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Pensioni, la totalizzazione internazionale in caso di lavoro all'estero: come funziona

Pensioni, cosa succede in caso di lavoro all’estero. La disoccupazione in Italia, secondo i dati Istat, è scesa ai minimi dal 2012: nel mese di aprile 2017, infatti, il tasso è sceso all’11,1%, con un calo di di 0,4 punti percentuali rispetto al mese di marzo. Nonostante ciò, però, sono ancora tante le persone che vanno a lavorare all’estero. In questo caso, vediamo cosa succede alle pensioni, nel caso in cui per un periodo della vita non si è prestato il proprio lavoro in Italia. I contributi maturati nei paesi esteri non vengono trasferiti da uno stato all’altro, ma ai fini dell’accertamento della pensione si tiene comunque conto dei contributi maturati nei paesi esteri convenzionati in base alla cosiddetta totalizzazione internazionale, come si legge sul sito dell’Inps.

Pensioni, i requisiti per la totalizzazione internazionale. 

Per poter usufruire della totalizzazione internazionale è necessario che il lavoratore abbia prestato il proprio lavoro all’estero per almeno 52 settimane in base ai Regolamenti comunitari, mentre in base alle convenzioni bilaterali il periodo minimo viene calcolato in base a quanto previsto nei singoli accordi o convenzioni. Ai fini della totalizzazione, i periodi in cui si è prestato lavoro all’estero non devono essere sovrapposti temporalmente ai periodi accreditati in Italia. I contributi utili ai fini pensionistici sono sia quelli obbligatori che quelli volontari, ma anche quelli figurativi (maternità, malattia, etc) e quelli da riscatto.

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