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Riforma pensioni, oggi 4 novembre 2017: pensioni anticipate, età pensionabile, lavoro gravosi, Ape donne

Pensioni anticipate e flessibilità in uscita. Scontro a distanza sulle pensioni tra Matteo Salvini, leader della Lega Nord e l’economista Giuliano Cazzola. La battaglia ha avuto inizio a DiMartedì. Nel corso della scorsa puntata, i due antagonisti si sono scontrati sulle pensioni anticipate e sui numeri degli italiani che hanno avuto accesso alla pensione dopo la legge Fornero. Salvini sosteneva che non si possono trattenere al lavoro le persone intorno ai settant’anni, soprattutto  se svolgono attività usuranti. Cazzola, in risposta, ha riportato i dati Inps sulle pensioni, secondo i quali gli italiani vanno in pensione mediamente intorno ai 60 anni.

Ora il secondo atto dello scontro sulle pensioni da “le formiche.net”. L’economista, sostenitore da sempre della Legge Fornero, ha affermato:” Fate una prova. Il mattino dopo una performance di Matteo Salvini in tv, uscite di casa e fermate il primo passante che incontrate. Chiedetegli con cortesia se, dopo la riforma Fornero, è ancora permesso agli italiani di andare in pensione. Vi risponderà che i più fortunati ci vanno all’età di Matusalemme”.

Cazzola suggerisce di leggere le ultime statistiche dell’Inps:”Troverete che, nel complesso delle gestioni monitorate del lavoro dipendente ed autonomo (sono esclusi i dipendenti ex Inpdap ed ex Enpals), lo scorso anno, sono stati liquidati più di 120mila nuovi trattamenti di vecchiaia (importo medio mensile di 646 euro) e di 118mila anticipati/di anzianità (importo medio mensile di 1.916 euro). Nel 2017 (gennaio-marzo) i trattamenti sono stati rispettivamente 34,5mila (711 euro mensili) e 31,5mila (poco più di 2mila mensili)”.

“Se consideriamo soltanto il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (incluse le contabilità separate/ ex fondi speciali e gli ex enti creditizi, dal momento che sempre di lavoro dipendente si tratta, ma anche al netto di tali contabilità la sostanza dei problemi non cambia) ci accorgiamo che nelle pensioni decorrenti nel 2016 quelle anticipate (77mila) sono state il doppio di quelle di vecchiaia (38mila).

Ma la sorpresa è quella dell’età effettiva media alla decorrenza della pensione: 65,5 anni per la vecchiaia a fronte di 60,5 anni per l’anzianità/anticipate. Circa la metà di questi ultimi trattamenti (35mila) è stata erogata a persone in età compresa tra 55 e 59 anni. Analogo trend nei primi tre mesi dell’anno in corso: 22mila pensioni anticipate, per un importo mensile medio di 2.270 euro (età media alla decorrenza 60,9 anni, 9mila prestazioni a persone in età compresa tra 55 e 59 anni) contro 11mila di vecchiaia (65,9 anni) per un importo mensile medio rispettivamente di 1.179 euro”.

Cazzola dunque conclude:”Se questi sono i fatti, non sarà che gli effetti perversi della riforma Fornero, ben prima e al di là degli interventi modificativi introdotti nella legge di bilancio per il 2017, Matteo Salvini se li è sognati”.

Pensioni anticipate, Opzione donna, continua la battaglia.

Il Movimento Opzione donna ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai parlamentari del Governo con oggetto la prosecuzione del regime sperimentale Opzione donna. Si legge nel testo:” Ci siamo appellate a voi più volte per la Proroga e per la prosecuzione di Opzione Donna e per questo vi abbiamo fornito quelle che riteniamo giuste e circostanziate motivazioni. Vi abbiamo pregato di porre la necessaria attenzione ad “Opzione Donna”, ma non ci è giunto finora alcun cenno di riscontro da parte vostra.

Vi regolate come se non esistessimo e continuate a perseguire in forma unilaterale il vostro disegno di “portare a conclusione”, e cioè, di far morire, il regime “Opzione Donna” nonostante esso risponda ad un reale bisogno per migliaia e migliaia di Donne, e comporti indiscutibili ed elevatissimi vantaggi economici e sociali che vengono sistematicamente taciuti. In questo comportamento noi ravvisiamo aspetti di arbitrarietà (dal momento che la verifica d’impatto della Legge Maroni non è stata propriamente effettuata) e di incomprensibile crudeltà nei confronti di donne e lavoratrici non dissimili da quelle che la Legge 243 ha, nel momento in cui scriviamo, individuato e soddisfatto”.

In riferimento alla risposta del Ministro Poletti nell’interrogazione del 4 maggio scorso sulla prosecuzione di Opzione donna, bloccata dalla cristallizzazione del diritto, si legge:”Il Ministro del Lavoro asserisce che solo un intervento normativo -per il quale è necessario reperire l’opportuna copertura finanziaria- potrebbe costituire la base per estendere il beneficio di Opzione Donna. Ricordiamo qui che Opzione Donna produce risparmi per le casse statali; che la pensione è calcolata con il metodo contributivo (fino al 30 per cento in meno rispetto a un assegno pieno); che l’accesso è regolato secondo il meccanismo di attesa previsto dalle” finestre”; che una misura previdenziale specifica per le donne è necessaria, e non ha nulla a che fare con l’entomologia; che tutte le donne, a parità di requisiti, sono uguali; che è vergognoso (vergognoso) pensare di stilare classifiche e creare discriminazioni sulla base di parametri arbitrari e vaghissimi (per la serie: più dividi, meno resta)”.

In conclusione le iscritte al Movimento Opzione Donna affermano :”Ricordiamo che la politica dovrebbe guardare all’oggi e anche al domani; che è pericoloso creare nuove fratture sociali su un terreno già segnato dalla disperazione, dalla povertà, dalla sfiducia, dalla mancanza di opportunità; che non servono doti di preveggenza speciali per intravedere un futuro (vicino) sempre più violento e imbarbarito, sempre meno capace di provare sentimenti condivisi”.

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