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Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news al 22 settembre 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news dal mondo del carcere. Non sono pochi i problemi delle carceri italiane. Per questo il Partito Radicale continua la sua lotta per chiedere l’amnistia e l’indulto e condizioni migliori per le carceri. Sovraffollamento, celle insalubri, mancanza di piani di formazione e di reinserimento, carenza di personale medico: questi sono solo alcuni problemi in cui versano gli istituti di detenzione italiani. Spesso si parla dell’importanza del reinserimento e della rieducazione dei detenuti, ma nella maggior parte delle carceri questi concetti sono ancora molto lontani dal venir applicati. I piani di reinserimento, invece, appaiono fondamentali, in quanto riducono il rischio di recidiva. Secondo le statistiche, il 70% dei detenuti in Italia torna nuovamente in carcere una volta uscito, mentre nel caso in cui il detenuto sia stato inserito in un piano di reinserimento che preveda il coinvolgimento in un’attività lavorativa, la percentuale di ritorno in carcere scende al 20%.

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news al 18 giugno 2017: i progetti di lavoro per i detenuti.

Paolo Trucco è uno dei relatori del convegno, svoltosi venerdì 16 giugno 2017nella Casa della Giovane di piazza Santa Sabina, “Lavoro in carcere: che impresa! Esperienze, confronto e idee di sviluppo”. “Le attività proposte danno opportunità alle persone di scontare la pena in maniera costruttiva, non oziando tutto il giorno”, ha detto Trucco. Il progetto ha un’importanza fondamentale, ma il relatore fa notare che “Trovare gli spazi, ottenere la disponibilità del personale non è sempre facile”. Anche la coordinatrice del progetto “Creazioni al fresco”, progetto in cui le detenute realizzano borse, accessori e complementi d’arredo, fa notare l’importanza dei progetti di lavoro per i detenuti: “Lavorare in carcere aiuta a vedere le cose con una prospettiva diversa e a ripensare il futuro, ad avere un approccio con la normalità, con una vita che non ha contatti con l’esperienza da cui le detenute provenivano”.

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