Libri & sociale: dai sopravvissuti di Marcinelle a Capodarco e la monnezza
In questi giorni in cui, vicino Roma, è ancora in corso il Salone dell’Editoria dell’impegno (si trova a Grottaferrata) mi fa piacere segnalare alcuni titoli che affrontano personaggi e realtà di interesse sociale, usciti in questi giorni. Paolo di Stefano, un bravissimo giornalista del Corriere della Sera, ha messo elmetto e divisa e si è calato, anche fisicamente, nei pozzi profondissimi della miniera belga di Marcinelle, dove a metà degli anni ‘50 morirono 262 persone, di cui 136 italiani. Dall’ascolto dei minatori sopravvissuti, figli, mogli, dei morti è nata la sua ricostruzione La catastrofa, Marcinelle 8 agosto 1956 (Sellerio editore Palermo), in cui il nostro si è “immerso” metaforicamente nel racconto di chi non ha mai dimenticato.
“(…) La grandezza del Progetto Sud, sta nel fatto che ha nel proprio dna i cromosomi sani per dare al paese una forma nuova, una visione differente da quella che ha avuto finora. Progetto Sud ha una nuova, diversa abilita’ nel dare speranza e futuro al paese”. Con queste parole invece Roberto Saviano firma l’introduzione a Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso, un’intervista di Goffredo Fofi a Don Panizza (Feltrinelli). La comunità di Capodarco non ha bisogno di presentazioni, ma per chi non lo sapesse la sua missione è quella di creare un contesto di vita adatto alle esigenze di diversamente abili, una comunità tarata sulle loro esigenze di vita, e che includa anche un impegno lavorativo per loro. Negli anni la realtà ha “colonizzato” l’Italia espandendosi, grazie a don Giacomo Panizza, anche a sud.
E’ nato così a Lamezia Terme Progetto Sud, una iniziativa raccontata da Panizza oggi nel suo Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso. Per la sua scelta di vita – la comunità ha recuperato beni confiscati alla ‘ndrangheta- don Panizza ha ricevuto pesanti minacce e dal 2002 vive sotto scorta.
Infine, due volumi che raccontano rispettivamente la disperante realtà della disoccupazione e l’onnipresenza dei rifiuti,“la monnezza”, a Napoli: il primo è Giuseppe Manzo, fra i fondatori del movimento giornalisti precari del Sud e autore del suo Scripta – Diario clandestino di un cronista precario (Centoautori), ovvero 12 mesi, 12 colonne sonore di una “sopravvivenza” sempre in attesa del lavoro migliore (o di un vero lavoro?) mentre intorno a sé (siamo nel 2008) Napoli a sua volta lotta per sopravvivere. L’altro è Monnezza, di Francesco De Filippo (Infinito), che dà voce ai protagonisti del dramma dei rifiuti di cui è assediata la città, riportando tanti punti di vista “interni” da parte di chi è direttamente (e suo malgrado) coinvolto nel problema, giorno per giorno.












