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Esame di avvocato 2016, pubblicati i risultati degli scritti a Brescia, Palermo, Firenze, Roma

Esame di avvocato 2016, ultime news. Recenti sentenze della Cassazione. Domani al via per migliaia di candidati la nuova sessione di Esami di abilitazione alla professione forense per l’anno 2016/2017. A poche ore dalla temuta prova impazza il tototracce. Tutti cercano di prevedere quali possano essere gli argomenti che saranno oggetto dll’esame dei prossimi giorni. Intanto, vari siti giuridici cercano di aiutare i candidati nel ripasso segnalando le sentenze da ripassare nelle ultime ore prima della prova. Molti siti hanno segnalato, in vista del ripasso degli ultimi giorni, alcune rilevanti sentenze della Cassazione in materia civile e penale. Il sito giurico MasterLex riporta cinque sentenze recenti sentenze della corte di Cassazione in vista dell’esame di abilitazione. Noi ve ne riportiamo una in materia di diritto civile segnalata dal suddetto sito relativa alle infilatrazioni d’acqua dal lastrico solare ad uso esclusivo, (SS.UU., 10/05/2016, n. 9449)Il quesito affrontato dalle Sezioni Unite focalizza l’attenzione sul se la responsabilità per i danni prodotti nell’appartamento sottostante dalle infiltrazioni d’acqua provenienti dal lastrico solare per difetto di manutenzione si ricolleghi al disposto dell’art. 2051 cod. civ. ovvero direttamente alla titolarità del diritto reale. Le sezioni unite hanno confermato la natura extracontrattuale della responsabilità gravante sul condòmino titolare del diritto d’uso esclusivo ex art 2051 c.c.; dichiarato la responsabilità concorrente del condominio in base alla norma di norma di cui all’art 1130 nell’ipotesi in cui l’amministratore ometta di attivare gli obblighi conservativi delle cose comuni su di lui gravanti ai sensi dell’art. 1130, primo comma, n. 4, cod. civ., ovvero nel caso in cui l’assemblea non adotti le determinazioni di sua competenza in materia di opere di manutenzione straordinaria, ai sensi dell’art. 1135, primo comma, n. 4, cod. civ.. Il parametro di divisione delle spese resta quello di cui all’art. 1126c.c.

In materia penale, sempre in ambito condominiale, il sito Masterlex riporta, tra le varie, una recente sentenza della Cassazione relativa all’appropriazione indebito dell’amministratore di condominio(Cassazione Penale – Sentenza 16 settembre 2016 , n. 38660). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’imputato che, in qualità di amministratore di un condominio, era stato condannato per il delitto di appropriazione indebita. Più precisamente, la Suprema Corte ha ritenuto congruo e privo di vizi logici il percorso argomentativo della Corte territoriale secondo cui, risultando dimostrato che il ricorrente aveva ricevuto dai condomini, oltre alla somma per il compenso delle prestazioni di un geometra incaricato dal condominio, anche l’ulteriore somma che il ricorrente avrebbe dovuto versare all’erario, per conto del condominio quale sostituto di imposta ed a titolo di ritenuta d’acconto, e non essendo stata versata tale somma all’Agenzia delle Entrate, invano lo stesso professionista, e poi anche altro condomino, si erano rivolti all’amministratore chiedendogli la ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Esame di avvocato 2016, le recenti sentenze della Cassazione in materia penale.

Il sito giuridico Praticanti diritto tra le recenti sentenze della Cassazione da ripassare in vista dell’esame segnala la sentenza della sezione penale n.33043 del 28 luglio 2016, relativa al dolo nel reato di abuso d’ufficio. Pronunciandosi in materia di reati edilizi e paesaggistici, la Sezione III Penale della Suprema Corte, relativamente alla posizione dei pubblici ufficiali che avevano illecitamente rilasciato i titoli assentivi, ha riaffermato il principio secondo cui la prova del dolo intenzionale, che qualifica la fattispecie di abuso d’ufficio, non richiede l’accertamento dell’accordo collusivo con la persona che si intende favorire, in quanto l’intenzionalità del vantaggio ben può prescindere dalla volontà di favorire specificamente quel privato interessato alla singola vicenda amministrativa. Tra le varie viene richiamata l’attenzione anche sulla recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 13 luglio 2016, n.29617, relativa la reato di peculato. Il reato di peculato non è ravvisabile in base al dato formale del mancato rispetto delle procedure previste dalla legge per l’effettuazione delle spese nell’interesse dell’amministrato, bensì in presenza di una condotta appropriativa o, comunque, di una condotta che si risolva nell’uso dei fondi o di beni dell’amministrato per finalità estranee all’interesse dello stesso.

Esame di avvocato, recente sentenza del Tribunale di Torino sullo stalking.

All’attenzione della Tribunale di Torino il caso di una coppia omosessuale che, dopo essersi trasferita all’interno di un condominio, è stata sottoposta a perduranti ed umilianti condotte minacciose e denigratorie da parte di tutto il condominio e, in particolare, da uno dei condomini che è stato rinviato a giudizio e condannato nel procedimento in oggetto. Partendo dall’analisi delle condotte addebitate al condomino imputato, il Giudice opera un’interessante ed approfondita analisi della natura del reato di cui all’art. 612 bis c.p. e delle modalità attraverso le quali tale fattispecie può essere integrata.Tribunale di Torino, sezione III penale, sentenza 18 maggio 2016 reiterate minacce ed intimidazioni poste in essere dal condomino M. sono state ritenute più che sufficienti ad integrare, sotto un profilo oggettivo, la fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p.Allo stesso modo, sotto un profilo soggettivo, il reato è stato ritenuto ugualmente integrato sia in considerazione della punibilità dello stesso per “dolo generico”, sia in considerazione della consapevolezza, da parte di M., del clima di generale intolleranza nel quale le sue condotte si inserivano. Precisa, infatti, il giudice che la “consapevolezza nell’imputato era ampiamente radicata, tenuto anche conto delle complessive vessazioni subite dalla coppia nel contesto condominiale, di cui M. era sicuramente cosciente; deve, inoltre, considerarsi che dalle predette vessazioni derivava una maggiore fragilità delle vittime, già provate dal clima omofobo instauratosi, e quindi una ben più incisiva forza intimidatrice dei comportamenti dall’imputato tenuti, con rafforzamento degli effetti in termini di perdurante e grave stato di ansia e di paura, fondato timore per l’incolumità propria e del proprio compagno, costrizione della vittima ad alterare le proprie abitudini di vita, fino all’abbandono forzato dell’appartamento”.

Esame di avvocato 2016, recenti sentenze in materia di diritto civile.

Il sito giuridico Altalex tra le recenti sentenze della Cassazione segnala la pronuncia n. 21066 del 19 ottobre 2016, relativa ai rapporti societari. Nei rapporti tra i soci di una società in nome collettivo non opera il principio della responsabilità solidale illimitata di cui all’articolo 2291 codice civile, essendo quest’ultimo applicabile unicamente ai rapporti con i terzi estranei alla società.É quanto ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 21066 del 19 ottobre 2016.Questo è il caso: la socia di una Snc aveva chiesto, ed ottenuto, l’emissione di un decreto ingiuntivo di pagamento nei confronti sia della Snc, sia dell’altro (e unico) socio della Snc medesima, a titolo di canoni di locazione di un immobile, condotto dalla società, di proprietà comune a entrambi i soci. Il socio ingiunto aveva, quindi, proposto opposizione avverso il provvedimento monitorio. In primo e in secondo grado il decreto ingiuntivo era stato, tuttavia, confermato. La questione era stata, quindi, sottoposta alla decisione della Suprema Corte di Cassazione. Con la pronuncia in commento, i Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del socio ingiunto e revocato, nei suoi confronti, il decreto ingiuntivo. Ciò proprio sul presupposto che il principio della responsabilità illimitata (che era stato invocato dalla creditrice), non possa essere applicato ai rapporti interni tra soci.

Responsabilità medica, Cartella clinica incompleta: l’errore medico è presunto!

In tema di responsabilità medica, il sito Altalex segnala la sentenza sull’errore medico presunto per mancato controllo o inesattezze della cartella clinica del paziente. Il medico ha l’obbligo di controllare la completezza e l’esattezza del contenuto della cartella clinica del paziente. Nella causa promossa dal paziente per il risarcimento dei danni derivanti da un errato intervento chirurgico, quale rilievo assume sul piano probatorio l’incompletezza della cartella clinica?A questa domanda risponde la Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, con la sentenza 8 novembre 2016, n. 28 novembre 2016, n. 22639. L’incompletezza della cartella clinica non può giovare ai medici e/o alla struttura sanitaria convenuta, ma al contrario agevola il paziente danneggiato. Se la Cartella clinica incompleta: l’errore medico è presunto.

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