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Riforma pensioni, oggi 20 settembre 2017: vitalizi, pensioni anticipate, precoci, Ape social, opzione donna

Riforma pensioni 2017, le ultime news. Ieri si è tenuto il nuovo incontro tra governo e sindacati sul tema della riforma delle pensioni. “L’incontro è stato interlocutorio, ci auguriamo che il governo scopra al più presto le carte sulla fase 2”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli che al termine dell’incontro di ieri, si è detto soddisfatto dei chiarimenti su alcuni elementi critici relativi alle procedure sull’Ape sociale, in particolare per quanto riguarda i lavoratori edili e i contratti a termine.

Pensioni e quattordicesima, le news di Matteo Renzi e Ivan Pedretti.

Matteo Renzi è tornato a parlare della quattordicesima sulle pensioni e su twitter ha elencato una serie di numeri effetti delle riforme del suo governo e li paragona ironicamente a quanti parlando di coalizione a sinistra. «3.500.000 pensionati hanno la quattordicesima, 350mila giovani usano 18app,35mila chiedono Ape, 350 parlano di coalizione #sinistra», ha scritto il segretario dem.”Oggi iniziano ad arrivare le lettere per dire che la pensione minima è aumentata con la quattordicesima perché è un fatto di equità sociale e l’abbiamo fatto noi mentre quelli che parlano di sinistra non l’hanno mai fatto mentre governavano”. Così Matteo Renzi al forum nazionale dei circoli del Pd A Milano. Il Segretario del Pd ha rincarato poi la dose scrivendo che sta ricevendo molto lettere “da tantissime pensionate e pensionati che non ci credevano e che ora vedono la promessa trasformarsi in realtà. Sono tre milioni e mezzo di persone a cui le misure dei #millegiorni danno concretamente una mano”.

Il segretario dello Spi-Cgil Ivan Pedretti dal suo canto ha così replicato:”Vedo che Renzi continua a parlare della 14esima per le pensioni minime. Dimentica che la misura che abbiamo concordato con il governo da lui presieduto all’epoca riguarda le pensioni fino a 1.000 euro al mese.Non capisco perché continui a banalizzare e a dare un messaggio sbagliato. La 14esima infatti viene erogata in base a quanti contributi si sono effettivamente versati durante la propria vita lavorativa. Non è una misura a pioggia ma premia chi ha versato e chi ha lavorato.Dire le cose come stanno non sarebbe male. Neanche per Renzi”.

Pensioni, gli ultimi dati Inps.

Sono circa 5,8 milioni i pensionati che non arrivano a 1000 euro al mese. Lo certifica l’Inps nel Rapporto annuale, presentato dal presidente Tito Boeri. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2016, sono 1,68 milioni quelli che percepiscono un assegno sotto i 500 euro al mese, il 10,8% del totale, e 4,15 milioni quelli che si fermano a 999 euro mese, il 26,7%.Il 21,8% invece, circa 3,38 milioni di pensionati, non supera quota 1.500 mentre il 17,9%, circa 2,78 milioni, percepisce assegni fino a 1999 euro al mese. Sono invece il 10,6%, circa 1,6 milioni, quelli che possono godere di una pensione poco sotto i 2.500 euro mentre a percepire assegni di poco meno di 3000 euro è il 5,4% del totale dei pensionati, 845mila persone. Il 6,8% infine, poco più di 1 milione di pensionati, riceve una pensione oltre i 3mila euro al mese.

Pensioni, le ultime dichiarazioni e la proposta del presidente Tito Boeri.

Per Boeri l’unica strada possibile per mettere i giovani in condizione di poter accedere a una pensione dignitosa è “fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato“. Ed è certamente migliore “di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza”.Boeri ribadisce la necessità di non bloccare gli automatismi per l’accesso all’età pensionabile legati alle aspettative di vita. “Bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani – rimarca – scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”.

“Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”. Sono dichiarazioni destinate a far discutere quelle messe nero su bianco dal presidente dell’Inps Tito Boeri nella Relazione annuale presentata alla Camera.”Una classe dirigente all’altezza – scrive Boeri – deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”.Il presidente Inps non nasconde i problemi e i tempi legati al processo di integrazione degli immigrati. Ma oggi, ragiona Boeri, gli immigrati offrono un contributo molto importante al finanziamento del “nostro sistema di protezione sociale e questa loro funzione è destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che le generazioni di lavoratori autoctoni che entrano nel mercato del lavoro diventeranno più piccole”.

Gli immigrati che arrivano in Italia “sono sempre più giovani: la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015. In termini assoluti si tratta di 150.000 contribuenti in più ogni anno. Compensano il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”.

“Sbagliato non concedere i permessi di soggiorno” Boeri indica che impedire agli immigrati di avere un permesso di soggiorno è “la strada sbagliata perché li costringe al lavoro nero e li spinge nelle mani della criminalità”. Al contrario “le regolarizzazioni sono state il più potente strumento di emersione del lavoro nero – rileva Boeri – e hanno avuto un effetto duraturo sul comportamento lavorativo degli immigrati: quattro lavoratori regolarizzati su cinque erano contribuenti attivi anche cinque anni dopo la loro regolarizzazione”.

Pensioni di garanzia, le ultime dichiarazioni di Boeri.

Boeri quindi è contrario ad una pensione di garanzia, come chiedono Cgil Cisl e Uil. Meglio la decontribuzione con cui “operare un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i giovani assicurando sin d’ora uno zoccolo minimo di pensione a chi inizia a lavorare, oltre ad incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato”. Ed è proprio per questo motivo, ribadisce ancora Boeri sempre all’indirizzo di Cgil Cisl e Uil che sul tema hanno annunciato un’azione comune, che “bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani. Scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”. D’altra parte, aggiunge, sono i “frequenti episodi di non-occupazione all’inizio della carriera lavorativa ad avere effetti molto rilevanti sulle pensioni future di chi è nato dopo il 1980 ed è perciò interamente assoggettato al regime contributivo”.Motivi questi che a maggior ragione, conclude, devono alimentare la “preoccupazione relativa alla minore appetibilità delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato, una volta che sono stati rimossi i forti incentivi contributivi del 2015”.

Pensioni, lavoro, immigrazione, la replica di Alberto Brambilla a Tito Boeri.

Far crescere il lavoro stabile, incentivare le assunzioni e anche le nascite, per non ritrovarci tra 20 anni senza nuova forza lavoro da impiegare, è la proposta alternativa a quella di Tito Boeri, per aumentare la sicurezza del sistema nostro sistema pensionistico raccontata al Foglio da Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Ieri il presidente dell’Inps ha presentato la relazione annuale dell’istituto sostenendo che: “Una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. Brambilla replica in proposito:“Sarei prudente a sostenere queste posizioni, che mi sembrano più ideologiche che basate sullo stato attuale dei fatti”.

“I dati ci dicono che l’immigrazione è attualmente un costo per lo Stato. D’altra parte l’immigrazione è per sua natura un investimento”, continua Brambilla, “ma l’investimento della Germania non è lo stesso di quello italiano se si considera che da noi gli immigrati sono occupati prevalentemente nella manovalanza a basso prezzo, spesso sfruttati da qualche italiano furbo che li fa lavorare in nero, generando l’effetto di abbassare gli standard lavorativi per tutti. Ecco perché poi si dice che certi lavori gli italiani non li fanno più”. Inoltre, secondo Brambilla “la gran parte dei lavori che gli immigrati svolgono sono in nero ed è lo stesso Stato a non essere in grado di portare ordine e giustizia. La teoria di Boeri è persa in partenza proprio perché è lo Stato italiano a non poter controllare i lavoratori sfruttati nei nostri campi in sud Italia o le tasse che dovrebbero pagare i negozi gestiti da stranieri”.

Pensioni anticipate e Ape donna, le ultime news di Orietta Armiliato del CODS.

Dal Comitato Opzione Donna Social, attraverso la voce di Orietta Armiliato, fondatrice e amministratrice del Gruppo Facebook, in un post di ieri vengono fatte ulteriori specifiche in merito alle nuove misure di pensionamento anticipato per le donne ed al riconoscimento dei cosiddetti lavori di cura. “Nel pernicioso ed assurdo gioco di strumentalizzazione messo in atto sul web da alcune donne, si vogliono fare passare due concetti ambedue non corrispondenti alla realtà, quindi tocca sottolineare ancora una volta che: la proposta #opzioneApedonna non è affatto subordinata e/o conseguente alla valorizzazione dei lavori di cura; il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro di cura, dovrebbero valere per tutte le donne e, il conseguirne l’obiettivo, sarebbe un enorme conquista per TUTTE sia in termini di tangibile valore economico, sia morale poiché sarebbe istituzionalmente riconosciuto il delicato, faticoso e complesso lavoro svolto dal nostro genere da sempre.

Certo è che le due questioni (ApeDonna e Lavori di cura) potrebbero essere coniugate poiché l’una non esclude l’altra altresì, insieme, potrebbero aiutare ad accedere anticipatamente alla quiescenza. Riteniamo dunque DOVEROSO e CORRETTO proporre e sponsorizzare altre forme sostitutive dopo il raggiunto termine della sperimentazione dell’Opzione Donna, forme che siano maggiormente sostenibili affinché le donne abbiano la possibilità di anticipare il loro pensionamento; se invece si dovessero concretizzare altre soluzioni o proposte, compresa la proroga dell’istituto OD, ben vengano! Avremo in ogni caso sottoposto alternative dimostrando impegno e lungimiranza nell’esclusivo interesse a tutela delle donne”.

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