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Riforma pensioni, oggi 30 luglio 2017: tutte le ultime novità su Ape, pensioni anticipate donne, flessibilità, cumulo, lavori di cura, fase due

Riforma pensioni, oggi 6 luglio 2017. Le ultime news sulla sua riforma delle pensioni vengono fornite dal segretario confederale della UIL, Domenico Proietti, uscendo dal ministero del Lavoro, dove è in corso il tavolo sulla ‘fase due’ della riforma previdenziale. “Il governo sta procedendo un po’ troppo lentamente, il 13 luglio abbiamo un’iniziativa unitaria e chiederemo un’accelerazione per un pacchetto di interventi, in modo da sottoscrivere un verbale a settembre, poi da recepire nella legge di bilancio”. Così il segretario confederale Proietti. Nell’incontro, spiega il sindacalista, è stata definita “un’agenda” dei temi da affrontare, tra cui: “bloccare l’adeguamento all’aspettativa di vita, riformare la governance dell’Inps, definire delle pensioni di garanzia per i giovani, eliminare le disparità di genere con bonus contributivi legati a maternità e periodi di cura, rivalutare le pensioni ripristinando il meccanismo ante-Fornero, rilanciare la previdenza complementare”. Quanto all’adeguamento all’aspettativa di vita, “il governo non si e’ pronunciato, ma noi lo incalzeremo”, ha assicurato Proietti.

Pensioni, Inps, la relazione del presidente dell’Inps Tito Boeri.

La relazione annuale del presidente dell’Inps, Tito Boeri, più che una fotografia sul sistema previdenziale è una sorta di programma “politico” sul sistema di protezione sociale. Per Boeri chiudere le frontiere significherebbe un salasso da 38 miliardi in 20 anni per il sistema di protezione sociale, e altri 41 miliardi nello stesso arco di tempo sarà il conto se il tasso di partecipazione delle donne rimarrà ai livelli attuali. Circa 80 miliardi, nelle ipotesi più ottimistiche, che metterebbero a serio rischio la sostenibilità del sistema. Il presidente Inps non risparmia rilievi e critiche alla classe politica sul tema immigrati: “una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. Riconosce che il reddito di inserimento è un passo in avanti ma l’importo è troppo basso (“340 euro quanto la soglia di povertà assoluta è superiore ai 600 euro”).

Boeri usa i toni più aspri, sul confronto in corso ribattezzato fase 2 su pensioni e lavoro ma anche sugli effetti del jobs act: “Bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani. Scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”. Ma è anche sul dossier del salario minimo che il presidente dell’Inps rilancia: “Oggi, paradossalmente, i maggiori detrattori del salario minimo sono i sindacati. Temono che tolga spazio alla contrattazione collettiva. Al contrario copre quel crescente numero di lavoratori che oggi sfugge alle maglie della contrattazione collettiva”. La relazione di Boeri è soprattutto terreno di proposte per ridisegnare il welfare: salario minimo, fiscalizzare parte dei contributi previdenziali all’inizio delle carriere lavorative, introdurre un’assicurazione salariale e ripensare la struttura delle retribuzioni per orientare la mobilità dei lavoratori verso i posti con più elevata produttività e prospettiva di crescita. Un contributo al dibattito e al confronto ma è molto probabile che l’effetto sarà l’allungamento della lista degli avversari del presidente dell’Inps.

Boeri rilancia anche:”L’Inps cambi nome in Istituto Nazionale della Protezione Sociale. L’ente infatti non eroga più solo pensioni ma tutto un insieme di prestazioni, dal bonus mamma domani ai nuovi voucher, che disegnano una nuova missione”. “Chiediamo al Parlamento di cambiare la denominazione del nostro Istituto perché corrisponda maggiormente a ciò che effettivamente facciamo ogni giorno”, dice, presentando la Relazione annuale dell’ente. Una modifica a costo zero, nessun “onere aggiuntivo per la finanza pubblica” neppure la modifica dell’acronimo sulle sedi Inps, evidenzia ancora Boeri che sottolinea come ormai siano complessivamente “440 le prestazioni erogate dall’Istituto, di cui solo 150 di natura pensionistica”. Ed elenca: il Bonus mamma domani, l’Ape sociale e l’Ape volontaria. A questi si aggiungerà fra qualche giorno la gestione in via telematica anche dei nuovi contratti di prestazione occasionale varati al posto dei voucher, dal nome Presto. Da settembre l’Inps attuerà le visite fiscali anche nel pubblico impiego e nel 2018 sarà l’ente concessorio del Reddito di Inclusione, la prima misura di assistenza sociale estesa su tutto il territorio nazionale”.

Pensioni ed età pensionabile, le news di Giuliano Poletti.

Sulla riforma delle pensioni e sull’età pensionabile la replica arriva dal ministro del lavoro Poletti a a margine della presentazione del rapporto Inps alla Camera. “Siamo in largo anticipo; l’Istat ci darà i dati in autunno. Quando saremo in condizioni di valutare la situazione vedremo quello che dovremo fare”, dichiara Giuliano Poletti, e risponde così a chi gli chiede cosa deciderà il governo in tema di automatismi dell’età pensionabile. Poletti osserva come quello dell’innalzamento dell’età per andare in pensione “non è un tema del ministro del Lavoro, è una scelta che viene da molto lontano; bisogna farla a ragion veduta”.

Pensioni, i commenti di Cesare Damiano alla relazione di Tito Boeri.

“La relazione annuale del Presidente dell’INPS, Boeri, ha affrontato anche questa volta molti temi politici. Abbiamo apprezzato la sottolineatura circa l’apporto decisivo dei migranti all’equilibrio dei conti previdenziali, mentre dissentiamo su altri punti. Uno di questi riguarda l’aspettativa di vita alla quale è agganciato il progressivo aumento dell’età della pensione”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Boeri – prosegue – afferma che ‘bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei Giovani’. Noi pensiamo esattamente il contrario: forse vale la pena ricordare che, andando avanti di questo passo, nel 2050 si dovrà andare in pensione quasi a 70 anni. Un peso, questo sì, tutto a carico dei giovani, considerato il fatto che nei prossimi decenni anche la ‘rivoluzione digitale’ produrrà dei pesanti contraccolpi sull’occupazione, soprattutto su quella delle nuove generazioni”.

“Persino il Papa – continua Damiano – ci ha raccomandato di favorire l’uscita dei lavoratori più anziani per lasciar posto ai giovani. Per questi motivi, ci batteremo per il blocco di un nuovo aumento dell’età pensionabile, al di là di quello che sostiene l’INPS. Il secondo punto di dissenso – spiega secondo quanto riporta l’agenzia Ansa – è relativo al salario minimo per legge: non crediamo che si tratti di un argomento che riguardi l’INPS, ma visto che è stato tirato in ballo vorremmo precisare che, un conto è fissarlo per chi non ha un contratto di riferimento (ad esempio un lavoratore coordinato e continuativo), altra cosa è per chi un contratto di categoria ce l’ha. In questo caso la fissazione della retribuzione deve rimanere di esclusiva competenza della contrattazione. Non vediamo, quindi, alcun vantaggio alla introduzione generalizzata del salario minimo per legge”, conclude.

Pensioni: le repliche dell’onorevole Anna Giacobbe alla Relazione annuale del presidente dell’Inps.

Le repliche alla relazione presentata da Boeri arrivano anche dall’onorevole Anna Giacobbe, che sul suo blog commenta così:”L’INPS gestisce il reddito e i diritti della grande maggioranza delle persone: pensioni, prestazioni assistenziali, contributi di lavoratori e imprese, ammortizzatori sociali, contributi economici per il contrasto alla povertà, sostegni alla maternità e paternità, ecc. Il servizio che rende l’INPS non è adeguato: una parte dei problemi derivano dal passato, una parte da come lo governa il Presidente Boeri. Ci sono problemi di efficienza; soprattutto, le circolari dell’Istituto prevedono regolarmente interpretazioni restrittive delle norme di legge, escludono persone che invece avrebbero diritto; si dà per scontato che ci sarà contenzioso.
Ci sono contraddizioni anche nelle norme di legge: peccato che quei testi siano spesso formulati su indicazione dell’Istituto e soprattutto debbano tenere conto dei numeri che l’INPS fornisce (numero degli interessati e costi) che si rivelano quasi sempre sballati, limitando la possibilità di utilizzare bene le risorse che si impiegano.

Si ha l’impressione che l’Istituto si cimenti più nel dimostrare che le persone non hanno diritto alle prestazioni, che nell’aiutare gli interessati a percepirle, se dovute: ma questo deriva da qualcosa d’altro. Ridurre la spesa pensionistica è stato considerato, negli anni della crisi finanziaria dello Stato, il modo più semplice per trovare risorse per il risanamento dei conti pubblici. E per di più, si è alimentata una cultura per cui chi è in pensione si porta via qualcosa che è di altri. Certo, in quel sistema ci sono state molte ingiustizie, disparità, privilegi, che però le vere riforme della previdenza, quelle degli anni 90, hanno affrontato e per la gran parte superato. I conti della previdenza, quelli che hanno come entrate i contributi e come uscite le pensioni, al netto delle tasse che tornano allo stato, sono in equilibrio.

La governace dell’INPS va cambiata, non è giusto che ricada su una sola persona la responsabilità di un ente di quella complessità.Niente di personale, ma il difetto del presidente Boeri è di utilizzare la sua posizione per dire quello che devono fare gli altri, ma senza rispondere delle responsabilità proprie (insomma, uno che dà buoni consigli, anche se può ancora dare cattivo esempio).Ma il vero problema è un altro. Nello spostamento improvviso e forte dell’età per la pensione, le persone hanno vissuto un vero tradimento del patto con lo Stato. Soprattutto le donne.Ci vogliono interventi che pongano rimedio alle peggiori ingiustizie: lo stiamo facendo in Parlamento, faticosamente; e purtroppo senza collaborazione da parte dell’Istituto di Previdenza (è per questo che me la prendo tanto).

Riforma pensioni e legge Fornero: le ultime dichiarazioni di Anna Giacobbe.

Ma il messaggio deve essere chiaro: la legge Fornero è arrivata in un momento drammatico di crisi, adesso bisogna cambiarla: perché oggi il baratro si è allontanato, perché quei risparmi, doppi rispetto a quelli preventivati dai soliti che fanno i conti come gli pare, Ragioneria Generale dello Stato e INPS, non sono serviti a tenere in equilibrio il sistema né a dare qualcosa ai più giovani, ma sono andati tutti a copertura del debito pubblico.Questo messaggio il mio partito non lo ha ancora dato; ed è un errore. Con le salvaguardie per gli esodati e le correzioni per chi utilizzava “opzione donna”, con la quattordicesima per i pensionati e gli interventi per lavoratori in difficoltà (v. APE) e precoci, una parte di risorse sono tornate alla previdenza. Ma non basta.

Roberto Ghiselli replica alle affermazioni di Tito Boeri.

“Il presidente dell’Inps descrive una situazione dell’Istituto che vede solo lui. È urgente una riforma della governance”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta le parole di Tito Boeri, nel corso della relazione annuale alla Camera. “Non stanno nella percezione di questa presidenza – sostiene Ghiselli – i notevoli problemi organizzativi, le gravi criticità nel rapporto con cittadini, patronati e Caf che determinano inefficienze e ritardi nelle prestazioni, e una situazione del personale a dir poco sofferente, per non parlare delle difficoltà legate alla gestione finanziaria e del patrimonio, che per la prima volta nella storia dell’Istituto hanno portato alla bocciatura del bilancio da parte del Civ”.

Questa sfasatura fra la realtà e la sua rappresentazione, prosegue il dirigente sindacale, “rende sempre più urgente una riforma della governance dell’Inps, necessaria per favorire una maggiore partecipazione e una più incisiva vigilanza sull’attività dell’Istituto”. Infine, il segretario confederale sottolinea che “le considerazioni sull’articolo 18, sulla contrattazione e sulla rappresentanza e quelle sugli esiti del Jobs Act, oltre ad essere formulate sulla manomissione strumentale di alcuni dati, non dovrebbero attenere al presidente dell’Inps nell’esercizio della sua funzione”.

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