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Esame di avvocato 2016, atto giudiziario civile, penale, amministrativo: oggi giovedì 15 dicembre 2016

Esame di avvocato 2016, le tracce atto giudiziario, di oggi, giovedì 15 dicembre 2016. Oggi al via il terzo ed ultimo giorno dell’esame di avvocato 2016. In particolare i candidati saranno chiamati a svolgere una prova teorico pratica, ossia la redazione di un atto giuridico in difesa di un ipotetico assistito. Il primo giorno gli esaminandi sono stati chiamati a redigere un parere di diritto civile, a scelta tra una traccia sulla responsabilità per esercizio di attività pericolose e medica, ed un’altra traccia sulla donazione. Ieri, durante la stesura del parere motivato in materia di diritto penale, i candidati hanno potuto scegliere tra un parere in materia di falso ideologico del privato in atto pubblico, ed un altro in tema di appalti e turbata libertà degli incanti.

Esame di avvocato 2016, l’atto giudiziario di civile, penale ed amministrativo.

Oggi sarà la volta dell’atto giudiziario in materia di diritto civile, penale e amministrativo. I candidati potranno scegliere tra le tre tracce a disposizione, che noi vi riporteremo non appena saranno rese note. Nella sessione del 2015 i candidati hanno potuto scegliere tra la redazione di una comparsa di costituzione e risposta nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, come traccia di civile, la redazione di un atto di appello, per l’imputato, avverso una sentenza di condanna, in materia penale. L’atto giudiziario in materia di diritto amministrativo consisteva nella redazione di un ricorso dinanzi al T.A.R. competente per l’annullamento delle delibere emanate dal Consiglio Comunale, previa sospensiva dei provvedimenti impugnati.

Esame di avvocato 2016, la traccia dell’atto giudiziario di diritto civile.

Secondo le prime news fornite dai forum e dai siti on line, come il sito giuridico Giurdanella sembra che la traccia dell’atto giudiziario in materia di diritto civile sia la seguente:“Con accordo di separazione coniugale omologato nel marzo 2016, Caio, sul presupposto che il reddito familiare prima della separazione ammontasse ad euro 5.000,00 mensili e che quello suo personale ad euro 3.200,00 mensili, si è impegnato a corrispondere a Sempronia un assegno mensile di euro 1.600,00 per il mantenimento del figlio della coppia Caietto, nonché a trasferire a quest’ultimo, senza ricevere alcun corrispettivo, la piena ed intera proprietà dell’unico immobile di cui è proprietario. L’accordo tra i coniugi prevede, inoltre, che Caietto continui a vivere insieme alla madre presso altro appartamento di proprietà di quest’ultima che fino alla data della separazione aveva costituito l’abitazione coniugale.Tizio, che vanta nei confronti di Caio un ingente credito in forza di rapporti commerciali intercorsi con il predetto nell’anno 2015, venuto a  conoscenza di tale trasferimento di proprietà avvenuto nel settembre del 2016 e, ritenendo che lo stesso possa pregiudicarlo, si reca dal proprio legale di fiducia per conoscere se sono concretamente esperibili delle azioni a tutela del proprio credito.Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga l’atto giudiziario ritenuto più utile alla difesa degli interessi del proprio assistito”.

Secondo il sito giuridico Altalex utile per la stesura dell’atto di civile la sentenza Cassazione Civile, sez. III, sentenza 22/01/2015 n° 1144, in tema di separazione consensuale, accordo, trasferimento immobiliare, prole, revocatoria ordinaria, ammissibilità, che dichiara ammissibile l’azione revocatoria ordinaria del trasferimento di immobile, effettuato da un genitore in favore della prole in ottemperanza ai patti assunti in sede di separazione consensuale omologata, poiché esso trae origine dalla libera determinazione del coniuge e diviene “dovuto” solo in conseguenza dell’impegno assunto in costanza dell’esposizione debitoria nei confronti di un terzo creditore, sicché l’accordo separativo costituisce esso stesso parte dell’operazione revocabile e non fonte di obbligo idoneo a giustificare l’applicazione dell’art. 2901, co. 3 c.c.

La traccia dell’atto di penale sarebbe la seguente:”Tizio e Caio si accordano per commettere una rapina ai danni del gioielliere Sempronio del quale hanno studiato le abitudini. Nel giorno prefissato, dopo aver atteso a volto coperto che quest’ultimo, chiuso il negozio, salga sulla propria autovettura, entrano in azione: mentre Tizio fa da palo all’angolo della strada, a circa duecento metri di distanza, Caio entra nell’auto di Sempronio e, dopo averlo colpito al viso con diversi pugni, si impossessa della sua valigetta per poi darsi alla fuga seguito da Tizio. Le indagini successive consentono di individuare in Tizio e Caio gli autori del fatto. Sottoposti a processo vengono entrambi condannati alla pena di anni 7 e mesi 6 di reclusione ed euro 2000,00 di multa per il reato di rapina aggravata in quanto commesso da più persone riunite e con il volto travisato, ritenuta la sussistenza della recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale contestata dal pubblico ministero in considerazione dei precedenti a carico di entrambi risultanti dal certificato penale.Nel determinare il trattamento sanzionatorio il Tribunale ha fissato la pena base in anni 4 e mesi 6 di reclusione ed euro 1200 di multa di cui all’art. 638, comma 3, n. 1 c.p. e su questo ha applicato l’aumento per la recidiva. Tizio si reca immediatamente dal proprio legale e lo incarica di assumere immediatamente la propria difesa. In tale veste il candidato rediga l’atto ritenuto più opportuno evidenziando le problematiche sottese alla fattispecie in esame e soffermandosi anche, in particolare, sulla natura giuridica della recidiva di cui all’art. 99, comma 4, c.p. e sulle conseguenze in punto di pena.

Utile per la risoluzione dell’atto la sentenza Cassazione penale, SS.UU., sentenza 05/06/2012 n° 21837 relativa all’estorsione, aggravante speciale, più persone riunite, presupposti, configurabilità che stabilisce che nel reato di estorsione, la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della violenza o della minaccia.

L’atto di diritto amministrativo sembrerebbe essere il seguente: In data 23 aprile 2016, Tizio aliena a Caio un immobile di interesse storico artistico (ritualmente dichiarato) di sua proprietà. Al fine di ottemperare all’obbligo di legge, lo stesso trasmette alla competente Soprintendenza, con lettera raccomandata ricevuta in data 2 maggio 2016, copia autentica del contratto di compravendita. Il Ministero per i beni e le attività culturali, senza comunicare l’avvio di procedimento agli interessati, esercita il diritto di prelazione sull’immobile con provvedimenti del 25 ottobre 2016, nel quale, dopo aver affermato la sussistenza dei presupposti di legge per l’applicazione del termine “lungo” di 180 giorni (non avendo Tizio effettuato la prescritta denuncia di alienazione), si limita a fare generico riferimento all’interesse storico-artistico dell’immobile stesso. Tale provvedimento viene consegnato all’ufficio notificatore il 26 ottobre 2016 e notificato alle parti del contratto in data 4 novembre 2016.Caio, preoccupato di perdere la proprietà del predetto immobile, si reca dunque da un legale al quale, dopo aver esposto i fatti sopra detti, rappresenta che Tizio, nel trasmettere alla Soprintendenza copia del contratto di compravendita, aveva comunque indicato il domicilio in Italia di ciascuna delle parti contraenti.Il candidato, assunte le vesti del legale di Caio, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla tutela delle ragioni del proprio assistito, illustrando le problematiche sottese alla fattispecie in esame.

Utile per la redazione dell’atto, secondo quanto segnala il sito giuridico Altalex, è la sentenda del Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 15/06/2015 n° 2913, che enuncia che l’atto di esercizio della prelazione in ordine alle alienazioni di beni di interesse storico-artistico necessita di congrua motivazione che dia conto degli interessi pubblici attuali all’acquisizione del bene, senza, peraltro, che si esiga un particolare rigore nella puntuale definizione degli scopi cui il bene stesso è destinato, dal momento che la prelazione stessa, essendo prevista in un’ottica di tutela del patrimonio storico-artistico nazionale, presuppone che l’acquisizione del bene al patrimonio statale ne consenta una migliore tutela, e in particolare, una migliore valorizzazione e fruizione del pregio.

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