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Riforma pensioni, oggi 28 giugno 2017: Ape, pensioni anticipate, flessibilità, cumulo, opzione donna, precoci

Pensioni anticipate,  Ape. E’ fissato per domani un nuovo incontro tra Governo e sindacati sui decreti attuativi di Ape, Ape social e dell’intervento sul pensionamento anticipato dei lavoratori precoci. Tali misure sono contenute nella Legge di Bilancio 2017 e dovrebbero entrare in vigore il 1° maggio prossimo. La preoccupazione maggiore che nutrono coloro che sono interessati ad accedere a tali strumenti per le pensioni anticipate, ma anche dei sindacati, è quello che la data dell’entrata in vigore delle misure in questione possa subire uno slittamento per motivi di carattere tecnico. I passaggi burocratici, infatti, non sono pochi e la possibilità che la macchina “s’inceppi” per la strada non sono da escludere.

I sindacati spingono affinché siano modificati i criteri  di accesso all’Ape agevolata in modo da consentire concretamente l’accesso ai lavoratori edili ed, inoltre, affinché siano riconosciuti come “gravosi”, altre categorie di lavori. In occasione dell’incontro del 1° marzo tra Governo e sindacati sulle pensioni,  Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl, precisò che alcune questioni poste dal sindacato avevano trovato una risposta ancora parziale e su altre “il Governo si è riservato di effettuare un ulteriore approfondimento”, sottolineando che permanevano alcuni ostacoli “che rischiano di limitare la platea degli aventi diritto ai benefici previdenziali”.

Secondo quanto riportato dal “Il Sole 24 ore”, il Governo avrebbe manifestato un’apertura per quanto riguarda i lavoratori che svolgono attività usuranti, prendendo in considerazione una franchigia fino a 12 mesi per consentire ai lavoratori impegnati in attività gravose, in possesso di 36 anni di contributi, per verificare che abbiano svolto un lavoro particolarmente pesante anche negli ultimi sei anni. Inoltre, potrebbe essere consentito l’utilizzo del cumulo gratuito dei contributi versati in gestioni diverse anche per il calcolo dei requisiti di accesso all’Ape social o volontaria, ma solo per lavoratori non iscritti alle casse privatizzate. Per le  pensioni anticipate dei lavoratori precoci, sarebbe allo studio dei tecnici del Governo un’ interpretazione estensiva dei 12 mesi di versamenti effettuati prima del 19° anno di età.

Pensioni anticipate: l’Ape non convince del tutto 

Sempre in tema di pensioni anticipate,  Ape ed Ape social  non sono soluzioni del tutto condivise. La piattaforma sindacale formata da Cgil, Cisl e Uil, pur concentrandosi maggiormente sulla versione agevolata della misura per le pensioni anticipate, continua a ribadire la sua perplessità per l’intervento delle banche previsto dall’Ape volontaria e sulle modalità di gestione del prestito previdenziale. Francesco Cavallaro, segretario Generale della Cisal, all’inizio del confronto tra Governo e Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni flessibili, affermò che l’Ape volontaria è “una polpetta avvelenata per i lavoratori, a vantaggio di banche e assicurazioni”. Per Cavallaro:“Le condizioni proposte dal Governo per accedere alla pensione anticipata sono a dir poco inaccettabili”. “Disquisire sull’entità della penalizzazione o sull’ampiezza del bacino di applicabilità dell’Ape è un esercizio sterile e fuorviante, se si considera che il problema sta a monte ed è costituito dalla iniquità insita nella soluzione suggerita”, ha aggiunto.“In campo previdenziale, precisa Cavallaro, si continua a mortificare il valore dei contributi, che ne rappresentano il vero pilastro. E ci si ostina ad addossare i costi, pur legittimi, dell’assistenza al “salario differito” accumulato dai lavoratori”.“E’ evidente”, ha concluso, “che quella suggerita dal Governo è una strada senza via d’uscita. E’ invece necessario attuare al più presto una riforma organica della legislazione vigente, a partire dalla Legge Fornero, puntando a salvaguardare anzitutto i diritti dei lavoratori, il cui unico torto sembra essere stato quello di pagare tasse e contributi”.

Pensioni al femminile e disparità di genere.

L’analisi svolta sulle pensioni al femminile durante il Convegno organizzato dalla Uil sul binomio “Donne e previdenza” ha fatto emergere la  posizione di svantaggio subita dalle stesse nei diversi ambiti di vita e di lavoro. Il direttore generale Ital, Maria Candida Imburgia, ha sottolineato:”Un gap di genere significativo, una disparità che penalizza sia il presente che il futuro delle donne, che oltre a trovare ostacoli maggiori nella ricerca di una posizione lavorativa solida, vivono le difficoltà di carriere discontinue, basse retribuzioni e pensioni nettamente inferiori rispetto agli uomini. Il differenziale di genere e l’attuale sistema previdenziale espongono le donne a un rischio maggiore di povertà ponendole, viceversa, in una “posizione di credito” nei confronti della Società che non può quindi prescindere dal mettere in atto una serie di interventi e farsi carico di assisterle con adeguate misure di tutela. Le donne sono lavoratrici, mamme, donne di cura, che dedicano la propria vita al lavoro, all’assistenza e alla famiglia. Ruoli che meritano le giuste garanzie sul piano assistenziale e previdenziale, alla stregua di tutti i lavoratori”.

Le pensioni dei sindacalisti e le affermazioni di Tito Boeri  

L’Ubs ha commentato in una nota le recenti affermazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri, sulle pensioni dei sindacalisti . Si legge nel comunicato:”Il Presidente Inps Tito Boeri ha affermato l’intenzione di “….intervenire sui privilegi di alcune categorie. Cominceremo con una circolare che interviene su un privilegio che i sindacalisti si sono concessi: alla fine della loro carriera hanno versato copiosamente contributi per rimpinguare la loro posizione previdenziale”, con l’effetto di aumentare l’importo della pensione percepita….”.Due le nostre considerazioni.  La prima è che Tito Boeri dovrebbe fare nomi e cognomi e rispettive sigle sindacali di chi utilizza questa pratica, perché per quel che ci riguarda Ubs non ha mai versato contributi di tal genere. La seconda considerazione riguarda invece il fatto che il Presidente Inps dovrebbe interessarsi maggiormente alle pensioni da fame di tante donne e uomini, piuttosto che farsi propaganda con tematiche demagogiche come questa. Se esiste un problema di questo tipo e se qualcuno (lo ribadiamo, facendo nomi e cognomi) utilizza alcuni istituti previdenziali previsti da una legge evidentemente varata a “ricompensa” per la pace sociale garantita da Cgil, Cisl e Uil, si intervenga subito senza far tanto rumore”.

 

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