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Riforma pensioni, le novità di oggi 28 aprile 2017 su anticipo, legge Fornero e pensioni di garanzia

Fondi pensione e previdenza complementare, gli aggiornamenti. Dalla relazione annuale del Covip al Parlamento è emerso che nel 2016 gli iscritti ai fondi pensione integrativi sono 7,8 milioni con un aumento del 7,6% rispetto al 2015. Inoltre, risulta che quasi due milioni abbiano interrotto la contribuzione, perlopiù lavoratori autonomi. Nazzareno Mollicone, dirigente confederale dell’Ugl, ha commentato i dati presentati dalal Covip osservando:”Il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni dalla previdenza complementare non deve allontanarci dalla realtà: la tutela è destinata solo a quei lavoratori con rapporto di lavoro stabile ed in genere dipendenti di medie e grandi imprese”.

Il sindacalista precisa che da questo quadro complessivamente positivo “viene totalmente esclusa una massa ingente di lavoratori che non possono partecipare ai fondi negoziali perché dipendenti dalle piccole imprese, aventi contratti di lavoro temporaneo e precario o,  i pubblici dipendenti per i quali i datori di lavoro “Stato” od “Ente locale” non hanno ancora provveduto”.

“Il Governo”, conclude il sindacalista, dovrà impegnarsi concretamente, d’intesa con il sindacato, per superare tutte queste problematiche al fine di non creare un’ulteriore disuguaglianza tra lavoratori, a seconda che possono o meno aderire alla previdenza complementare”.

Pensioni, diritti acquisiti e vitalizi.

Continua la battaglia del M5S contro i vitalizi dei politici. Stavolta l’obiettivo è l’Ars, i cui  deputati regionali qualche giorno fa “dopo soli 4 anni, 6 mesi e un giorno hanno maturato la pensione privilegiata”. “Noi l’abbiamo rifiutata. Loro se la tengono”, hanno sottolineato i grillini.

Si legge sul blog del Movimento: “I comuni mortali devono lavorare una vita per una pensione sempre più incerta, loro invece, gli “Onorevoli”, dopo manco cinque anni di mandato (mi pare eccessivo chiamarlo lavoro visti i risultati) hanno già la vecchiaia ben coperta. Adesso le cose sono due: o siamo noi, del 5 stelle, degli idioti che questo assurdo privilegio l’abbiamo rifiutato; o siete voi dei “benefattori” che permettete a questi signori, votandoli, di godere di un’oscenità del genere.

Per lanciare un urlo di indignazione abbiamo organizzato un corteo che dal centro di Palermo è arrivato fin sotto le finestre del Parlamento. Che sia un promemoria per tutti i siciliani: i politici non sono tutti uguali, e il M5S ne è la prova vivente. Per inciso: abbiamo pure protocollato una proposta ufficiale di modifica del regolamento affinché la pensione di tutti i deputati venga calcolato col metodo comune, quello cioè previsto per un normale lavoratore. La proposta ovviamente sta marcendo in qualche cassetto del palazzo”.

Pensioni anticipate, Opzione donna proroga al 2018.

In tema di pensioni anticipate, è attiva su change.org una petizione diretta al Presidente del Consiglio Gentiloni, al Ministro del lavoro Poletti ed a diversi altri esponenti politici e sindacali, lanciata da Giulia Molinaro del Comitato Opzione Donna Proroga 2018, promossa per ottenere la proroga al 2018 della legge Maroni 243/04 su Opzione donna. Si legge nella lettera a sostegno della petizione:” La nostra richiesta al Governo e al Parlamento è di prorogare Opzione Donna al 2018 e/o di renderlo strutturale per tutte le lavoratrici e come scelta su base volontaria.

Tale misura si basa sui seguenti 5 principi fondamentali: sostegno ai nostri anziani, figli e nipoti: la legge Opzione Donna 243/2004 ha permesso a molte lavoratrici di poter conciliare famiglia e mondo del lavoro. Le donne in Italia, ancora oggi, rivestono un ruolo di caregiver come unico ammortizzatore sociale in un welfare praticamente inesistente. Potersi quindi dedicare ai nipoti, familiari disabili, genitori anziani, uscendo anticipatamente dal lavoro con la certezza di un reddito fisso, rimane tuttora un’esigenza. A 57/58 anni diventa difficile poter continuare a svolgere bene entrambe le mansioni dentro e fuori casa. Opzione Donna sarebbe dunque l’unica ancora di salvezza per le lavoratrici che sono in queste situazioni particolari o che hanno esse stesse problemi di salute.

Dignità alle disoccupate: l’estensione di Opzione Donna consentirebbe a chi non ha più un lavoro certo di preservare la propria dignità e non dover diventare un peso per la società, dal momento che, concedendo la pensione a 57 anni, si eviterebbero eventuali sussidi di disoccupazione o ammortizzatori sociali; risparmio per lo Stato: quest’ultimo andrebbe incontro a notevoli risparmi nel medio-lungo periodo poiché si tratta di una misura che non grava sul bilancio pubblico: essa, infatti, si basa su un calcolo che riguarda unicamente il sistema contributivo, rinunciando in modo permanente a circa il 30% dell’assegno pensionistico.

Lavoro ai nostri giovani: si darebbe il via a un ricambio generazionale, quel turnover tra anziani e giovani adesso più che mai indispensabile. Riteniamo che uno Stato lungimirante abbia il dovere di pensare anche e soprattutto alle nuove generazioni, che continuando a lavorare con contratti sempre più flessibili, non potranno mai crearsi un progetto di vita. Libertà di scelta: si concederebbe la possibilità di avere libertà di scelta. Le donne della nostra generazione sono state sicuramente le più penalizzate dall’attuale Riforma Fornero, principalmente a causa dell’abolizione delle pensioni di anzianità e l’introduzione del pensionamento anticipato, per il quale la soglia del requisito contributivo parte da 41 anni e 10 mesi – soglia destinata ad aumentare nei prossimi anni per effetto dell’allungamento dell’aspettativa di vita.

Pertanto, sulla base di tutto ciò, noi, come Comitato Opzione Donna Proroga 2018, ci appelliamo alle Istituzioni tutte affinché: i risparmi derivanti dal monitoraggio del “contatore” al 30 settembre di ogni anno (2,5 miliardi di euro stanziati in LdS 2016 verosimilmente superiori al reale utilizzo) siano destinati a Opzione Donna e alla sua prosecuzione;  le lavoratrici autonome abbiano la possibilità di accedere ad Opzione Donna anche in presenza di regime c.d. gestione separata”.

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