Il governo al lavoro per accelerare i tempi della giustizia
Il consiglio dei ministri vara un testo unico per ridurre
a tre il numero dei riti civili
TRE SOLI PROCEDIMENTI – Nella seduta del 9 giugno 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento diretto alla semplificazione dei procedimenti civili riuscendo i 33 attualmente previsti dal codice di procedura civile a tre soli modelli procedurali. Resterebbero sostanzialmente il rito per le cause di lavoro, il rito sommario ricognizione, e il rito ordinario di cognizione. Si tratta di un testo unico che si propone lo scopo di accelerare la giustizia civile e prevenire così ulteriori condanne da parte della corte di giustizia europea. La reazione del giurista alla notizia della predisposizione di un nuovo provvedimento legislativo finalizzato all’accelerazione del processo civile, continua ad essere contraddistinta da quel senso di smarrimento che accompagna chi ha avuto modo di incontrare, sul proprio cammino professionale, la periodica, e non sempre condivisibile, modifica del codice procedurale. Freschi dell’abrogazione della conciliazione in materia del lavoro e della contestuale attuazione della conciliazione in materia civile, si è anche timorosi della possibile approvazione del preannunziato sistema di rottamazione del processo civile all’indomani dell’emanazione di un decreto legislativo dedicato ad alcune procedure speciali in materia civile, alla loro semplificazione, riduzione ed alla riunificazione in un testo unico.
PARERI CONTRASTANTI – L’acquisizione delle prime informazioni diffuse sul sito del Ministero della Giustizia e la successiva lettura dello schema di Decreto legislativo secondo alcuni sembrerebbero idonee a ridimensionare quel timore, confluendo anzi in un più tranquillizzante, e in parte positivo, giudizio sull’iniziativa ministeriale. Secondo alcuni si trattrebbe di un apprezzabile sforzo di unificazione in un unico rito di procedimenti attualmente regolamentati da una miriade di differenti legislazioni speciali, succedutesi nel corso del tempo e che, seppur costituenti piccola nicchia rispetto alla quotidiana attività giudiziaria, si sviluppa sulle tre grandi direttrici procedimentali che il Ministro ha lasciato invariate. Secondo altri al di là del lodevole intento, si tratta di un sistema della cui effettiva utilità può parzialmente dubitarsi sin d’ora, stante l’improbabilità di alcuni abbinamenti tra procedimenti e riti che, al giurista che ben conosce i relativi termini e modalità applicative, riportano alla mente lunghissime attese per l’emanazione dei provvedimenti giudiziali e per la fissazione della trattazione, rispetto a quelli rapidi ma notoriamente ordinatori preventivati sulla carta.
UN TESTO UNICO – Si tratta in sostanza di una razionalizzazione e semplificazione delle norme processuali presenti nella legislazione speciale. Il testo unico sarà dunque complementare al codice di procedura civile e costituisce in pratica una prosecuzione del libro quarto. Si prevede tra le altre cose che nel rito previsto per il processo al lavoro si potranno collocare anche le opposizioni a sanzioni amministrative, le controversie agrarie e in materia di registro dei protesti. Nel procedimento sommario di cognizione confluiranno invece le cause sugli onorari degli avvocati, le controversie in materia di immigrazione, le cause in materia elettorale, le opposizioni alla riabilitazione del debitore protestato ed altro. Nel processo ordinario di cognizione, infine, si legge nella nota di Palazzo Chigi, confluiranno le opposizioni alle procedure coattive per la riscossione delle entrate di Stato e degli altri enti pubblici, e quelle alle stime effettuate nell’ambito di procedimenti di espropriazione; le controversie in materia di attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri ed in materia di liquidazione di usi civici; i procedimenti in materia di rettificazione del sesso. Se poi una controversia viene proposta con un rito diverso da quello previsto sarà il giudice a rettificare attraverso un’ordinanza l’errore.











