Riunioni in ufficio e party abbassano il quoziente intellettivo
Secondo un gruppo di ricercatori statunitensi
i gruppi sociali riducono il QI dei singoli membri
L’ACCETTAZIONE SOCIALE – Il luogo comune che due teste ragionano meglio di una viene sfatato da uno studio portato avanti al Virginia Tech Institute (USA). Analizzando il comportamento di individui prima e dopo l’inserimento in determinati gruppi di lavoro (giurie, commissioni, organizzazioni, associazioni) si nota come in molti tendano ad annullare le funzioni del proprio cervello, adattandosi alla volontà generale. Entra sicuramente in gioco il bisogno di essere accettati dal gruppo e dunque la necessità di apparire piacevoli agli altri, ma è certamente negativo il fatto di smettere di pensare, perchè cancella la nostra personalità. Sono le donne a cadere più di tutti in questa trappola. Durante lo studio, infatti, si è visto come le signore isolate riescano perfettamente a ideare strategie, soluzioni di problemi e a proporre idee che improvvisamente non sono in grado di offrire nel momento in cui vengono inserite nel gruppo. Il loro QI diminuisce e loro tendono ad affidare ad altri la capacità decisionale che fino a pochi attimi prima dimostravano perfettamente. Una corsa al “ribasso” che si registra in tutti i partecipanti e che rischia di abbassare la qualità del lavoro di gruppo, perchè in tal modo prevale su tutti il pensiero di uno solo magari proprio del meno intelligente. Sarà anche vero che l’unione fa la forza, ma di sicuro non fa l’intelligenza.
RIDUZIONE DEL QI – Il quoziente intellettivo si abbassa, quando ci si trova a far parte di un contesto di gruppo. I ricercatori del Virginia Tech Carilion Research Institute, al termine del loro lavoro, hanno scoperto che l’espressione del quoziente intellettivo (QI) può essere effettivamente alterata dal contesto di socialità: le capacità cognitive delle persone più suscettibili risentono della percezione del proprio status sociale all’interno del gruppo. Il feedback sociale ha un effetto significativo: persone che hanno una buona capacità di problem solving prese singolarmente, una volta collocate in piccoli gruppi in cui vengono a trovarsi in competizione con gli altri hanno mostrato una drammatica diminuzione delle proprie capacità. Secondo Read Montague, a capo del gruppo di ricerca, si tratta di un fenomeno che prescinde dall’etnia e dall’età. Gli studiosi hanno misurato il quoziente intellettivo di un gruppo di universitari e hanno usato la risonanza magnetica funzionale per studiare come il loro cervello elaborava le informazioni quando si trovavano in piccolo gruppo e per verificare se la percezione di questo status influenzasse l’espressione delle loro capacità cognitive. In alcune persone più sensibili, specialmente donne, hanno rilevato chiare difficoltà nello svolgere alcuni compiti. L’effetto sociale è evidente, perché l’espressione del quoziente intellettivo è diverso, e spesso peggiore, quando le persone si trovano in un piccolo gruppo. Gran parte della nostra società è organizzata in piccoli gruppi. Capire come il nostro cervello risponde alle dinamiche di queste interazioni sociali è un’importante area di ricerca futura. Questa influenza sociale può non riguardare solo gli ambienti educativi, di svago e di lavoro, ma anche, ad esempio, organismi politici nazionali e internazionali, come i Parlamenti dei vari Stati o le Nazioni Unite.










