“L’arte della commedia”
Al “Teatro Nuovo” di Salerno,
la commedia di De Filippo
per la regia di Pasquale De Cristofaro
LA STORIA – Commedia scritta nel 1964, i giorni dispari, come dicono i napoletani, gli anni duri del dopoguerra. Scritta per il teatro. Scritta sul teatro. Coraggiosamente. Denunciando la scarsa considerazione di cui il teatro stesso è oggetto da parte del potere costituito e ponendo il problema del teatro in quanto funzione primaria della vita sociale. Il leitmotiv dell’opera è racchiuso nel quesito che il capocomico Campese, pone al prefetto: “ Questo benedetto teatro è di interesse nazionale o no”? Accolta dagli spettatori del Teatro San Ferdinando di Napoli con un grandissimo entusiasmo, tanto che De Filippo si affacciò alla ribalta e disse: “Pensavo alle cose nostre, ma questo consenso mi dice che le cose nostre, sono anche di tutti voi”. In realtà, l’opera, piuttosto che affrontare direttamente i problemi della società italiana, li mostra attraverso l’equivoco specchio della scena, del teatro, il buco della serratura: il vero e proprio teatro del mondo. L’arte è della commedia, la verità è del teatro: allo spettatore decidere da che parte stare.
LA RAPPRESENTAZIONE – Pasquale De Cristofaro, coraggiosamente porta in scena, una delle commedie più impegnative di De Filippo. Lo fa in giorni di festa, dove le luci del Natale, catturano e calamitano. Nelle strade di Salerno si riversano folle di persone, affascinate dalla magia del Natale, ma esiste un’altra magia senza tempo: è la magia del teatro, che si respira, grazie al regista e agli attori, nel Teatro Nuovo. A partire dal cavilloso discorso rivolto al prefetto De Caro, dal capocomico Campese, interpretato validamente da Gianni Pisciotta. Un primo atto verboso, intenso, fitto di parole, che riecheggiano come domande, tra sorrisi a denti stretti ed analisi personali. La tensione emotiva è ben manifesta: la dignità dell’essere umano, l’autentificazione dell’attore, il riconoscimento delle istituzioni. La borghesia perbenista che ha un posto di rilievo anche nel sillabario . Oreste Campese, che rivendica per sé e per i suoi attori la necessità sociale del proprio lavoro, finisce per raccontare sempre più la vicenda professionale del proprio autore. Né le sue rimostranze sono molto diverse da quelle indirizzate nel 1959 dallo stesso Eduardo in una lettera aperta a Umberto Tupini, allora Ministro del turismo e dello spettacolo. Alfonso Liguori, torna nella sua Salerno e lo fa per interpretare squisitamente il Prefetto De Caro. Grande attore del panorama italiano, ci regala una interpretazione viva, brillante, rigorosa, di un prefetto spocchioso, che prima guarda al teatro con interesse, perché gli attori sono divertenti, più estrosi dei personaggi comuni con cui a che fare un prefetto, ma poi intrappolatosi in un discorso troppo sofistico, mette alla porta Campese, ignorando le sue richieste. E così rimane beffato egli stesso, dal teatro . Il Capocomico, infatti è lesto a sfruttare uno “scambio di liste” giunto nelle sue mani da un errore del segretario del Prefetto (un vivace Antonello De Rosa ,in grande forma) e sfida De Caro a riconoscere, nelle persone che dovrà ricevere, i personaggi-attori della sua compagnia. Così davanti al Prefetto, che si arrovella nel dubbio, cominceranno a sfilare persone o personaggi? In altre parole: dove si colloca, che cos’è, come si può individuare il confine tra realtà e finzione? Ed ecco l’umanità: un medico condotto, interpretato con stile dal regista Pasquale De Cristofaro, un parroco grintoso grazie al brio inconfondibile di Felice Avella, un farmacista (Davide D’Oro) , una maestra comunale , brava Rosanna Di Palma nel portare in scena la lucida follia , ovvero quei “casi umani” di un teatro del mondo sempre più in pericolo di precipitare “nel mondo del teatro”.Fin quando , ci scappa il morto. E come dice Campese: “Quando in un dramma teatrale c’è uno che muore per finzione scenica […] un morto vero in qualche parte del mondo o c’è già stato o ci sarà”. La vita è un ginepraio, un dedalo di enigmi senza risposte. Anche l’arrivo dei Carabinieri a ripristinare l’ordine, può diventare burlesco: “ Nel vestiario di una compagnia teatrale non è difficile trovare un costume da maresciallo dei carabinieri…”Bravo il regista, bravi gli attori del “Teatro Studio”, ineccepibile Alfonso Liguori, grandi applausi dalla platea. Domenica 11, alle 18:30 quarta replica dello spettacolo.










