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Riforma pensioni, oggi 20 giugno 2017: le novità su Ape, pensioni anticipate, età pensionabile, legge Fornero

Riforma pensioni, oggi 20 giugno 2017. Le ultime news sul fronte pensioni vengono fornite da Marco Leonardi, consigliere economico del governo, che in un post su Facebook parla in modo approfondito della nuova misura Ape. Dichiara Leonardi:”L’APE sociale non è una semplice salvaguardia ma è una rivoluzione per due motivi. I decreti attuativi Ape Sociale e Precoci sono finalmente operativi. Si tratta di misure, ideate dallo scorso governo e messe in atto dal governo attuale, a lungo attese da una folta platea di lavoratori, e che mettono fine alla lunga lista delle salvaguardie degli ultimi 5 anni. Tanto è passato dalla discussa riforma pensionistica del 2011 che, se da un lato ha avuto il merito di rendere sostenibile il sistema previdenziale, dall’altro ha reso necessaria una serie d’interventi correttivi che continuano a produrre conseguenze negative. L’istituto della salvaguardia, nato per sterilizzare gli effetti distorsivi della riforma, si è rivelato infatti uno strumento a sua volta distorsivo e iniquo riconoscendo ad alcuni requisiti non validi per altri e favorendo lavoratori che si potevano permettere il versamento di contributi volontari”.

“Il recente libro di Alessandra Del Boca e Antonietta Mundo – sottolinea Leonardi – spiega perfettamente attraverso un esempio perché le salvaguardie siano fonte a loro volta di iniquità. Il libro considera l’esempio di tre gemelle nate nel 1952,- due nel settore privato e la terza nella PA – e che vanno in pensione ad età molto diverse. La prima è potuta uscire a 61 anni e 3 mesi dopo solo 10 anni di impiego perché da contributrice volontaria è riuscita a “infilarsi” in una salvaguardia. La seconda è andata in pensione a 64 anni e 7 mesi dopo 20 anni di anzianità contributiva mentre la terza, pur avendo gli stessi anni di contribuzione, potrà accedere alla pensione solo a 66 anni e 7 mesi poiché nel pubblico l’età di vecchiaia è più elevata.

Tra il primo e l’ultimo caso ci sono 5 anni e 4 mesi di differenza: una disparità di trattamento odiosa che grazie alla Legge di Bilancio 2017 appartiene ormai al passato. L’APE sociale riporta il sistema di accesso alla pensione sui binari dell’equità: l’età per la pensione rimane uguale per tutti, ma chi si trova in una situazione di difficoltà oggettiva (una delle quali è un lavoro gravoso negli ultimi 6 anni) può avere un reddito ponte a 63 anni che lo porta fino alla pensione.

Il reddito ponte è commisurato alla rata mensile di pensione maturata, fino ad un massimo di 1.500 € lordi per 12 mensilità. Le categorie che possono presentare la domanda di anticipo pensionistico sono quattro: disoccupati, lavoratori che assistono un parente di 1° grado con disabilità grave, lavoratori con un’invalidità civile pari o superiore al 74% e con almeno 30 anni di contributi e i cosiddetti lavoratori gravosi (11 categorie professionali che comprendono, tra gli altri, operai edili, autotrasportatori e gruisti etc.), che invece necessitano di almeno 36 anni di contributi e 6 anni di attività pesante negli ultimi sette”.

Pensioni anticipate, Ape: la lista dei lavoratori gravosi.

“La lista dei lavori gravosi – evidenzia Leonardi nel post – è la seconda grossa novità sistemica dell’APE sociale. Per anni nel passato ci si è sforzati di fare una lista di lavoratori gravosi cui permettere requisiti di pensionamento favorevoli. Alla fine di un lungo percorso si è prodotta una norma sui lavori usuranti (tuttora vigenti) ma con una platea molto limitata (lavori notturni, in catena di montaggio etc.) e con delle regole così stringenti che dopo 10 anni i beneficiari sono stati solo circa 1.500 invece dei preventivati 30.000.L’APE sociale è riuscita in pochi mesi a produrre una lista (imperfetta per carità) di lavori pesanti. Tutti gli studi ci dicono che a professioni diverse corrispondono aspettative di vita diverse, quindi è giustificato prevedere età di pensionamento diverse”.

L’Ape come misura strutturale nella disamina di Marco Leonardi.

Per Leonardi sarebbe importante rendere in futuro l’Ape una misura strutturale:”Per il futuro -abbiamo tempo fino al 2018- la lista dei lavori pesanti potrebbe essere allargata e affinata (e magari suffragata di evidenza empirica più stringente sulle differenze di aspettativa di vita per professione) e l’APE potrebbe essere resa strutturale mentre ad oggi è sperimentale fino al 2018.In questo modo si porterebbe a termine una piccola rivoluzione riconoscendo un diritto in base alle diverse condizioni di bisogno e occupazione, proteggendo chi è più debole senza stravolgere i conti e la struttura del sistema previdenziale e senza dare vita a nuove ingiustizie e disparità con salvaguardie inique”.

Anticipo pensionistico, Ape, età pensionabile: le ultime dichiarazioni di Cesare Damiano.

Sul fronte pensioni anticipate ed età pensionabile le ultime news vengono fornite dall’onorevole Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, ha parlato dell’anticipo pensionistico e delle norme che hanno innalzato l’età pensionabile, agganciandola all’aspettativa di vita: “La legge del Governo Berlusconi che ha istituito nel 2010 l’aggancio dell’età pensionabile all’andamento dell’aspettativa di vita, andrebbe abrogata. Di questo passo, nel 2050, per andare in pensione saranno necessari quasi 70 anni. Un’assurdità che contraddice le attuali scelte di anticipo pensionistico, a partire dall’Ape Sociale”.  “È ormai chiaro – ha proseguito Damiano – che essere diventati il Paese che manda i lavoratori in pensione addirittura più tardi della Germania, non è un vantaggio per nessuno. A pagare il prezzo di questa scelta sono soprattutto i giovani che non entrano nel mercato del lavoro anche grazie a un invalicabile ‘tappo’ generazionale.

La legge prevede che entro la fine dell’anno – ha spiegato Damiano – si emani un Decreto direttoriale: sarebbe opportuno che il Governo non procedesse in questa direzione e che convocasse il tavolo di confronto con i sindacati per affrontare la ‘fase 2’ del verbale sulla previdenza sottoscritto lo scorso settembre. In esso, tra l’altro, si e’ già previsto il blocco dell’aspettativa di vita per chi svolge lavori usuranti: norma che andrebbe estesa ad altre categorie di lavoratori”. “L’idea che tutti vadano in pensione alla stessa età, a prescindere dalla gravosità del lavoro svolto, è ormai superata. Una applicazione burocratica della norma sarebbe incomprensibile”.

Aspettativa di vita ed età pensionabile, le dichiarazioni di Cesare Damiano.

Interpellato dall’Agi, Cesare Damiano ha commentato l’ipotesi di un decreto direttoriale chiamato a innalzare entro la fine dell’anno l’età pensionabile a 67 anni. Secondo l’ex ministro del Lavoro, si prospetta “un controsenso”: l’ipotesi di intervenire per aumentare l’età pensionabile contraddice infatti “l’attuale scelta dell’anticipo della pensione, attraverso l’Ape sociale e con il miglioramento della norme per i lavoratori precoci”.

L’innalzamento dell’età pensionabile è previsto da una legge del 2010, la 122, che convertiva il decreto 78/2010, durante il governo Berlusconi. La norma prevede che devono essere adeguati i requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, con cadenza triennale. Il prossimo entrerebbe in vigore nel 2019 e porterebbe il tetto anagrafico dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Tale innalzamento è condizionato alla verifica da parte dell’Istat dell’incremento dell’aspettativa di vita e che l’istituto di statistica non ha ancora ufficialmente prodotto”.

Lavoro, voucher, le ultime news di Cesare Damiano.

Sul fronte lavoro e voucher, Damiano, invece, ha ribadito: “La manifestazione della Cgil, che ha visto una grande partecipazione di lavoratori e pensionati, ripropone il tema del lavoro e, soprattutto, della sua qualità e continuità. La questione dei voucher e delle attività occasionali, anche a causa dell’orientamento del Governo di non avviare un confronto preventivo con le parti sociali, mette in luce il persistere di scelte che contraddicono la centralità delle assunzioni a tempo indeterminato”.

“In questo modo – ha proseguito – il Jobs Act, con i suoi incentivi-spot del 2015 a favore del contratto a tutele crescenti, è diventato una rondine che non ha fatto primavera. Emerge con forza, come ha sottolineato Susanna Camusso, il tema della certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali del lavoro e dell’impresa: andrebbe portata a termine, in questo fine legislatura, una legge di sostegno, già in discussione alla Commissione Lavoro della Camera, che recepisca l’accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria”. “Quell’intesa può essere migliorata recependo un criterio di certificazione della rappresentatività anche delle Organizzazioni delle imprese e fissando una soglia minima, sempre di rappresentatività, per poter proclamare gli scioperi nei servizi pubblici essenziali”, conclude.

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