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Riforma pensioni, oggi 13 ottobre 2017: mobilitazione sindacati, Ape, precoci, cumulo, circolare Inps

Riforma pensioni, oggi 12 luglio 2017.  Ieri si è tenuto il nuovo incontro tra governo e sindacati sul tema delle pensioni. Secondo le prime news riportate dall’agenzia di stampa Ansa, il governo sarebbe studiando dei meccanismi per agevolare l’uscita delle donne attraverso l’Ape Social. Secondo quanto si apprende l’esecutivo sarebbe disponibile a valutare degli ‘sconti’ contributivi per le lavoratrici basati sui periodi di cura, assistenza e maternità, all’interno del meccanismo dell’anticipo pensionistico. Sistema che oggi fissa a 63 anni il requisito di età e a 30 quello contributivo in caso di disoccupazione o assistenza a parenti gravemente malati (l’asticella si alza a 36 anni per i lavori gravosi). L’obiettivo dell’operazione sarebbe quello di ridurre le disparità di genere sul fronte previdenziale. E sulla questione dall’esecutivo sarebbe arrivata un’apertura a dare attenzione al tema attraverso soluzioni innovative.

Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, a margine di un convegno del sindacato, a poche ore dall’incontro tecnico che i sindacati con l’esecutivo sul tema delle pensioni, aveva per parte sua riaffermato: “Anche se abbiamo tempo, dobbiamo mettere le basi per una contribuzione figurativa per le attività discontinue” dovute al “precariato per i giovani e per le donne al ruolo che hanno nella cura della famiglia. Altrimenti si rischia di non dare loro una prospettiva per il futuro”. Sul fronte dell’innalzamento automatico dell’età pensionistica, Barbagallo ha ribadito la contrarietà: “Noi lo diciamo da sempre, oggi siamo d’accordo con l’iniziativa di Damiano e Sacconi. Anche perché non ne capiamo i motivi: in Europa siamo sopra la media per età pensionistica, così come siamo sopra per tassazione, ma sotto per valore reale dei salari”, ha concluso.

Riforma pensioni ed età pensionabile, le ultime news e dichiarazioni di Cesare Damiano e Maurizio Sacconi.

I presidenti della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd) e del Senato Maurizio Sacconi (Epi) si sono mostrati molto uniti sul punto, ed hanno infatti chiesto il rinvio del prossimo adeguamento, visto che “il sistema italiano si caratterizza già ora per il primato globale dell’età di pensione”. “Fermi restando gli obiettivi di sostenibilità nel lungo periodo – aggiungono – un po’ di buon senso aiuterebbe la società a ritrovare fiducia nel sistema previdenziale”. L’unica via possibile per fermare un automatismo che altrimenti scatterebbe in autunno, all’indomani della pubblicazione da parte dell’Istat dei nuovi dati sull’aspettativa di vita degli italiani, è la prossima legge di Bilancio. “Visti i tempi stretti, una norma della legge di Bilancio potrebbe essere la sede naturale per modificare i criteri di allungamento dell’età pensionabile”, suggeriscono Damiano e Sacconi.

Lavorare ad un rinvio strutturale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alle aspettative di vita. E’ questo l’appello che i presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, girano a Governo e Parlamento nel tentativo di scongiurare l’aumento automatico dell’età pensionabile a 67 anni (66+11 mesi per l’esattezza) che potrebbe scattare già dal prossimo autunno, con una semplice atto amministrativo, per entrare in vigore, come previsto dalla riforma Fornero, dal 1 gennaio 2019. Gli effetti dirompenti di questo automatismo che peraltro dal 2019 scatterebbe ogni 2 anni e non più ogni 3, stanno tutti in una tabella, nota da tempo, il cui impatto però , dicono ad una sola voce, resta “inconcepibile oltre che irragionevole”: dai 67 anni del 2019, infatti, si passerebbe ai 67+3 mesi nel 2021, ai 68+1 mese nel 2031, ai 68+11 mesi nel 2041 fino ai 69+9 mesi , quasi 70) del 2051.

Secondo quanto riportato da Repubblica Damiano ha ribadito: “Se dovessimo procedere di questo passo, dal 2019 con adeguamenti biennali e poi a salire, non solo avremo i 67 anni nel 2019, ma nel 2051 arriveremo a quasi 70 anni. E’ evidente che questa scala mobile applicata al momento della pensione va affrontata con una una nuova normativa che non solo impedisca di arrivare allo scalino del 2019 ma impedisca il procedere di questa gradualità automatica nel corso del tempo. E, tra l’altro, non solo l’età della pensione si sposta continuamente con questa scala mobile, ma paradossalmente più tardi si va in pensione e peggio agiranno i coefficienti di compensazione (che riguardano le pensioni calcolate con il metodo contributivo). C’è un meccanismo perverso che fa in modo che più tardi si va in pensione, peggio agiscono i coefficienti di trasformazione, annullando gli effetti positivi dei nuovi anni che si vanno ad aggiungere. E’ una contraddizione che si sia fatta una battaglia per la flessibilità, con l’anticipo a 63 anni con l’Ape, e contestualmente si abbia adesso un ulteriore aumento dell’età della pensione”.

Anche Sacconi si è detto d’accordo ed ha ribadito: “Io e Damiano ci siamo caratterizzati in passato per le opinioni diverse, ma stavolta, come dicono a Roma, quanno ce vo’ ce vo’! La manovra Fornero non ha di fatto previsto una vera transizione, per cui persone già prossime all’età di pensione all’atto della sua approvazione hanno subito l’allungamento dell’età lavorativa fino a sei anni. Occorre tornare a una logica di umanità, una logica troppo tecnocratica ci ha portati oltre. Un ulteriore allungamento si tradurrebbe in un atto di affievolimento del patto tra lo Stato e il cittadino, con svantaggi ulteriori per le donne, che hanno una situazione contributiva più frammentata. Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo”.

Pensioni e quattordicesima, le ultime news dall’Inca e Spi Cgil.

Anche i pensionati umbri hanno ricevuto nei giorni scorsi per la prima volta la quattordicesima allargata, ovvero l’assegno che spetta a chi abbia compiuto 64 anni di età e abbia una pensione fino a 1.000 euro lordi al mese. Si tratta in media di circa 500 euro, dunque una cifra molto importante soprattutto per chi ha pensioni basse. Solo che, denunciano Inca Cgil e Spi Cgil dell’Umbria, non per tutti è andata così: “Abbiamo ricevuto segnalazioni di mancati pagamenti – spiegano Anna Rita Manuali e Maria Rita Paggio, rispettivamente coordinatrice regionale Inca e segretaria generale Spi Umbria – da parte di cittadini che avrebbero avuto diritto all’assegno, ma che non se lo sono visto accreditare sulla pensione di luglio, come previsto”.

Ecco allora che il patronato e il sindacato pensionati invitano tutti i pensionati umbri, ex pubblici ed ex privati, a verificare l’avvenuto pagamento: “I nostri uffici del patronato e le leghe pensionati su tutto il territorio regionale sono a disposizione per effettuare le verifiche necessarie – dicono ancora Manuali e Paggio – anche sulla correttezza degli importi erogati. Non vorremmo infatti che, dopo una lunga battaglia del sindacato che ha portato all’accordo del 28 settembre 2016 per l’estensione della quattordicesima, chi ne ha diritto restasse escluso per errori o problemi di carattere meramente burocratico”.

Pensioni anticipate e Ape, le ultime news di Tommaso Nannicini.

Sul fronte pensioni anticipate, Tommaso Nannicini ha difeso l’Ape social dalle critiche che sono arrivate nelle ultime settimane, soprattutto quelle in cui si parla di un “quadro preoccupante” visto che ci sono file ai patronati per avere assistenza a presentare la domanda in tempi ristretti. L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha così sottolineato in un post su Facebook: «Si parla di file ai patronati per l’Ape sociale come se fosse un flop e non il segno che la misura incontra una forte domanda sociale. Si dice che la domanda telematica è complessa e “tende a scoraggiare i meno preparati”, ma i patronati svolgono esattamente questa funzione: aiutare i meno preparati! Si parla di scadenza al 15 luglio ma non si precisa che è solo per rientrare nella prima graduatoria, poi le domande andranno avanti e la seconda graduatoria uscirà pochi mesi dopo. Certo, la finestra del 15 luglio poteva essere estesa almeno per permettere di completare le domande con alcune documentazioni che richiedono più tempo (vedi l’autocertificazione del datore di lavoro sui lavori gravosi) e l’Inps poteva prendersi meno di tre mesi per fare le graduatorie.»

«Ma si dovrebbe almeno riconoscere che proprio alcune innovazioni nella procedura, ribadisce Nannicini – come l’autocertificazione, permetteranno di accedere ai benefici a molte più persone rispetto a interventi del passato come la disciplina sui lavori usuranti: quando un tuo diritto rischiava di restare sulla carta perché non ritrovavi un pezzo di carta! Alla fine, insomma, più che a un “quadro preoccupante” siamo di fronte a una misura che ha colto nel segno e che ha solo bisogno di essere messa a punto nelle procedure (e magari nelle platee quando il monitoraggio ne valuterà gli effetti reali). Non per niente in poche settimane le domande presentate per Ape sociale e intervento sui lavoratori precoci sono già più di 51 mila, a fronte di una platea stimata di 60 mila potenziali beneficiari».

Pensioni anticipate, ape social, le repliche di Walter Rizzetto alle parole di Nannicini.

Le parole di Tommaso Nannicini riguardo l’Ape social, definita una misura che ha colto nel segno, ha visto le repliche di Walter Rizzetto, che su Twitter ha scritto “Esultare per le domande di #apesociale quando queste persone già dovevano essere in pensione è come tagliarsi le pal.e per fare dispetto…”.

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