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Riforma pensioni 2017, oggi 10 maggio: ipotesi slittamento Ape, precoci, pensioni anticipate

Riforma pensioni, le ultime novità. La discussione sui decreti attuativi di Ape per le pensioni anticipate è slittata al 20 marzo, quando si terrà un nuovo incontro di carattere tecnico tra Governo e sindacati. La data del 1° maggio si avvicina e tutto dev’essere pronto per poter consentire l’entrata in vigore degli interventi sulle pensioni anticipate nei termini stabiliti dalla Legge di Bilancio 2017. I sindacati sperano che non vi siano ulteriori intoppi che provochino un ritardo rispetto alla data stabilita per Ape e per la misura per le pensioni anticipate con quota 41 per i lavoratori precoci. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato:” “Il Governo aveva garantito che i tempi di applicazione delle norme sarebbero stati rispettati. Deve quindi darsi una mossa perché la scadenza del 1° maggio è un impegno di legge”.

Pensioni future e riforme. L’analisi di Tito Boeri.

Uno degli argomenti che verrà toccato nel corso della seconda fase del confronto tra Governo e sindacati, è quello delle pensioni future, con particolare riferimento alle pensioni dei giovani. Per  Nicola Marongiu, responsabile dell’area Welfare e contrattazione sociale della Cgil “l’incertezza politica potrebbe condizionare il confronto per una semplice ragione: l’intervento sulla previdenza ha bisogno di una robusta assunzione di responsabilità politica, che in questa fase sembra difficile prevedere”. Il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso della trasmissione “Nemo. Nessuno escluso” si è chiesto come mai i sindacati negli ultimi vent’anni non abbiano chiesto ai presidenti dell’Inps di turno, ai Governi ed al Parlamento di “fare un’operazione verità sulle pensioni dei giovani”. “Con il passaggio del sistema retributivo a quello contributivo abbiamo reso il sistema pensionistico molto meno generoso”, ha puntualizzato.

Pensioni italo-venezuelani. La denuncia di Porta.

Con riferimento alle pensioni degli italo-venezualani  rientrati in Italia ai quali il Venezuela ha sospeso da circa un anno il pagamento della pensione, l’On. Fabio Porta (PD), Presidente del Comitato degli Italiani nel mondo della Camera dei deputati ha presentato una interrogazione parlamentare ed ora ha scritto una lettera al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti chiedendogli di intervenire e di trovare al più presto una adeguata soluzione al problema. In una nota diffusa da Porta si legge che è da più di un anno che il Venezuela, perché travolto dalla crisi sociale ed economica, “ma forse perché con la crisi si sono indebolite le ragioni del diritto e della giustizia”, non paga più le proprie pensioni ai residenti all’estero. Nel mondo sono circa 12.000 i pensionati privati di questo loro basilare diritto e di questi circa un migliaio vive in Italia. Porta sottolinea nella sua lettera al Ministro Poletti che l’Italia deve sentirsi in dovere di aiutare questi nostri connazionali i quali ci segnalano da tempo e con disperazione la loro situazione di grave disagio. Il parlamentare stigmatizza che la sospensione dei pagamenti delle pensioni venezuelane in Italia costituisce una grave violazione da parte dello Stato venezuelano della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale in vigore tra i due Paesi e del diritto internazionale ed informa di avere già chiesto al Ministero degli Esteri di sollecitare le autorità competenti venezuelane a riprendere i pagamenti sospesi.

Secondo il parlamentare eletto nella Ripartizione dell’America meridionale per far fronte agli urgenti bisogni esistenziali dei nostri connazionali rientrati in Italia dopo una vita di lavoro e di sacrifici nel Paese sudamericano, il nostro Governo deve inoltre valutare l’opportunità di concedere (per un periodo provvisorio e comunque fino a quando il Venezuela non deciderà di riprendere i pagamenti all’estero delle proprie pensioni) ai titolari di pensione in convenzione con il Venezuela residenti in Italia, i quali non stiano più percependo il pro-rata venezuelano, eventuali integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali sul solitamente irrisorio pro-rata pensionistico italiano o l’assegno sociale se ne ricorrono i presupposti (in particolare a coloro i quali non siano titolari di pro-rata italiano ma di sola pensione venezuelana non percepita), per consentire loro di riscuotere un reddito minimo di sopravvivenza. Porta infine rassicura Poletti che, visto l’esiguo numero degli interessati, i costi di un intervento statale sarebbero assolutamente sostenibili e quindi ritiene indifferibile un segnale di interesse e disponibilità da parte del Governo italiano.

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