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Riforma pensioni, oggi 19 settembre 2017: età pensionabile, flessibilità, misure per le donne e per i giovani

Riforma pensioni, le novità ad oggi. Sul fronte pensioni, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l’Italia dovrà versare complessivamente quasi 900mila euro a otto pensionati italiani a titolo di risarcimento del danno patrimoniale subito in seguito al taglio del 67% delle loro pensioni, conseguenza dell’ introduzione del metodo di calcolo contributivo con la ‘finanziaria’ del 2006. Gli otto uomini hanno lavorato in Svizzera, dove hanno versato i contributi per la pensione che poi hanno trasferito in Italia chiedendo all’Inps di calcolare l’ammontare della loro pensione sulla base del trattato italo-svizzero in materia di sicurezza sociale del 1962. L’Inps ha fatto il calcolo non sulla retribuzione effettiva ma su quella teorica.

Considerando che i contributi versati in Svizzera sono dell’8% mentre in Italia sono oltre il 30%, ne è risultato una forte riduzione del trattamento di quiescenza rispetto a quanto atteso. Gli otto uomini hanno quindi deciso di fare ricorso nei tribunali italiani ed avrebbero con ogni probabilità vinto se il parlamento italiano, varando la finanziaria del 2006, non avesse introdotto elementi che favorivano l’Inps. E’ stato proprio a causa dei cambiamenti introdotti dalla legge 296/2006, che avevano effetto retroattivo, che i giudici di Strasburgo hanno stabilito già nel 2014 che l’Italia ha violato il diritto a un equo processo e al rispetto della proprietà privata degli 8 pensionati. Oggi i giudici della Corte dei diritti dell’uomo hanno riconosciuto il diritto al risarcimento totale di quasi 900mila euro.

La Corte di Strasburgo sostiene che mediante la legge, che ha favorito un organo dello Stato in una controversia con i cittadini, le autorità italiane “hanno arbitrariamente privato gli otto uomini del loro diritto all’importo della pensione che potevano legittimamente aspettarsi” in base alla giurisprudenza applicata sino a quel momento. Inoltre la Corte giudica che i pensionati abbiano “subito un onere esorbitante” dato il taglio del 67% della pensione. La sentenza diverrà definitiva tra 3 mesi se le parti non chiederanno e otterranno un rinvio in Grande Camera.

Ricalcolo pensioni, la sentenza della Corte di Strasburgo.

Secondo quanto ribadisce Il Sole 24 Ore, l’adozione di una legge che porta a un ribaltamento del sistema del calcolo delle pensioni e che viene applicata retroattivamente, con sacrifici sproporzionati per i pensionati è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Con la conseguenza che lo Stato è tenuto a corrispondere ai ricorrenti un risarcimento per il danno patrimoniale subito. La sentenza non solo incide subito sulle casse dello Stato visto che nel complesso il Governo dovrà versare 871mila euro a cui aggiungere 96mila euro per i danni morali, ma è destinata ad avere un peso anche su ricorsi analoghi già pendenti in Italia.

Trasferiti in Italia i contributi versati nel Paese elvetico, i ricorrenti avevano chiesto l’applicazione, per il calcolo della pensione, della Convenzione italo-svizzera del 1962. Così non era stato perché l’istituto di previdenza aveva utilizzato una retribuzione teorica e non quella effettiva. Di qui i ricorsi dinanzi ai giudici nazionali ma, mentre pendevano i procedimenti interni, il Parlamento aveva adottato la legge 296/2006, che prevedeva un calcolo molto penalizzante. Di qui il ricorso a Strasburgo che aveva dato ragione ai ricorrenti con una “doppia” condanna all’Italia sia per violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea, che assicura il diritto all’equo processo, sia dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 sul diritto di proprietà.

“Non c’è dubbio – osserva la Corte – che esiste un legame di causalità tra il pregiudizio subito e la violazione commessa dall’Italia. I ricorrenti, infatti, hanno subito un grave pregiudizio, con una riduzione di più della metà dell’importo della pensione, segno evidente di tagli sproporzionati e irragionevoli. Per la Corte, tuttavia, poiché un intervento ragionevole sarebbe stato compatibile con la Convenzione in presenza di esigenze generali, il calcolo del danno subito va fatto solo per la parte che va al di là di quella considerata ragionevole. Così, Strasburgo ha deciso di non procedere a un calcolo automatico basato sulla pensione che i ricorrenti avrebbero dovuto percepire prima dell’entrata in vigore della legge e le somme effettivamente percepite, ma ha preso in considerazione il 55% dell’importo che sarebbe stato ottenuto senza le modifiche legislative.

Pensioni, quattordicesime in arrivo per l’estate.

Sul fronte pensioni, è in arrivo la quattordicesima in versione rafforzata prevista dalla ultima legge di Bilancio. L’assegno esiste dal 2008, ma l’ultima «finanziaria» lo ha rafforzato a chi ne aveva già diritto e poi lo ha allargato, includendo circa 1,2 milioni nuovi beneficiari. La platea di pensionati che riceveranno la quattordicesima è destinata a essere più ampia rispetto a quella prevista inizialmente: avremo un incremento soprattutto per quel che riguarda gli ex dipendenti pubblici, che saranno i grandi beneficiari della quattordicesima. Attualmente sono circa 8.000 e con le nuove norme inserite nell’ultima legge di Bilancio saliranno a 125.000. Parliamo di un incremento del 1.500%.

In sostanza, l’allargamento della platea deciso dal governo Renzi, si concentra su rendite tipiche dell’ex dipendente pubblico. Nel dettaglio, la quattordicesima spetta a chi ha una o più pensioni Inps o delle gestioni autonome, separata e del fondo clero. Hanno diritto ad ottenerla i pensionati a partire da 64 anni. Hanno diritto anche i titolari di pensioni di invalidità (non quelle civili) e le reversibilità. Esclusi i pensionati Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti. Fino all’anno scorso l’assegno extra spettava ai pensionati con un reddito complessivo fino a una volta e mezzo il trattamento minimo. Quindi chi ha avuto nel 2016 redditi fino a 9.786,86. Per questi la legge di stabilità ha previsto un incremento del 30%.

Dal prossimo mese chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il minimo e fino 2 volte (quindi 13.049,14 euro) avrà diritto per la prima volta alla quattordicesima. Per i pensionati subito dopo la soglia più alta è prevista una compensazione per evitare che siano penalizzati rispetto a chi si trova subito sotto. L’importo varia. Più alto per le rendite basse e viceversa. Gli importi forniti a suo tempo dall’Inps variano tra 437 euro e 655 per coloro per i redditi più bassi, e tra 336 e 504 euro per coloro che hanno redditi fino a due volte il minimo.

Rivalutazione delle pensioni, le ultime novità ad oggi.

Secondo quanto ricorda il sito Pensionioggi in merito alla rivalutazione delle pensioni, la Corte Costituzionale potrebbe vagliare la legittimità costituzionale del decreto legge 65/2015 in materia di rivalutazione dei trattamenti pensionistici per gli anni 2012 e 2013 entro la fine dell’estate, pronunciandosi già nel mese di Luglio o al più tardi nelle sessioni autunnali tra Settembre e Ottobre. La questione, come noto, riguarda i pensionati che percepivano una prestazione superiore a tre volte il trattamento minimo inps nel 2011 o nel 2012 (circa 1.450 euro lordi ai valori di allora) e, pertanto, non hanno ottenuto la rivalutazione del reddito pensionistico a causa della legge Fornero nel biennio 2012-2013.

La corte Costituzionale nel maggio 2015 con la sentenza numero 70 ha dichiarato, tuttavia, l’incostituzionalità di tale norma ripristinando, pertanto, il diritto ad una piena rivalutazione degli assegni pensionistici, effetto in parte vanificato dal Governo Renzi, con il decreto legge 65/2015, riconoscendo una rivalutazione solo parziale dei trattamenti tra le tre e le sei volte il minimo e ha riconfermato il blocco totale della perequazione per gli importi superiori a 6 volte il minimo. E’ proprio su questa nuova normativa che la Corte Costituzionale è chiamata nuovamente a pronunciarsi a seguito delle svariate richieste che piovono dai tribunali di merito. I giudici dovranno pronunciarsi sui seguenti dub­bi di costituzionalità: violazio­ne del principio di uguaglianza per il deteriore trattamento dei percettori di trattamenti pen­sionistici rispetto alle generali­tà dei percettori di altra tipolo­gia di reddito, lesione del prin­cipio di capacità contributiva, violazione dei principi della proporzionalità e adeguatezza della retribuzione (anche diffe­rita), violazione di obblighi in­ternazionali derivanti dalla Ce­du (la Corte europea dei diritti dell’uomo).

Pensioni dei parlamentari e vitalizi, le ultime news.

Sul fronte pensioni dei parlamentari e vitalizi, il M5s porta anche al Parlamento europeo la sua battaglia contro i vitalizi e “i privilegi anacronistici” della politica e presenta una proposta di risoluzione per rivedere le disposizioni sulla pensione di anzianità degli eurodeputati. L’iniziativa è stata presentata in conferenza stampa dai parlamentari Ignazio Corrao, Marco Valli e Laura Agea. “Gli europarlamentari – spiega Corrao – hanno diritto a un vitalizio dopo appena un anno di mandato. E la cosa più scandalosa è che un eurodeputato prende la pensione senza versare mai un euro di contributo”.

“Tutti gli eurodeputati – afferma Marco Valli -, a 63 anni hanno diritto a una pensione pari al 3,5% della retribuzione per ciascun anno di mandato. Questo privilegio scatta dopo appena un solo anno e in questo caso l’importo ammonta a 296 euro al mese. Con una legislatura completa, invece, ogni europarlamentare matura una pensione a vita pari a 1.484,70 euro al mese. Questo importo raddoppia se l’europarlamentare fa due legislature”. Gli eurodeputati pentastellati invitano dunque a modificare l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. “I parlamentari europei devono pagare i contributi pensionistici e devono maturare tutti quei requisiti richiesti ai cittadini che rappresentano”, afferma Valli.

“Abbiamo scritto una lettera ufficiale al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani – rende noto Laura Agea – , richiedendo che la nostra proposta sia trasmessa in tempi rapidi alla Commissione parlamentare competente. Inoltre, chiediamo il ricalcolo dei trattamenti previdenziali che vengono erogati agli ex europarlamentari: nel 2014 questa casta era composta da 192 tra politici, vedove, vedovi o altri beneficiari di reversibilità che, a fronte di pochi anni di lavoro, godevano di pensioni di lusso”.

Precoci, quota 41, ape, pensioni anticipate, le ultime news.

Sul fronte riforma pensioni e misure per i lavoratori precoci, grande attesa per l’incontro organizzato da Walter Rizzetto, vicepresidente della Commissione lavoro alla Camera, per il 12 giugno 2017 con il Comitato dei cosiddetti Quota 41, che avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto con i rappresentanti delle categorie di soggetti ancora da salvaguardare per cogliere al meglio le loro esigenze ed approfondire le possibili misure di intervento.

Pensioni anticipate ed Ape, i termini di presentazione delle domande.

Sul fronte pensioni anticipate, le domande per accedere alla pensione con 41 anni di contributi vanno presentate entro il 15 luglio per chi matura i requisiti quest’anno ed entro il 1° marzo di ogni anno dal 2018 in poi. In modo analogo a quanto previsto per l’Ape sociale, è prevista una doppia domanda: la prima per la verifica dei requisiti, la seconda per l’accesso alla pensione. Per le richieste inviate entro il 15 luglio la risposta dell’Inps arriverà entro il 15 ottobre, indicando la prima decorrenza utile, oppure che la stessa sarà differita per esaurimento dei fondi messi a copertura dell’anticipo, oppure che non ci sono i requisiti.

Anche per i precoci le domande possono essere presentate dopo il 15 luglio, ma in tal caso “andranno in coda”. L’altra importante informazione è che i 41 anni di contributi possono essere raggiunti cumulando i periodi versati in più gestioni, incluse le Casse di previdenza dei professionisti. Questa opzione non è espressamente indicata nella legge di bilancio 2017, ma viene esplicitata dal Dpcm.

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