Pubblicato il: 15 mar 2011

Al via la 54ma Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo “Illuminazioni”

Dal 4 giugno 2011 al 27 novembre 2011 ai Giardini
e all’Arsenale di Venezia si terrà la rassegna d’arte
che ospiterà artisti di tutto il mondo

VENEZIA – Dal 4 giugno 2011 apre i battenti ai Giardini e all’Arsenale di Venezia la 54ma Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo “Illuminazioni”, curata da Bice Curiger e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta e presentata oggi a Roma nell’ex sala dello stenditoio del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa. La rassegna, che durerà fino al 27 novembre prossimo, sarà inaugurata il 3 giugno 2011 ma aprirà al pubblico soltanto il giorno dopo. Alla mostra partecipano 82 artisti da tutto il mondo, dei quali 32 sono giovani nati dopo il 1975 e 32 sono donne. A quattro degli artisti partecipanti è stato chiesto, inoltre, di creare dei parapadiglioni, strutture architettoniche e scultoree allestite ai Giardini e all’Arsenale, che ospiteranno il lavoro di altri artisti. Un record quest’anno la mostra Illuminazioni lo raggiunge con le 88 Partecipazioni nazionali, a fronte delle 77 del 2009. Il Padiglione Italia, organizzato dal ministero dei Beni culturali in collaborazione con il Pabaac sarà curato da Vittorio Sgarbi. Per quanto riguarda le nazioni che partecipano per la prima volta alla mostra quest’anno, ci sono Andorra, l’Arabia Saudita, il Bahrain, il Bangladesh e Haiti. Altri paesi come l’India, il Congo, l’Iraq, lo Zimbabwe, il Sudafrica, la Costa Rica e Cuba tornano a partecipare dopo una lunga assenza.

ILLUMINAZIONI – La Biennale di Venezia è uno dei forum più importanti per la diffusione e la riflessione sugli sviluppi attuali dell’arte. Il titolo della 54ma edizione, “Illuminazioni”, pone letteralmente l’accento sull’importanza di questa funzione e capacità della Biennale anche in un mondo globalizzato. La più prestigiosa nonché la progenitrice di tutte le biennali d’arte internazionali è animata oggi da uno spirito che trascende i confini nazionali, in un’epoca in cui gli artisti stessi hanno un’identità poliedrica e sono diventati migranti consapevoli e turisti della cultura. La curatrice ha inoltre sottolineato che la mostra si concentrerà sulla luce generata dall’incontro con l’arte, sull’esperienza illuminante, sulle epifanie derivanti dalla comunicazione reciproca e dalla comprensione intellettuale. Per il presidente Baratta in un’epoca nella quale l’arte ha da tempo cessato l’enfasi sulla provocazione dell’anti-arte, bisogna cercare le vie del colloquio tra l’opera dell’artista e il nostro sguardo e il nostro spirito.   

HELENA GUARDIA E FRANCISCO SANCHEZ – L’artista Helena Guàrdia, per via di fotografie manipolate con delle tecniche vicine a quelle dell’artigianato, mette in questione l’atteggiamento degli spettatori passivi. Francisco Sánchez solleva, con i propri dipinti, l’argomento dell’importante sfasamento tra tecnologia e persone. Il termine generale “Illuminazioni” va alla ricerca della connessione tra le molteplici partecipazioni alla mostra. Gli artisti andorrani aggiungono ormai, alla polisemia di quel termine, la poetica accezione creare nuova vita oppure nuovi significati. È ormai evidente che il concetto di tecnica e quello di modernità hanno man mano introdotto ed imposto delle pratiche visuali caratterizzate dallo scontro immediato, dalla celerità temporanea nonché da una scarsa esigenza riflessiva. Tramite questo metodo gli artisti persuadono ad andare oltre la monotonia che si attacca alla realtà già assunta, fanno salire in superficie il potere riflessivo della mente, promuovono la cultura della ricerca. Il momento di maggior tensione nel binomio tra artista e spettatore sorge quando quest’ultimo, alla ricerca del significato nella creazione del primo, suggerisce, si diletta scoprendone nuovi sensi e ponendo persino le proprie impostazioni. L’artista Helena Guàrdia e la sua “La ciutat flotant” scuote spietatamente le immagini originali, quelle fornite dalla realtà, ne scioglie il messaggio classico e propone, al loro posto, delle narrative aperte che, da una parte, evidenziano le limitazioni dei meccanismi della percezione visuale e, da un’altra, suggeriscono l’esistenza di una nuova visione. Nella creazione “L’efímer i l’etern”, trittico nelle vesti di impianto, l’artista Francisco Sánchez prova a riflettere, affascinato dall’ambito quantico, un microcosmo inglobando l’insieme dell’universo. Questa inquietudine lo trascina fino al punto di porsi concetti che si avvicinano alla scienza più dell’arte stessa.

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