Le conseguenze del fumo sulla salute dei cittadini
Lo suggerisce da anni l’Organizzazione mondiale della Sanità, lo ribadiscono quanti si trovano a fare i conti con le conseguenze del fumo sulla salute dei cittadini (lo hanno appena fatto gli esperti del respiro riuniti per la VI Conferenza Nazionale sulla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva): i pacchetti di tabacco e sigarette non dovrebbero mostrare loghi né marchi, ma essere il più anonimi possibile e mettere bene in evidenza tutte le avvertenze sulla salute. In Australia è appena stata approvata una legge che imporrà proprio questo regime di sobrietà alle sigarette vendute nel paese, ma Philip Morris è sul piede di guerra. Per diminuire l’impatto del fumo sulla salute pubblica occorre scoraggiare il consumo delle sigarette in tutti i modi possibili, soprattutto da parte dei giovani. Secondo Stefano Centanni, Professore ordinario di Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Milano, “annullare un marchio commerciale potrebbe determinare disaffezione“. Se il pacchetto non è più cool, insomma, meno persone saranno tentate da ciò che contiene e forse si potranno salvare molte vite.
Le avvertenze sui rischi poste ormai da anni sui pacchetti evidentemente non bastano dato che quello delle vittime del fumo in Italia è ancora un bollettino di guerra: uccide oltre 70.000 persone l’anno, di cui 30.000 per tumore al polmone. Nonostante i divieti e le avvertenze, i fumatori nel nostro paese sono 12 milioni e bruciano circa 70 miliardi di sigarette l’anno.
Numeri assai più contenuti sono quelli che riguardano i fumatori in Australia, paese dove da decenni si fa una politica molto forte sia sul fronte dei prezzi, altissimi, sia su quello dei divieti: sono vietate le pubblicità del fumo, non si può fumare negli edifici pubblici né esporre sigarette nei negozi; in alcuni stati è perfino illegale fumare in macchina se nell’abitacolo c’è anche un bambino.
Non poteva vedere la luce che qui la prima legge che impone pacchetti neutri, senza marchi visibili, come ulteriore misura per scoraggiarne l’acquisto. C’è ancora tempo perché venga applicata, si parla del dicembre 2012, ma le multinazionali del tabacco sono già in allarme, non tanto per il timore di perdere la già esigua clientela australiana, ma per la paura che una simile legislazione rappresenti, se dovesse davvero entrare in vigore, un precedente e un esempio per altri paesi, e mercati assai più ghiotti.
Philip Morris è così passata al contrattacco, minacciando azioni legali contro il Governo australiano, colpevole, secondo la dichiarazione di una portavoce, Anne Edwards, di aver approvato questa legislazione nonostante non sia stato in grado di dimostrare che sarà efficace nel ridurre il fumo. E ignorando le preoccupazioni emerse in Australia e a livello internazionale per le questioni legali associate all’imballaggio neutro.
Il Governo nella persona del ministro per la Salute, Nicola Roxon, ha chiesto alle aziende produttrici di rispettare il volere del Parlamento e ha aggiunto “I pacchetti neutri significano che il glamour abbandona il fumo, e le sigarette sono adesso esposte per ciò che sono: prodotti killer che distruggono migliaia di famiglie australiane“.
Chi vincerà tra le leggi del mercato e i diritti degli Stati di legiferare per proteggere i propri cittadini? Gli accordi sui diritti di proprietà intellettuale lasciano ai governi il diritto di varare leggi per proteggere la salute pubblica, quindi sembra probabile che le compagnie del tabacco dovranno accettare i nuovi pacchetti australiani, ma c’è da giurare che continueranno a dare battaglia per evitare che questa nuova tendenza sbarchi anche nei mercati emergenti come il Brasile e la Russia, limitando le possibilità di crescita del settore.










