uomo che i giudici di merito avevano condannato a due mesi di reclusione per violazione di domicilio. L’uomo, si legge nella sentenza 6197/2010 della Corte, si era introdotto clandestinamente nel sottoscala di un palazzo dove veniva sorpreso da uno dei condomini. Questi aveva sporto denuncia ma da solo e il Tribunale di Genova gli dava ragione condannando il responsabile per il reato di violazione di domicilio. La suprema Corte però ha ribaltato il verdetto ricordando che “l’espressione della volontà di presentare querela per un fatto lesivo dell’interesse comune non può che passare attraverso lo strumento della gestione collegiale”.











