Cuba, la morte di Fidel Castro e la fine di un’era, analisi sul castrismo

La morte di Fidel Castro. Con la morte di Fidel Castro se ne va l’ultimo grande protagonista del XX secolo. Sopravvissuto a centinaia di attentati e al tentativo di colpo di stato organizzato dagli Stati Uniti (la famosa Baia dei Porci), Castro verrà ricordato come il grande nemico dell’America e il simbolo di una nazione che sta cambiando lentamente negli ultimi anni, da quando governa suo fratello Raul. Dal punto di vista ideologico, il socialismo nazionale di Castro non deve essere inquadrato in una banale dicotomia destra-sinistra, ma piuttosto analizzato come un modello ibrido che trae ispirazione sia dal marxismo che dal nazionalismo di stampo latino-americano. Come spiega Federico Goglio, autore di Patria o Muerte.

Castro nell’analisi del saggista Federico Goglio.

Castro, Guevara e le origini nazionaliste della rivoluzione, vi sono elementi fortemente nazionalisti nel modello socialista cubano, mutuati dal franchismo spagnolo e dal peronismo argentino. Il saggista italiano ricorda nel suo libro quando Castro decretò tre giorni di lutto nazionale per la morte del caudillo spagnolo e riporta le parole di cordoglio di Ernesto Che Guevara per la scomparsa di Juan Domingo Peron: “La caduta di Peron mi tocca molto. […] Con lui l’Argentina svolgeva, per noi che localizziamo il nemico a nord, il ruolo di paladino del nostro pensiero”. Il legame di Castro con l’Unione Sovietica fu una scelta necessaria per reagire all’embargo imposto dagli Stati Uniti e porto anche a curiosi scambi commerciali: zucchero cubano sulle tavole di Mosca, scarpe sovietiche nelle botteghe cubane. Ma nonostante i buoni rapporti tra i due Paesi, che durano ancora oggi, il motto guevarista Patria o muerte era ben distante dall’internazionalismo comunista alla base del pensiero di Lenin.

Cuba, analisi sul castrismo.

Cuba non è l’Unione Sovietica staliniana o la Corea del Nord, prendendo ad esempio due delle dittature comuniste più spietate. La proprietà privata è consentita e ci sono anche ristoranti gestiti da giovani italiani che hanno scelto di trasferirsi a Cuba per le spiagge bianche, i locali della movida e la sicurezza del Paese. La criminalità e lo spaccio di droga non esistono sull’isola, anche a causa del controllo capillare delle forze di polizia presenti ad ogni angolo delle strade. La sanità pubblica e gratuita per tutti è uno dei migliori successi di Castro, così come la quasi scomparsa dell’Aids che è stato debellato con una campagna di prevenzione e sensibilizzazione tra le più efficaci al mondo. La repressione del regime castrista contro i dissidenti politici, il mondo cattolico e gli omosessuali restano delle gravi responsabilità, ma questo non cancella alcuni successi raggiunti dal modello cubano.

La storia giudicherà Castro per quello che realmente è stato: un dittatore autoritario che ha oppresso il dissenso e negato i diritti civili, ma allo stesso tempo ha costruito un sistema statale che ha permesso al suo popolo di raggiungere uno sviluppo sociale superiore a quello della maggior parte dei Paesi dell’America centro-meridionale. Oggi un giovane cubano può studiare gratuitamente, curarsi negli ospedali pubblici, praticare sport e realizzarsi lavorativamente, mentre i turisti che affollano l’isola possono girare tranquillamente per le strade senza correre rischi per la propria sicurezza, a differenza di democrazie come il Messico o il Brasile, ormai in balìa della guerra tra bande criminali e delle corruzione politica. Con la morte di Castro, bisognerà vedere quanto reggerà il modello cubano senza la guida carismatica e simbolica del suo lider maximo e come proseguirà il disgelo con gli Stati Uniti alla luce dell’elezione di Donald Trump.

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