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Pensioni 2015: ultime su pensione anticipata, Legge Fornero, decontribuzione ad oggi 23 aprile 2014

Riforma delle pensioni e legge di Bilancio 2017.  Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2017, la riforma delle pensioni ha definitivamente preso vita. Le misure previste nel pacchetto previdenza entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2017, fatta eccezione per il provvedimento per le pensioni anticipate, l’Ape, la cui sperimentazione comincerà dal 1°maggio 2017. Dopo la “messa in sicurezza” del testo della Legge di Bilancio approvato dalla Camera, rimangono validi tutti i provvedimenti sulle pensioni in essere e le pensioni future ormai noti.

Pensioni e riforme, la soddisfazione della Uil.

Con le misure sulle pensioni rimaste intatte nel passaggio al Senato della Legge di Bilancio, i sindacati hanno tratto un sospiro di sollievo, pur desiderando che venisse apportato qualche ulteriore correttivo, soprattutto per favorire l’aumento del numero dei beneficiari dell’Ape agevolata. La Uil si è detta soddisfatta che nella legge di Bilancio approvata siano contenute le misure concordate nel pacchetto previdenziale previsto dall’intesa siglata tra sindacati e Governo.

Per Domenico Proietti, segretario confederale delle Uil, dopo anni di tagli al sistema previdenziale è importante che siano state postate risorse pari a 7 miliardi di euro nel prossimo triennio.
Di rilievo sono l’estensione della quattordicesima, che riguarderà 1,2 milioni di pensionati, l’elevazione della no tax area, che è un primo taglio delle tasse e l’impegno a far ripartire nel 2019 la piena perequazione delle pensioni.

Per la Uil, in tema di riforma delle pensioni, è altrettanto importante è la gratuità delle ricongiunzioni che risolverà il problema per quasi 100.000 lavoratori, l’introduzione della possibilità di pensionamento anticipato per i lavoratori precoci con 41 anni di contributi, la semplificazione della normativa sul pensionamento per i lavori usuranti.

Per quanto riguarda le pensioni anticipate, sull’Ape il sindacato di Barbagallo continua ad avere delle riserve, anche se, ha sottolineato Proietti:”E’ stata molto importante l’introduzione dell’Ape agevolata che consentirà di accedere, senza nessun costo, alla pensione a 11 categorie di lavoratori (tra le quali gli operai dell’edilizia, le maestre della scuola d’infanzia, gli infermieri di sala operatoria), a chi è in stato di disoccupazione, a chi ha una invalidità superiore al 74% e a chi assiste una persona con grave disabilità”.

Pensioni, la “seconda fase” della riforma, descritta nel verbale d’intesa tra il Governo e le OO.SS.

Messi in cassaforte i primi risultati, rimane da verificare se e quando potrà essere sviluppata la cosiddetta “seconda fase” del confronto sul tema delle pensioni, che secondo il verbale firmato dal Governo e da Cgil, Cisl e Uil, dovrebbe seguire le misure contenute nella manovra finanziaria. Con l’apertura della crisi di Governo, infatti, molti “buoni propositi” di ulteriori interventi sulle pensioni, potrebbero rimanere inespressi.

Nel verbale firmato il 28 settembre scorso sulle pensioni dal Governo ed i sindacati, le parti si sono impegnate a proseguire “il confronto per la definizione di ulteriori misure di riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, per affrontare il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui, per favorire lo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa, mantenendo la sostenibilità finanziaria e il corretto rapporto tra generazioni insiti nel metodo contributivo”.

Tra gli interventi sulle pensioni previsti nella seconda fase ci sarebbe anche la una pensione di garanzia per i giovani. Si legge nel testo: “In vista di un possibile intervento di riduzione strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile al termine della fase attuale di esoneri temporanei, valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse”;

Ed inoltre:”Interventi sulla previdenza complementare, volti a rilanciarne le adesioni, a favorire gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale e a parificare la tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare dei dipendenti pubblici al livello di quella dei privati; favorire una maggiore flessibilità in uscita all’interno del sistema contributivo, anche con una revisione del requisito del livello minimo di importo (2,8 volte l’ assegno sociale) per l’accesso alla pensione anticipata; valorizzare e tutelare il lavoro di cura a fini previdenziali; nell’ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l’adeguamento alla speranza di vita, valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita; approfondire lo studio della separazione fra previdenza e assistenza a fini statistici e per la corretta comparazione della spesa previdenziale a livello internazionale”.

Vedremo nei prossimi mesi quali e quanti di questi interventi sulle pensioni riusciranno concretamente ad essere messi in atto.

Pensioni, rivalutazioni, le ultime novità.

L’attuale incertezza sulla situazione politica italiana potrebbe avere delle ripercussioni anche su altri fronti. Nel verbale d’intesa sulle pensioni il Governo aveva preso l’impegno, “dopo il termine previsto dell’attuale meccanismo di rivalutazione dei trattamenti pensionistici per “fasce di importo”, a introdurre un sistema di perequazione basato sugli “scaglioni di importo”, confermando a partire dal 2019 il ritorno al meccanismo già previsto dalla legge 388/2000″. Il Governo si era impegnato, inoltre, “a valutare la possibilità di utilizzare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni, maggiormente rappresentativo della struttura dei consumi dei pensionati, e a valutare la possibilità di recuperare parte della mancata indicizzazione ai fini della rivalutazione una tantum del montante nel 2019”.

Incertezza sulle rivalutazioni future delle pensioni, ma la consapevolezza che il prossimo 13 dicembre, a seguito di vari ricorsi presentati contro il “Decreto Poletti”, il TAR dovrebbe tenere l’ultima udienza per decidere se rimettere la questione alla Corte Costituzionale.

Il decreto legislativo 65/2015, conosciuto anche come Decreto Poletti, ha stabilito che venissero effettuati dei rimborsi parziali: per gli anni 2012 e 2013, la rivalutazione dei trattamenti pensionistici riconosciuta è stata del 100% solo per le pensioni di importo sino a tre volte il trattamento minimo Inps, mentre per i trattamenti di importo superiori, fino a quelli di importo sei volte superiore al minimo Inps, per i quali non è riconosciuta alcuna rivalutazione, è applicato un incremento in percentuali decrescenti via via che cresce l’importo dei vitalizi. Inoltre per gli anni successivi, con riguardo ai trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps, la rivalutazione è riconosciuta negli anni 2014 e 2015 nella misura del 20%, a decorrere dall’anno 2016 nella misura del 50%.

Pensioni, rivalutazioni: nuova ordinanza per il decreto Poletti.

Dopo le analoghe decisioni dei Tribunali di Palermo, Brescia, Milano, Napoli, Genova, della Corte dei Conti della Regione Emilia Romagna, la Corte dei Conti della Regione Abruzzo esaminando il ricorso di alcuni di pensionati pubblici, con l’ordinanza 33/2016 ha ritenuto “non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” del decreto legge n. 65/2015. Franco Abruzzo, presidente UNPIT, ha commentato l’ennesimo rinvio alla Corte Costituzionale, affermando:”Anche questa ordinanza è una bomba a orologeria sulla testa del Governo e del Parlamento. Il dl 65 ha ridimensionato drasticamente la portata della sentenza 70/2015 della Consulta, violando gli articoli 3, 53, 36 e 38 della Costituzione. Il giudice delle leggi non ha limitato la rivalutazione alle fasce pensionistiche più basse, ma l’ha estesa a tutti i trattamenti pensionistici e anche a quelli di maggiore consistenza”.

Pensioni d’oro dei parlamentari: le preoccupazioni del Movimento Cinque stelle.

Secondo il Movimento Cinque Stelle il mantenimento dei privilegi, in particolare delle pensioni da deputati e senatori, sarebbe la motivazione che spingerebbe alcuni parlamentari a voler rimandare il voto anticipato, dopo l’apertura della crisi di Governo. Danilo Toninelli, deputato del Movimento 5 stelle, a “Voci del mattino” su Radio1 Rai ha affermato:”Abbiamo paura che questo Parlamento vada avanti sino a fine legislatura, o magari arrivando ai 4 anni e mezzo e un giorno necessari per assicurarsi le pensioni d’oro, che vada avanti per fare una pessima legge elettorale, fatta apposta per svantaggiare gli unici avversari della partitocrazia, che siamo noi del Movimento 5 Stelle”.

“Il post” ha illustrato le motivazioni alla base di tali affermazioni, precisando che un deputato o un senatore deve restare in carica per 5 anni effettivi e percepisce la pensione dopo il compimento del 65esimo anno di età. Per ogni anno in cui un parlamentare resta in carica dopo i primi cinque, può godere della pensione con un anno di anticipo, anche se in nessun caso può iniziare a percepirla prima del 60esimo anno di età. In caso di termine anticipato della legislatura, le frazioni di anno vengono conteggiate come un anno intero se sono trascorsi più di sei mesi. Quindi per raggiungere i cinque anni necessari per l’assegnazione della pensione, l’attuale legislatura dovrà durare almeno 4 anni, sei mesi e un giorno. Dovrà, quindi, terminare non prima di settembre del 2017.

Pensioni e  cumulo gratuito, ma non per tutti.

Una delle misure sulle pensioni che sono incluse nella Legge di Bilancio 2017 è quella del cumulo contributivo gratuito, grazie al quale sarà possibile sommare gratuitamente i contributi non coincidenti accreditati presso l’assicurazione generale dei lavoratori dipendenti del settore privato e dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), nella gestione separata (parasubordinati) e nelle forme sostitutive (fondi speciali elettrici, telefonici, volo, ex Enpals) ed esclusive (ex Inpdap, ex Ipost, fondo FS). Ai fini del calcolo della pensione ciascuna gestione determinerà la quota parte di pensione sulla base dei contributi accreditati e delle regole del proprio ordinamento. L’importo del trattamento di pensione sarà costituito dalla somma delle singole quote parte.

Non tutti i lavoratori potranno utilizzare il cumulo gratuito per le pensioni: chi è già titolare di una pensione diretta in una delle gestioni da cumulare, gli esodati che vorrebbero utilizzare il cumulo gratuito per accedere all’ottava salvaguardia e le lavoratrici che vorrebbero la pensione anticipata con Opzione donna, utilizzando i contributi versati in gestione separata Inps. Ancora da chiarire se la misura del cumulo gratuito possa essere utilizzata dai lavoratori precoci per l’accesso alla pensione anticipata. Il cumulo gratuito dei contributi versati in diverse casse Inps o nelle casse professionali è riservato solo ai lavoratori che vanno in pensione rispettando i requisiti fissati dalla legge Fornero.

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