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Riforma pensioni, oggi 22 luglio 2017: Ape, pensioni anticipate, Fase due, precoci, pensioni donne, vitalizi

Riforma pensioni, oggi 7 giugno 2017. Sul fronte pensioni, oggi mercoledì 7 giugno i sindacati dei pensionati austriaci, bosniaco-erzegovesi, croati, ungheresi, italiani, kosovari, macedoni, montenegrini, sloveni e serbi si incontreranno al confine tra Croazia e Slovenia per chiedere un’Europa più giusta e solidale. Lo Spi Cgil sarà a Obrežje/Bregana, al confine tra Croazia e Slovenia, mercoledì 7 giugno, con altri dodici sindacati dei pensionati per firmare un appello a sostegno di un’Europa giusta e solidale. Sigle dei pensionati austriaci, bosniaco-erzegovesi, croati, ungheresi, italiani, kosovari, macedoni, montenegrini, sloveni e serbi, tutti insieme per promuovere un’Europa che affermi e promuova quegli ideali di pace, giustizia, eguaglianza sociale e convivenza civile, che sono alla base del suo sogno.

“Lungo la rotta balcanica, ondate di disperati fuggono dalla guerra e da condizioni di vita miserabili. A tutto ciò non possiamo rispondere con il filo spinato. Chiediamo che i governi ratifichino la convenzione internazionale per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e le analoghe convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Questo appello segue quelli che abbiamo già sottoscritto, a partire dal 2016, al Brennero con il sindacato austriaco, a Ventimiglia con quello francese e a Noto con i sindacati pensionati della Tunisia. In tal modo, diciamo ancora una volta no ai respingimenti in mare e no ai reticolati di filo spinato”, si legge nella nota dello Spi. L’iniziativa di solidarietà prosegue l’8 giugno con la VII Conferenza regionale dei sindacati pensionati che si terrà a Zagabria.

Riforma pensioni e tagli, le ultime dichiarazioni di Giorgio Cremaschi.

Sul fronte pensioni, Giorgio Cremaschi, ex dirigente sindacale ha partecipato a un incontro del Movimento 5 Stelle organizzato a Lucca per sostenere il candidato sindaco Massimiliano Bindocci. Secondo quanto riporta La Gazzetta di Lucca, Cremaschi ha parlato dei rischi che incombono sui pensionati dopo i tagli che sono stati fatti in Grecia: “Sono a rischio le pensioni da millequattrocento euro in giù, saranno tutte ridotte, in Grecia, pensate che non lo faranno anche in Italia?! Il taglio delle pensioni è il miglior modo per racimolare denaro utile per imprese inutili per il popolo!. Non a caso, ha aggiunto, è già stato presentato un progetto di legge per cambiare l’articolo 38 della Costituzione e intervenire così sulle pensioni già in essere”.

Pensioni e contributi, le ultimissime news.

La presenza di un rapporto lavorativo, anche se di natura parasubordinata, esclude la possibilità di versare i contributi volontari. E’ questa una delle principali caratteristiche dell’ordinamento previdenziale pubblico su cui si scontrano molti lavoratori. Secondo quanto riporta il sito Pensionioggi, il lavoratore non può effettuare versamenti contributivi presso le gestioni previdenziali ove al contempo questi svolga un rapporto di lavoro di qualsiasi natura, sia subordinato che autonomo o parasubordinato stante il divieto previsto dall’articolo 6, comma 2 del decreto legislativo 184/1997.

Su tale norma si è pronunciata anche la Corte Costituzionale più volte (sentenze 114/2015 e 44/2017) confermando, sostanzialmente, la cogenza del dettato normativo in parola. Capita spesso, infatti, che un lavoratore iscritto al Fpld che abbia perso l’occupazione ricorra al versamento della contribuzione volontaria al fine di integrare l’importo della pensione o per innalzare il numero dei contributi maturati. Se durante i periodi di contribuzione volontaria il soggetto svolge però ulteriori lavori, ad esempio prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto, con relativa iscrizione alla gestione separata dell’Inps, l’istituto non può riconoscere l’accredito volontario per il periodo sovrapposto temporalmente. La limitazione è tassativa e vale, quindi, a prescindere dal reddito ricavato dall’attività lavorativa.

Nella Sentenza numero 44 di quest’anno, però la Corte Costituzionale ha aperto alla possibilità che il legislatore riveda in senso diverso il divieto di cumulo in questione perlomeno con riferimento alle attività lavorative di natura discontinua in modo da non sacrificare la formazione di una posizione assicurativa per i soggetti più deboli sul mercato del lavoro. La Corte nelle sue motivazioni ha specificato: “Non può escludersi – hanno scritto i giudici – che il legislatore identifichi con precisione le prestazioni di lavoro che, in considerazione del carattere saltuario dell’attività prestata o comunque del limitato impegno orario e della ridotta entità dei compensi, siano sottratte al divieto di cumulo di cui al comma 2 dell’art. 6 del d.lgs. n. 184 del 1997. Un tale intervento di definizione delle contribuzioni richieste ben potrebbe fornire una più specifica tutela a soggetti caratterizzati da una condizione di particolare debolezza nel mercato del lavoro”.

Pensioni anticipate ed Ape, le news di Cesare Damiano.

Sul fronte pensioni anticipate, dopo l’approvazione dei due decreti della Presidenza del Consiglio rende con cui si rendono operative le norme sull’anticipo pensionistico relative all’Ape sociale e ai lavoratori precoci”, Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera, in una nota ha così dichiarato: “Adesso decine di migliaia di lavoratori potranno accedere all’età pensionabile a partire dai 63 anni. Questa misura va nella giusta direzione e andrà resa strutturale, superando la prevista sperimentazione in vigore soltanto fino al 2018”.

“Altre misure contenute nel verbale di accordo stipulato da Cgil, Cisl, Uil e Governo nel settembre scorso – spiega Damiano – debbono essere ancora attuate: anche su queste chiediamo al Governo un intervento tempestivo. Introdurre nel sistema previdenziale una misura di flessibilità, com’è stato fatto con l’APE, apre finalmente la strada al ricambio occupazionale nelle aziende a vantaggio delle giovani generazioni”. Inoltre, sottolinea Damiano”c’è in particolare la questione relativa all’APE volontario, quello di mercato sul quale ancora non è stato approvato il relativo decreto attuativo”.

Dopo la firma dei decreti attuativi, è adesso attesa la pubblicazione nella gazzetta ufficiale, senza la quale non può partire tutto l’iter che passa anche attraverso le circolari dell’INPS. Intanto, secondo quanto riporta pensionioggi.it, per l’Ape sociale e il pensionamento con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci, nelle prossime potrebbero essere pubblicati in GU i due DPCM attuativi approvati in via definitiva dal Governo a fine maggio, e l’attesa potrebbe essere finalmente finita.

Pensioni, part time agevolato: le ultime news.

Sul fronte pensioni, anche quest’anno i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato possono, a seguito di un accordo con il datore di lavoro, attivare su base volontaria il part-time con una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40 ed il 60% dell’orario pieno. Sino alla maturazione della pensione di vecchiaia. Il beneficio è stato introdotto dalla legge di bilancio dello scorso anno ed è rivolto ai soli lavoratori dipendenti del settore privato impiegati in contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato con esclusione, pertanto, dell’ampia categoria dei lavoratori del pubblico impiego. Per accedere al beneficio occorre avere almeno 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018, requisiti che devono essere certificati dall’Inps prima di poter attivare la misura.

Il lavoratore che aderisce all’accordo tipico di trasformazione del rapporto riceve a carico del datore di lavoro in busta paga, in aggiunta alla ordinaria retribuzione, un ulteriore elemento retributivo determinato sulla base della contribuzione previdenziale ai fini pensionistici carico azienda (generalmente pari al 23,81%) che sarebbe spettata sulla parte della retribuzione non più percepita per effetto della riduzione di orario. Tale elemento retributivo, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettato ad alcuna forma di contribuzione previdenziale, ivi inclusa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Inoltre il lavoratore che accetta la trasformazione del rapporto, inoltre, avrà diritto, dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento del procedimento amministrativo di autorizzazione, all’accredito della contribuzione figurativa calcolata sulla retribuzione persa per effetto della trasformazione del rapporto. Questa incentivazione, che rappresenta la dote riconosciuta dallo Stato, è finalizzata ad evitare che la trasformazione del rapporto di lavoro abbia una incidenza negativa sulla misura del trattamento pensionistico. Il dipendente che potrà, in questo modo contare su una retribuzione netta con il part-time superiore a due terzi della somma che avrebbe percepito con il lavoro pieno per gli anni che lo separano dalla quiescenza.

Pensioni, Inpgi: tutte le ultime novità ad oggi 7 giugno 2017.

Sul fronte pensioni e previdenza dei giornalisti, Vittorio Spinelli su L’Avvenire ha parlato delle nuove disposizioni e accordi di settore ridisegnano molti aspetti del lavoro giornalistico. Sul lato previdenza, il decreto legislativo n. 69 del 15 maggio scorso completa la riforma della previdenza Inpgi, avviata nel 2015 dal decreto n.148. Il decreto attuale, che entra in vigore il 13 giugno, stabilisce un aumento dei requisiti e nuovi criteri per l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti.

In tema di esodi, aumentano i requisiti per i prepensionamenti. E’ ammesso alla pensione di vecchiaia anticipata chi possiede almeno 25 anni di contributi (invece dei 18 finora previsti) interamente accreditati presso l’Inpgi e, per gli anni 2017 e 2018, un’età per le donne di almeno 58 anni e per gli uomini di 60 anni. Si aggiunge poi l’adeguamento alla speranza di vita come nel sistema generale. L’anticipo di questo pensionamento non può avvenire per più di cinque anni prima della maturazione dei requisiti per la vecchiaia ordinaria. Gli esodati, infine, non possono avere rapporti di collaborazione giornalistica. Un ulteriore decreto (n. 70, ancora del 15 maggio scorso) regola nell’ottica della trasparenza il sistema dei contributi all’editoria.

Al decreto 69 sui prepensionamenti Inpgi, si accompagna il nuovo contratto nazionale di lavoro giornalistico nelle imprese radio e tv che operano in ambito locale e nelle agenzie che offrono servizi locali di informazione (Contratto Aeranti-Corallo e Federazione nazionale della stampa). L’accordo decorre dal 9 marzo scorso e fino al 31 dicembre 2018, e stabilisce che il rapporto di lavoro può essere risolto dall’azienda se il giornalista ha raggiunto i requisiti – interamente presso l’Inpgi e con la gradualità della riforma – per la pensione ordinaria oppure per la pensione anticipata. Quest’anno valgono per la vecchiaia degli uomini i 66 anni di età; per le donne si parte dai 64 anni che salgono poi gradualmente nel 2018 e nel 2019. Per la pensione anticipata sono richiesti 62 anni di età e 38 di contributi (39 anni nel 2018 e 40 anni nel 2019). Dal 2018 si aggiungono 7 mesi per la speranza di vita. Il provvedimento tuttavia è senza effetti, non essendo ancora apparso sulla Gazzetta Ufficiale.

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