Arriva l’esercito dei narcisisti patologici
Un disturbo della personalità che trova terreno fertile
in molti vizi della nostra società
UN SANO AMOR PROPRIO – I narcisisti patologici sono un esercito che cresce sempre di più. Le stime parlano di percentuali che vanno dall’1 al 4% della popolazione. Questo disturbo della personalità, infatti, trova terreno favorevole in molti vizi della nostra società, dal culto del corpo all’ossessione per la ribalta televisiva, dalla comunicazione che rimane virtuale e superficiale fino alla dipendenza dalle droghe spesso legata a questa disfunzione. Il narcisismo patologico, come altri disturbi della personalità, rischiano di sparire dall’elenco dei disturbi mentali riconosciuti. Nel 2013, infatti, sarà pubblicato il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in cui vengono cancellati proprio questi disturbi. Eppure, spiega la presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Marialori Zaccaria, si tratta di un disturbo molto diffuso, che può essere grave e avere ripercussioni importanti perché, ad esempio, mina profondamente le relazioni familiari. Zaccaria ricorda che tutti siamo un pò narcisisti, ma quando questa componente diventa troppo ingombrante, il problema si fa serio. Una certa dose di amor proprio è auspicabile, tuttavia non è facile identificare il punto in cui il narcisismo sano si tramuta in narcisismo patologico. A complicare le cose, c’è il fatto che noi viviamo in una cultura narcisistica in cui la superficialità incontra, spesso, maggior consenso della sostanza e la profondità. Questo rende più problematico determinare quali tratti indichino un disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali.
LA PATOLOGIA – Le sane relazioni interpersonali possono essere riconosciute in base a certe qualità come l’empatia e la preoccupazione per i sentimenti dell’altro, un genuino interesse per le idee degli altri, la capacità di tollerare l’ambivalenza nelle relazioni di lunga durata senza pervenire ad una rinuncia, e la capacità di riconoscere il proprio contributo nei conflitti interpersonali. D’altra parte, l’individuo con un disturbo narcisistico di personalità si accosta agli altri trattandoli come oggetti da usare e da abbandonare secondo i bisogni narcisistici, incurante dei loro sentimenti. Gli altri non sono vissuti come persone che hanno un’esistenza separata o bisogni propri. Il soggetto con disturbo narcisistico di personalità spesso interrompe una relazione dopo un breve periodo di tempo, di solito quando l’altro comincia a porre richieste emergenti dai propri bisogni. Il DSM-IV identifica nel modo seguente i criteri per la diagnosi di disturbo narcisistico di personalità una modalità pervasiva di grandiosità, di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi: ha un senso grandioso di importanza; è costantemente assorbito da fantasie di successo illimitato, potere, fascino, bellezza o amore ideale; ritiene di essere speciale che soltanto altri individui speciali o di alto rango siano in grado di capirlo o di frequentarlo; richiede eccessiva ammirazione; ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, ad esempio, l’irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di un’automatica adesione alle sue aspettative; sfruttamento interpersonale, ad esempio, si serve degli altri per raggiungere i propri scopi; mancanza di empatia: è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti e i bisogni degli altri; è spesso invidioso degli altri o ritiene che gli altri provino invidia nei suoi confronti; ostenta dei comportamenti arroganti, sprezzanti.
NARCISISTI OGGI – Si tratta di un disagio che in una società come la nostra può avere mille facce. Dai maniaci del ritocco estetico che si sottopongono a continue operazioni per avere un fisico perfetto, ai palestrati con il culto del corpo, persone alla continua ricerca di ribalta, ai tossicodipendenti. Si tratta di persone di profonda solitudine presi solo da se stessi e incapaci di dialogare. L’uso di stupefacenti, frequente in queste persone, nasce dalla convinzione di poter curare o risolvere soli i loro problemi. Si tratta di disturbi in cui sono particolarmente utili le psicoterapie. Si va sempre più verso la medicalizzazione dei disagi mentali, quindi si dà più peso alle malattie in cui è possibile l’uso dei farmaci, mentre la cancellazione dal manuale crea ricadute pratiche per i pazienti. Eliminare questa patologia significa, ad esempio, non riconoscere ai pazienti la possibilità di essere rimborsati da eventuali assicurazioni per la psicoterapia. Tenendo conto di questi dati, la presidente degli psicologi del Lazio avanza il sospetto che dietro l’esclusione dal nuovo Dsm V di questi disturbi ci siano ragioni economiche.












