“Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrere – Recensione
Un libro sulla vita e la morte, sulla povertà e la giustizia,
sulla malattia e sull’amore
UNA FORZA DEVASTANTE – Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono giorni di tranquillità e di relax. Sono giorni di pace e di riposo. D’un tratto, come un fulmine a ciel sereno, un mostro arriva a turbare quest’armonia magica. I giorni di pace e riposo, si trasformano in giorni tragici. Un tsunami devasta le coste del Pacifico e quei giorni, diventano giorni di morte. Migliaia di persone perdono la vita. È una catastrofe. Tra le migliaia di morti c’è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto. La sorella della compagna dello scrittore, che casualmente si chiama anche lei Juliette, ha una ricaduta del cancro che già da ragazza l’aveva colpita rendendola zoppa. Muore lasciando un marito, tre figlie e un lavoro come giudice schierato sempre dalla parte dei più deboli.
LA MORTE E IL DOLORE – Dall’incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l’esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre. Deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze. Parlando con lui, capisce di dover raccontare anche la storia di queste persone e tutto ciò che li riguarda. Carrère ha dichiarato: «A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito. Poi qualcuno mi ha detto: tu sei uno scrittore, perché non scrivi la nostra storia? Era come un ordine, un impegno, e io l’ho accettato. È così che mi sono ritrovato a raccontare l’amicizia tra un uomo e una donna, entrambi sopravvissuti a un cancro, entrambi zoppi ed entrambi magistrati che si occupano di cause di sovraindebitamento. È un libro sulla vita e sulla morte, sulla povertà e sulla giustizia, sulla malattia e soprattutto sull’amore. È un libro in cui tutto è vero».
EMMANUEL CARRERE - È famoso in Italia soprattutto per “Facciamo un gioco”, un romanzo erotico, pubblicato nel 2004 da Einaudi. Facciamo un gioco racconta la storia di una giovane donna che compra Le Monde e che sale su un treno per La Rochelle. Il suo obiettivo è raggiungere il suo compagno. Quando apre il giornale, però, si rende conto della presenza di una lettera. Una missiva indirizzata a lei che recita: “Voglio farti una proposta. A partire da questo momento, tu farai tutto quello che ti dico…”. È un romanzo caldo, ricco di atmosfere piccanti e seducenti, colmo di riferimenti vicini alle tecniche yoga, che sorprende il lettore ad ogni pagina. Sconvolgendolo del tutto nel finale. Emmanuel Carrère, nato a Parigi nel 1957, ha pubblicato La settimana bianca (1996 e 2004), L’avversario (2000), Facciamo un gioco (2004), La vita come un romanzo russo. Nel 2011 è uscito D’autres vies que la mienne, che in Francia ha conquistato classifiche e premi. Carrère è anche sceneggiatore, e dalle vicende di questo libro ha realizzato un film, Ritorno a Kotel´ni.












