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Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news al 10 giugno 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime novità dal mondo del carcere. Continua la lotta del Partito Radicale, che chiede condizioni più umane per le carceri italiane. Rita Bernardini si fa portavoce di questa lotta, e ha ripreso lo sciopero della fame. Sono tanti i problemi delle carceri: sovraffollamento, strutture spesso fatiscenti, precario accesso a cure sanitarie. Sono tante le notizie negative che leggiamo ogni giorno, ma altre volte ci sono piccoli fanali di luce che tengono accesa la speranza: qualcosa, forse, lentamente sta cambiando. In questo senso va letta la bella iniziativa di Torino: nella casa circondariale Lorusso e Cutugno delle Vallette per la prima volta in Italia la farmacia entra in carcere, e ad essere distribuiti sono farmaci da banco e di fascia C.

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news al 10 giugno 2017: Torino, i farmaci da banco e di fascia C entrano in carcere. 

I farmaci di fascia A e i farmaci salvavita sono sempre stati prontamente garantiti ai detenuti, che invece avevano un difficile accesso ai farmaci di fascia C. Per quanto riguarda i farmaci da banco, invece, solo una ristretta gamma era a disposizione dei detenuti. Lo scopo dichiarato da Gallo è di arrivare progressivamente ad una organizzazione che permetta ai detenuti di incontrare direttamente il farmacista in carcere, anche se, spiega Minervini, non è cosa semplice, considerando la tendenza di molti detenuti a strumentalizzare i temi della salute. Questa importante novità è testimonianza del grande lavoro che sta svolgendo Monica Cristina Gallo, la Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Torino. A collaborare al progetto sono stati anche il direttore del carcere, Domenico Minervini, la Asl torinese, e la farmacia delle Vallette, che due volte alla settimana andrà nel carcere a consegnare i farmaci richiesti e a prendere le nuove ordinazioni. La Garante ha dichiarato che obiettivo finale sarà quello di permettere ai detenuti di incontrare direttamente il farmacista in carcere.  “Non si capisce perché per aprire una farmacia basta che un paese abbia 700 abitanti, ed una comunità come il carcere di Torino formata da 1400 persone non debba avere alcun servizio”, ha commentato.

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