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Riforma pensioni, fase due, lavori di cura, rivalutazioni: le ultime news di Ivan Pedretti ad oggi 19 giugno 2017

Pensioni non contributive, vitalizi. Le ultime novità. In tema di pensioni non contributive e privilegi, continua la battaglia del M5S, stavolta nel Parlamento europeo, con protagonisti i parlamentari Ignazio Corrao, Marco Valli e Laura Agea. “Gli europarlamentari”, ha osservato Corrao, ” hanno diritto a un vitalizio dopo appena un anno di mandato. E la cosa più scandalosa è che un eurodeputato prende la pensione senza versare mai un euro di contributo”.

I pentastellati affermano:”Tutti gli eurodeputati, al compimento dei 63 anni di età, hanno diritto a un pensione di anzianità a vita pari al 3,5% della retribuzione per ciascun anno completo di esercizio di mandato. Questo privilegio scatta dopo appena un solo anno di mandato e, in questo caso, l’importo ammonta a 296 euro al mese. Con una sola legislatura completa, invece (5 anni di mandato), ogni europarlamentare matura una pensione a vita pari a 1.484,70 euro al mese. Questo importo raddoppia se l’europarlamentare fa due legislature. Il costo delle pensioni dei deputati europei è a carico del bilancio dell’Unione europea”.

Per i grillini l’Europa si comporta come una matrigna: ai politici concede assurdi privilegi, ai cittadini impone sacrifici nel nome dell’austerity. La casta con il vitalizio in tasca è la stessa che ha preteso i tagli alle pensioni di tutti i cittadini. E qui il riferimento è alla legge Fornero sulle pensioni.

Corrao, Valli e Agea proseguono:” Abbiamo presentato al Parlamento europeo una risoluzione che cancella questo retaggio feudale e trasforma in sistema contributivo la pensione degli eurodeputati. Abbiamo chiesto ai funzionari del Parlamento europeo di poter rinunciare a questa ingiustizia, ci hanno risposto che dobbiamo aspettare i 63 anni di età e che fino ad allora nulla può essere fatto. Noi vogliamo cambiare subito questo sistema e per tutti i deputati europei. Per poter ottenere la pensione i politici devono versare i contributi come tutti gli altri cittadini. Pensione sì, privilegio no!”.

Pensioni degli europarlamentari. La proposta del M5S.

In tema di pensioni non contributive, e vitalizi, il MoVimento 5 Stelle propone #PensioneComeTutti. Per i pentastellati: “Bisogna cambiare al più presto l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. Il diritto pensionistico dei membri del Parlamento europeo deve essere in linea con i sistemi previdenziali previsti per i cittadini ordinari, sia per il calcolo dell’ammontare sia per i requisiti anagrafici e contributivi che definiscono l’età pensionabile. Questo significa che i parlamentari europei devono pagare i contributi pensionistici e devono maturare tutti quei requisiti richiesti ai cittadini che rappresentano”.

Tutti gli europarlamentari del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle hanno presentato una proposta di risoluzione ed hanno sollecitato il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani con una lettera richiedendo che questa proposta sia trasmessa in tempi rapidi alla Commissione parlamentare competente. Inoltre, chiedono il ricalcolo dei trattamenti previdenziali che vengono erogati agli ex europarlamentari.

Pensioni anticipate, Ape sociale. 

La Fp Cgil dà avvio, su scala nazionale, alla nuova vertenza: #effepiùPensioni. Il sindacato ritiene che, nella più ampia vertenza sulle pensioni, sia necessario lanciare il tema della previdenza dei dipendenti pubblici. In particolare denuncia come, ai pensionamenti anticipati, corrisponda un Tfr ultra posticipato: i termini di pagamento decorrono non dalla data di cessazione del lavoro ma da quella di raggiungimento del diritto teorico alla pensione di vecchiaia, praticamente fino a cinque anni dopo.

Altro punto di intervento possibile è l’Ape (anticipo pensionistico) sociale, che consente ai lavoratori che svolgono lavori gravosi di andare in pensione a 63 anni con 30/36 anni di contributi: per il sindacato, vanno ricomprese in questa fattispecie le attività gravose del settore pubblico.

Fp Cgil, in sintesi, chiede: stabilizzazione dello strumento dell’Ape sociale, estensione dello stesso a professionalità gravose ora non comprese, riduzione dei termini di pagamento del Tfr, estensione del part time pensionistico ai dipendenti pubblici, riconoscimento gratuito del riscatto del corso di laurea, riconoscimento figurativo del periodo di non lavoro.

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