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Riforma pensioni oggi 16 novembre 2017: Adv, età pensionabile, incontro governo sindacati, pensioni anticipate

Pensioni, Consulta e bonus Poletti, l’Fnp avvisa i pensionati di non fare ricorso. In Internet si stanno moltiplicando i siti che invitano i pensionati a presentare ricorso entro il 31 luglio contro il blocco delle rivalutazioni 2011-2013, blocco che nel 2015 era stato bocciato dalla Corte costituzionale e gli arretrati in parte restituiti con il bonus Poletti. La procedura suggerita costerebbe a ogni pensionato 126,88 euro e si compone di un’azione contro l’Inps e di un ricorso al tribunale competente. «Quelle che circolano sono informazioni parziali e pretestuose – commenta Luigi Bombieri, segretario generale Fnp Veneto, il sindacato dei pensionati Cisl -. Non serve fare ricorso perché la Consulta ha già fissato per il 24 ottobre l’udienza sulla costituzionalità del bonus Poletti».

E la decisione dei giudici avrà ricaduta su tutti i pensionati. Per chiarezza, ripercorriamo la questione: il decreto Salva Italia del 2011 ha bloccato la rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps (cioè superiori a 1.405 euro mensili lordi nel 2012, 1.443 nel 2013), adeguamento poi reintrodotto dal governo Letta. Il blocco ha interessato in Veneto circa 420mila pensionati che, nei due anni di funzionamento, hanno perso una intera mensilità. Un’altra conseguenza è che per il 2014 e 2015 le loro pensioni sono state rivalutate partendo da una base di calcolo più bassa rispetto a quanto dovuto se non ci fosse stato il blocco. Nell’aprile del 2015 la Corte Costituzionale (sentenza num. 70) ha dichiarato illegittimo il decreto Salva Italia, e la risposta del Governo è stat​a​ il decreto legge 65/2015, denominato “bonus Poletti”: invece di un rimborso pieno, è stato dato ad agosto 2015 un rimborso parziale e non a tutti gli aventi diritto. Se in Veneto avrebbe dovuto arrivare circa un miliardo di euro, sono stati erogati invece una tantum assegni variabili da 278 a 750 euro a circa 410mila pensionati. Il bonus Poletti, accusato di non aver rispettato la sentenza della Consulta, è ora oggetto di un altro ricorso alla Corte Costituzionale stessa, che ha fissato per il 24 ottobre l’udienza.

L’eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale del bonus Poletti, precisano dalla Fnp, «produrrà i suoi effetti nei confronti di tutti i pensionati interessati al blocco della perequazione», indipendentemente da se e quando abbiano presentato ricorso. La data del 31 luglio che compare sui siti finiti nella lente del sindacato, continua la Fnp, «non indica un termine perentorio per procedere nei confronti dell’Inps ma, a ben vedere, è funzionale esclusivamente per lo studio legale che porterà avanti le richieste di coloro che, pagando, hanno aderito alle iniziative promosse da detti siti». Fermo restando che ciascuno ha il diritto di procedere giudizialmente se lo ritiene, il sindacato dei pensionati invita ad aspettare la sentenza della Consulta prima di attivare qualsiasi procedura per evitare di spendere inutilmente soldi.

Pensioni anticipate, Ape: tutte le ultime news ad oggi 8 luglio 2017.

Sul fronte pensioni anticipate e Ape, sarebbero già quasi 60mila le domande, presentate per l’Ape social e il pensionamento anticipato per i lavoratori precoci, quando mancano ancora 9 giorni alla scadenza della raccolta. Una cifra, destinata quindi ad aumentare, tanto che si potrebbe arrivare addirittura al raddoppio. Un vero e proprio boom, ma i soldi sono sempre gli stessi. Per il 2017 la copertura finanziaria per l’Ape social è di 300 milioni di euro, mentre per i lavoratori precoci, chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni di età e ha almeno 41 anni di contributi, è di 360 milioni di euro. Le prime erogazioni arriveranno a novembre di quest’anno e dovrebbero riguardare 60mila persone. Per gli altri verrà creata una graduatoria entro il 15 ottobre. Il criterio non sarà quello dell’ordine cronologico di presentazione della domanda, ma dell’età del pensionando. “Il monitoraggio – si legge sul sito dell’Inps – viene effettuato sulla base della maggiore prossimità al requisito anagrafico di vecchiaia e, a parità di requisito, sulla base della data di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni”.

Riforma pensioni ed età pensionabile, le ultime news di Giorgio Alleva.

In pensione a 67 anni dal 2019 e quasi a 70 nel 2050, questo sarà lo scenario secondo il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, profilato durante un’audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti modifiche all’articolo 38 della Costituzione per assicurare l’equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali. Il presidente dell’Istat ha sottolineato che l’accesso al trattamento pensionistico si sposterà sempre più avanti.

Considerando gli scenari demografici, Alleva ha delineato “la futura traiettoria dei requisiti d’accesso al pensionamento”.”Dai 66 anni e 7 mesi in vigore per tutte le categorie di lavoratori dal 2018 si passerebbe a 67 anni a partire dal 2019 – ha evidenziato – quindi a 67 anni e 3 mesi dal 2021. Per i successivi aggiornamenti, a partire da quello del 2023, si prevede un incremento di due mesi ogni volta, con la conseguenza che l’età pensionabile salirebbe a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 anni e 11 mesi dal 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051″.Il presidente dell’istituto di statistica ha spiegato poi che i laureati italiani fanno fatica a inserirsi nel mondo del lavoro rispetto alle generazioni che li hanno preceduti: “Nonostante la ripresa dell’occupazione in atto – ha affermato Alleva – le condizioni del mercato del lavoro rappresentano un elemento di criticità per le storie contributive delle nuove generazioni, caratterizzate da carriere lavorative discontinue e da un ingresso sul mercato del lavoro differito rispetto a quanto sperimentato dalle precedenti generazioni”. “In Italia oltre tre quarti della forza lavoro della fascia 15-34 anni è costituita da giovani che hanno 25 anni che – ha evidenziato Alleva – avendo completato gli studi si affacciano sul mondo del lavoro”. Si tratta, ha detto Alleva, di “generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata con importi pensionistici più bassi”.

Pensioni e quattordicesima, le ultime news ad oggi 8 luglio 2017.

Sul fronte pensioni, è arrivata in questi giorni la quattordicesima per circa 3.500.000 pensionati, ma per i pensionati “non basta, si tratta solo di un acconto”. E’ finalmente arrivata il 1 luglio la sospirata quattordicesima mensilità per circa tre milioni e mezzo di pensionati. Un miglioramento atteso e invocato, nonché frutto di impegni e lotte da parte della Anp Cia Toscana che è stata in prima fila in questi anni con manifestazioni in tutta Italia e una petizione popolare che ha raccolto oltre 100mila firme (13.500 in Toscana) e presentata ufficialmente al Parlamento e al Governo lo scorzo anno.

Indubbiamente un risultato importante, che da sollievo a oltre tre milioni e mezzo di pensionati con trattamenti pensionistici al minino o sotto le mille euro. Sono infatti 1 milione e 250 mila i pensionati con prestazioni comprese tra i 750 e i mille euro al mese che la percepiranno, oltre alla crescita del 30% degli importi per circa 2 milioni di pensionati con prestazioni inferiori a 750 euro al mese. Diamo atto al Governo e al Parlamento di aver fatto una scelta politica importante di attenzione verso dei ceti sociali che in questi anni anno sofferto e pagato più di altri il peso della crisi economica. «Tuttavia non basta – commenta Alessandro Del Carlo, presidente Anp Cia Toscana -; è un intervento che consideriamo “un acconto” sia nella quantità che nelle modalità. Intanto chiediamo al Governo e al Parlamento di dichiarare subito che tale intervento sia confermato nella legge di bilancio del 2018 e che sia considerato parte integrante delle prestazioni pensionistiche per i soggetti ai quali è oggi destinata. Inoltre per le pensioni minime non rinunciamo all’obiettivo indicato dalla Carta Sociale Europea, i cui criteri stabiliscono per l’Italia 650 euro mensili. Così come sul tema della indicizzazione delle pensioni siamo ancora a richiedere che sia adottato un sistema capace di individuare un paniere di stesa più rispondente ai consumi primari degli anziani, ovvero, beni alimentari, trasporti, energetici e sanitari».

L’Anp Cia Toscana, pur apprezzando lo sforzo che il governo ha fatto in una fase difficile dell’economia nazionale, considera ancora lontano l’obiettivo di una condizione soddisfacente per i pensionati e gli anziani nel nostro paese. Pensioni ancora troppo basse rispetto alle esigenze, servizi insufficienti, sistema socio sanitario non adeguato soprattutto nelle aree rurali e montane del paese. L’Anp Cia Toscana da sempre attenta e sensibile e sostenitrice verso le politiche per lo sviluppo economico e la crescita dell’occupazione, chiede al governo un forte impegno per recuperare risorse dalla lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, nonché all’abbattimento di privilegi anacronistici che sono fonte d’ingiustizia e risentimento sociale; investendo invece sui soggetti bisognosi, come gli anziani, che sono una risorsa sociale importante per il paese.

Fondi pensione e PEPP, le ultime news ad oggi 8 luglio 2017.

Sul fronte pensioni e previdenza complementare, sono stati presentati i nuovi PEPP, che offrono costi minori e maggiore concorrenza. Questi solo alcuni dei vantaggi dei nuovi prodotti pensionistici individuali denominati PEPP (Pan-european personal pension) lanciati dalla Commissione Europea. Lo scorso 29 giugno, a conclusione di un percorso di elaborazione durato circa 3 anni, la Commissione ha presentato la sua proposta di regolamento del prodotto pensionistico integrativo paneuropeo.“Questo nuovo tipo di pensione individuale volontaria – si legge sul comunicato stampa emesso dalla Commissione Europea – è studiato per offrire ai risparmiatori maggiori possibilità di scelta quando risparmiano per la vecchiaia e per fornire loro prodotti più competitivi”.

Questi nuovi strumenti di risparmio, avranno uno struttura molto standardizzata e semplice e daranno ai consumatori la possibilità di una maggiore scelta grazie all’ampia gamma di fornitori che potranno offrirli. I PEPP avranno infatti gli stessi standard ovunque saranno venduti nell’Unione Europea, il che rappresenta un enorme passo in avanti dal momento che “attualmente il mercato europeo delle pensioni individuali è frammentato e discontinuo”.“Il PEPP – commenta Valdis Dombrovskis, Vicepresidente della Commissione responsabile per la Stabilità finanziaria – “ha un enorme potenziale in quanto offrirà una scelta più ampia ai risparmiatori che desiderano risparmiare per la pensione. Stimolerà la concorrenza, permettendo a più fornitori di offrire questo prodotto al di fuori dei loro rispettivi mercati nazionali”. La raccomandazione della Commissione Europea è quella di concedere a questi prodotti un trattamento fiscale analogo a quello applicato ai prodotti nazionali. I PEPP per ora sono ancora una proposta che dovrà essere discussa in sede di Parlamento e di Consiglio europeo.

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