Pubblicato il: 28 ott 2011

“L’infinito” di Tiziano Scarpa

VENEZIA – Dal 3 al 6 novembre 2011 al Teatro Goldoni, Sala in.off. “L’infinito” di Tiziano Scarpa con: Arturo Cirillo, Margherita Mannino, Andrea Tonin e regia Arturo Cirillo. Il progetto dedicato alla messa in scena di testi contemporanei indica quanto il Teatro Stabile del Veneto sotto la direzione di Alessandro Gassman consideri determinante il contributo dei nuovi autori per la vita del teatro in Italia, che deve essere in grado di proporre una scrittura che oltre a parlare una lingua dell’oggi, parli anche di noi. Dopo Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan, presentato con successo nei giorni scorsi, è ora la volta de L’infinito di Tiziano Scarpa (3-6 novembre) affidato alla regia e all’interpretazione di Arturo Cirillo, sicuramente tra i più interessanti protagonisti della nuova scena teatrale italiana.

La notte degli orali di maturità, il giovane Andrea si prepara all’esame ripassando le poesie di Leopardi. Che gli si materializza di colpo in casa. Com’è possibile? Giacomo aveva appena fallito la fuga da Recanati: sentendosi prigioniero in casa, aveva cominciato a fantasticare il mondo al di là della siepe. La poesia L’infinito è stata la sua via di fuga, la macchina del tempo che gli ha consentito di scappare di casa. Così il ventunenne Leopardi ha fatto un salto in avanti di due secoli, e adesso si ritrova nella stanza del diciannovenne Andrea che sta studiando proprio L’infinito. Sono praticamente coetanei, ma c’è una distanza siderale fra i due: la loro mentalità, il loro modo di esprimersi sono lontanissimi, eppure a poco a poco familiarizzano, scherzano, fanno amicizia. Andrea lo sbalordisce aggiornandolo sulla storia contemporanea, sul progresso tecnologico, lo fa navigare in rete. E gli fa conoscere la sua fidanzata Cristina, che irrompe in casa come un ciclone. Li ritroveremo tutti e tre alcuni mesi dopo. Le loro vite hanno preso una piega sorprendente…

L’infinito è una commedia drammatica che giudica il mondo di oggi con la forza di una delle opere più intransigenti del nostro passato: le poesie e i pensieri di Giacomo Leopardi, la sua teoria dell’illusione che tanta presa ha ancora sul modo in cui impostiamo la vita. Scriviamo poesie in italiano da un millennio, siamo uniti da centocinquant’anni: l’irruzione della tradizione non smette di incantare e sconvolgere il nostro presente.

Note d’autore

Ho scritto L’infinito per tre motivi: un’ispirazione, uno scopo e una circostanza.

L’ispirazione: mi ritrovavo sempre più spesso a fantasticare di avere Leopardi al mio fianco, come un amico con cui passeggiare guardando il mondo di oggi, per sentire quali pensieri gli avrebbe suscitato, per ascoltare le sue osservazioni sulla nostra epoca. Desiderio impossibile, evidentemente. Così, quando la nostalgia si è fatta troppo acuta, ho fantasticato una situazione simile attraverso l’immaginazione scenica.

Lo scopo: dare il mio contributo a un teatro vivace, vitale, immerso nel presente, che possa coinvolgere anche spettatori più giovani, senza per questo essere ruffiano. Leopardi è stato un mio amico vero fin da quando ero adolescente: perché non proporre la sua amicizia anche ai giovani italiani di oggi?

La circostanza: il teatro si trova in una situazione sempre più grama, viviamo in anni in cui i costi di produzione compromettono le ambizioni artistiche. Perciò ho scritto un testo con il minimo di attori possibile: per stare in piedi, uno sgabello ha bisogno di almeno tre gambe. Ho dato forma a una commedia drammatica che possa risultare un’esperienza intensa per degli spettatori adulti, ma che si confronti anche con il difficile ed esigentissimo pubblico degli studenti.

Tiziano Scarpa

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