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Riforma pensioni, oggi 21 settembre 2017: età pensionabile, indicizzazione pensioni, previdenza complementare

Riforma pensioni, le novità ad oggi 15 luglio 2017. Le ultime news sul fronte pensioni parlano di un costo di circa 1,2 miliardi di euro impedire l’aumento dell’età per la pensione a 67 anni. E’ quanto si apprende da fonti vicine al dossier. Sarebbe quindi questa la stima dell’impatto sulla spesa pensionistica. Effetto che si produrrebbe nel 2019 se si decidesse di bloccare l’asticella a 66 anni e 7 mesi. Il congelamento della misura che prevede l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è al centro del dibattito sulle pensioni, visto che la decisione deve essere presa entro quest’anno. I sindacati chiedono di intervenire per evitarlo.

Riforma pensioni e fase due, le news di Roberto Ghiselli.

“Se il governo non ci dà risposte riprenderemo la mobilitazione”. Così il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, a margine dell’attivo unitario, con Cisl e Uil, sulle pensioni. “Un’iniziativa riuscita, con oltre 300 delegati” che si sono riuniti, spiega il sindacalista. Per Ghiselli “è necessario un confronto costruttivo” sulla cosiddetta fase due delle pensioni, che ha al centro le garanzie dei giovani di oggi, e sul nodo dell’età d’uscita, con l’obiettivo di “sterilizzare” l’adeguamento all’aspettativa di vita (il rischio è che si arrivi a 67 anni nel 2019).

Riforma pensioni e fase due, le news di Ivan Pedretti.

Il segretario dello Spi Cgil Ivan Pedretti, a margine dell’assemblea unitaria di due giorni fa, ha così dichiarato in un post su Facebook:”Oggi importante assemblea unitaria a Roma sulle pensioni. Stiamo portando avanti un confronto complicato con il governo. Per ora si sta procedendo a rilento e questo non va bene. Ci vuole un impegno politico preciso da parte del governo e soprattutto ci vogliono le risorse necessarie per dare risposte ai giovani, lavoratori e pensionati. Se il confronto non dovesse produrre dei risultati è del tutto evidente che dovremo pensare a come mobilitarci”.

Riforma pensioni ed età pensionabile, le novità e le ultime dichiarazioni di Domenico Proietti.

“Il Governo sta facendo dei piccoli passi in avanti, ci aspettiamo delle risposte in questi giorni”. Cosi’ il segretario confederale della UIL, Domenico Proietti, intervenendo sul tema delle pensioni a margine dell’attivo unitario con Cgil e Cisl. Quanto al blocco dell’età pensionabile, che rischia di salire a 67 anni nel 2019, il sindacalista sottolinea come “anche il parlamento si sia schierato per impedire l’aumento”, ricordando l’appello ‘bipartisan’ dei presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato.
Dopo il tavolo tecnico di martedì, il confronto al ministero del Lavoro dovrebbe riprendere a breve, per arrivare a un punto politico a fine mese. Tra le questioni da affrontare, evidenzia Proietti, ci sono anche “le pensioni di garanzia per i giovani, i bonus contributivi per le donne impegnate in periodi di cura e la riforma della governance dell’Inps, perchè non ci può essere un solo uomo al comando”.

Riforma pensioni, Rita, età pensionabile, aspettativa di vita, le ultime news.

Il primo nodo da affrontare è quello dell’aspettativa di vita che potrebbe far salire ancora l’età per l’andata in pensione dal gennaio 2019, portandola da 66 anni e 8 mesi a 67 anni. I sindacati chiedono il blocco e il ministro Poletti li ha rassicurati sulla volontà del governo di non far salire ancora il paletto per la pensione. Il governo e il parlamento, poi, stanno studiando meccanismi per aiutare i giovani nelle loro pensioni future. Il governo starebbe pensando ad meccanismo di anticipo della previdenza privata analogo a Rita, ovvero la Rendita integrativa temporanea anticipata già prevista per accompagnare l’Ape volontaria. Il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano ipotizza invece una pensione contributiva di garanzia che “fissi un tetto di pensione dignitosa di almeno 1.000 euro netti, per chi ha una pensione liquidata in modo totalmente contributivo, aiutando a raggiungere questo obiettivo chi non ce la fa con i propri contributi”.

Riforma pensioni, le news di Maurizio Sacconi.

Sul fronte riforma pensioni ed età pensionabile, Maurizio Sacconi, presidente della commissione lavoro al Senato, sottolinea che con il collega Damiano condivido l’esigenza di una sorta di “pit stop” nel percorso di crescita dell’età di pensione. Si tratta non soltanto di introdurre una transizione per coloro che erano già adulti all’atto di approvazione della riforma e che sono stati improvvisamente richiesti di allungare fino a sei anni l’attività lavorativa.

Aldilà di questo immediato risultato, vogliamo aprire una più generale riflessione su un sistema previdenziale rigido e perciò incoerente con un mercato del lavoro sempre più discontinuo e flessibile. La riforma è figlia infatti di studi maturati nella dimensione precedente la grande crisi per cui, fermi restando gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo, deve essere consentita una riflessione sulla possibilità di edificare un modello previdenziale a più pilastri, molto più adattabile rispetto alle esigenze di ciascuna persona, molto più equo nel riconoscere il valore sociale di attività come la maternità o il lavoro di cura”. Lo scrive nel blog dell’Associazione amici di Marco Biagi il presidente Maurizio Sacconi.

Riforma pensioni, le ultime dichiarazioni di Cesare Damiano.

Le ultime news sul fronte riforma pensioni ed età pensionabile vengono fornite da Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che dichiara: “Fonti (governative?) non meglio precisate ‘vicine al dossier’, avrebbero stimato in 1,2 miliardi di euro il costo di una normativa di legge che eviti di far salire l’età pensionabile di pari passo con l’innalzamento dell’aspettativa di vita, come proposto dal sottoscritto insieme a Sacconi. Quando si parla di previdenza siamo abituati a sentire stime di ogni genere, il più delle volte infondate”. “Per valutare un costo – ha continuato Damiano – bisogna, in primo luogo, conoscere una proposta. Quello che abbiamo suggerito con il collega Sacconi, non è la cancellazione della norma, ma un suo robusto rallentamento.

In ogni caso, se anche si trattasse di 1,2 miliardi di euro, sarebbero risorse ben spese, soprattutto a vantaggio dei giovani e delle donne”. “Quello che non bisogna dimenticare – continua Damiano – è il Documento di Economia e Finanza del 2017, che indica con chiarezza i risparmi cumulativi che si produrranno con le varie riforme pensionistiche dal 2004 al 2050: si tratta di 60 punti di PIL, per un valore di circa 900 miliardi di euro”. “Basta fare un calcolo: 1,2 miliardi, che pure costituiscono una valutazione del tutto arbitraria, rappresentano lo 0,13% di 900 miliardi. Si può fare, perché è giunto il momento di restituire qualcosa alle pensioni”, ha concluso il presidente della commissione Lavoro alla Camera.

Pensioni, Opzione donna, Ape, età pensionabile, le ultime news di Patrizia Maestri.

Anche la deputata Pd Patrizia Maestri, componente della Commissione Lavoro della Camera ha manifestato la sua Adesione alla proposta dei Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato sul blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile. “L’iniziativa dei Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano (PD) e Maurizio Sacconi (Epi), per il “rinvio strutturale” dell’adeguamento dell’età della pensione all’aspettativa di vita è più che opportuna e trova il mio convinto sostegno perché si inserisce nel percorso di revisione complessiva della legge Fornero che abbiamo portato avanti in questi anni risolvendo la questione esodati ed introducendo importanti elementi di flessibilità per l’uscita dal lavoro”, ha sottolineato la deputata Pd Patrizia Maestri.

“Sulla base del sistema di adeguamento automatico all’aspettativa di vita, introdotto nel 2010 da Berlusconi e Tremonti al governo insieme alla Lega Nord, a gennaio 2019 l’età per la pensione di vecchiaia salirebbe da 66 anni e 7 mesi a 67 anni, per poi passare a 67 anni e 3 mesi nel 2021, a 68 anni e 1 mese nel 2031, 68 anni e 11 mesi nel 2041, 69 anni e 9 mesi nel 2051” – ha ricordato Patrizia Maestri – “Così facendo il nostro Paese, in Europa, risulterebbe quello che avrebbe nello stesso momento la più alta età di pensionamento e il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Una contraddizione in termini che dobbiamo affrontare e risolvere”.

L’impegno per la flessibilità in uscita, ottenuta in questi anni con l’APE, Opzione Donna e i benefici per i lavoratori precoci e gli addetti ai lavori usuranti e gravosi, rischia veramente di essere vanificata da un innalzamento indiscriminato dell’età pensionabile di cui, principalmente, subirebbero gli effetti le donne e i giovani che a causa delle carriere spesso discontinue si vedrebbero condannati ad una pensione di vecchiaia irraggiungibile. Quella di rinviare in modo definitivo questo incremento anagrafico è una battaglia bipartisan e di buon senso che Governo e Parlamento non potranno ignorare”.

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