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Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news ad oggi 23 luglio 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news dal mondo del carcere. Mentre prosegue la Carovana della giustizia promossa dal Partito Radicale per chiedere, tra i diversi obiettivi, un’amnistia che possa contribuire a migliorare la situazione delle carceri, segnaliamo un episodio di violenza a danno dei detenuti accaduto nel maggio del 2016. Come riporta Espresso nel carcere di Piacenza dieci agenti, durante un blitz, si sono fiondati su un detenuto. Subito dopo, gli agenti si sono recati in altre celle per mettere fine alle proteste degli altri detenuti per l’azione contro il compagno aggredito. A raccontare queste scene sono dei video, che hanno ripreso, cinque ore dopo, altri agenti entrare sempre nella stessa cella ed aggredire lo stesso detenuto. Il magistrato ha definito l’accaduto come “uso legittimo della forza” e ha chiesto l’archiviazione per i tre agenti indagati per lesioni personali.

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le news al 17 giugno 2017: il caso di violenza a danni di un detenuto a Piacenza.

Il detenuto che ha subito questo trattamsnto è Rachid Assarag, incarcerato per violenza sessuale. L’uomo ha raccontato di aver subito dei pestaggi anche nel carcere si Parma, dove ha consegnato come prove degli audio (realizzati con un registratore consegnargli illegalmente dalla moglie) con alcune confessioni degli agenti, ma anche qui per il magistrato non c’era reato, in quanto gli agenti indagati hanno affermato si non aver mai picchiato Assarag. Per le aggressioni di Piacenza, a difendere il detenuto è l’ avvocato Fabio Anselmo. Per l’Uspp (Unione sindacati polizia penitenziaria) gli agenti si sono soltanto difesi: “il detenuto aveva rotto alcuni vetri e aveva distrutto la cella, non voleva uscire e aveva anche minacciato e aggredito alcune guardie. Per tutelare lui, e gli operanti la procedura vuole che il protagonista venga preso e portato in infermeria per toglierlo dalla situazione di pericolo e dal luogo in cui era avvenuto il fatto”. Questa versione, però, non coincide con quella fornita dal detenuto, che parla di violenza con infondati motivi.

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