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Cassazione, sentenza caso Riina: i commenti di Massimo Bordin, Paolo Izzo e Patrizio Gonnella

Cassazione, sentenza sulla concessione degli arresti domiciliari a Riina. Lo scrittore radicale Paolo Izzo, in una delle sue lettere ai giornali, ha commentato la recente sentenza sul caso di Totò Riina, ed ha così sottolineato:”Ha scatenato un putiferio la sentenza con cui la Cassazione ha respinto la decisione di non concedere a Riina gli arresti domiciliari, presa dai giudici del Tribunale di sorveglianza di Bologna, che a loro volta rispondevano al legale del mafioso, oggi 86enne e da 24 anni in regime di 41bis, che ne chiedeva la scarcerazione perché malato e prossimo alla morte. Tuttavia, l’orrore che in tanti hanno provato nell’immaginare il feroce criminale morire a casa sua e non in carcere, è anche il risultato di come è stata data la notizia, forse per sciatteria o per voluta disinformazione”.

La sentenza della Cassazione sul caso Totò Riina.

Ecco il riepilogo della vicenda. La Corte di Cassazione lunedì 5 giugno ha pubblicato una sentenza sulle condizioni di detenzione di Salvatore “Totò” Riina, boss mafioso che dal 1992 è stato condannato a diversi ergastoli, arrestato nel 1993 dopo una lunga latitanza e in carcere da 24 anni. Totò Riina oggi ha 86 anni ed è malato; il suo avvocato ha presentato un’istanza al tribunale di sorveglianza di Bologna (dal 2013 Riina è detenuto a Parma) in cui chiede la sospensione della pena o almeno gli arresti domiciliari. Il tribunale di Bologna non ha accolto la richiesta. La prima sezione penale della Cassazione, con la sentenza numero 27766, ha risposto invece annullando con rinvio l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Bologna: questo non significa che per Riina sia stato deciso un differimento della pena ma che la decisione finale non è ancora stata presa.

La Cassazione ha ricordato che “mantenere una persona in carcere nonostante il decadimento fisico può essere contrario al senso di umanità e dignità – prescritti dalla Costituzione senza eccezioni – e potrebbe risolversi in una detenzione inumana, vietata anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Massimo Bordin commenta la sentenza della Cassazione.

Paolo Izzo, nella sua lettera, cita anche Massimo Bordin, tra i pochi, dai microfoni di Radio Radicale e sul Foglio, ad aver precisato come stiano veramente le cose: «La Cassazione ha annullato la decisione ma – ecco il punto – rinviandola ai giudici bolognesi per “difetto di motivazione”. Vuol dire che dovranno scriverla meglio. La Cassazione spiega che la pericolosità da sola non basta come argomento, scrive che esiste per tutti, anche per i peggiori dunque, il “diritto a una morte dignitosa”».

Cassazione, caso Riina: i commenti dello scrittore e Radicale Paolo Izzo.

A chiosa Paolo Izzo esprime la sua opinione in merito ai principi espressi dalla recente sentenza: “A margine della vicenda, vorrei aggiungere la mia modesta opinione: la Cassazione ci aiuta a pensare che l’alternativa è tra uno Stato che tortura, che grida vendetta e che arriva a uccidere senza pietà e uno Stato di diritto. In parole povere: o siamo come i peggiori criminali o siamo diversi».

Cassazione, caso Riina: i rilievi di Patrizio Gonnella di Antigone.

Anche Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione «Antigone» per le garanzie nel sistema penale, ha commentato la recente sentenza della Cassazione: “In attesa di leggere le motivazioni, quella della Cassazione su Riina è una sentenza molto importante poiché pone il tema della dignità umana e di come essa vada preservata anche per chi ha compiuto i reati più gravi e, di conseguenza, come la pena carceraria non possa e non debba mai trasformarsi in una sofferenza atroce e irreversibile».

Ha rimarcato Gonnella: «Esprimo un punto di vista di principio rispetto a quello che la Cassazione ha sostenuto ossia che esiste un diritto a morire in modo dignitoso e che il carcere non è un luogo in cui si muore dignitosamente. Deve essere così e lo deve essere per tutti. Ciò quando lo stato di salute psicofisico o solo fisico è totalmente incompatibile con il carcere. In questo caso saranno le perizie mediche a confermarlo, ma se è una persona che va verso la morte, uno Stato forte e democratico non ha paura di Totò Riina che muore a casa».

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