CONDIVIDI
Riforma pensioni, oggi 11 settembre 2017: pensioni anticipate, Ape donna, flessibilità, prossimi incontri

Riforma pensioni, le novità di oggi 16 luglio 2017. Le ultime news sul fronte previdenza e pensioni vengono rilasciate dall’onorevole Cesare Damiano, che parte dall’analisi del Report della Ragioneria Generale dello Stato per fare un’analisi sul concetto di previdenza e di assistenza. Sottolinea Damiano: “I dati relativi alla spesa pensionistica in rapporto al Prodotto Interno Lordo continuano a essere falsati. Il più recente Report della Ragioneria Generale dello Stato, come riportato oggi da alcuni quotidiani, indica una crescita della sua incidenza a partire dal 2019, che arriva fino a un massimo del 16,3% nel 2044”.

Secondo il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera “l’errore di questi calcoli deriva dal fatto che si sommano ai costi previdenziali anche quelli per l’assistenza e, soprattutto, non si considera il peso delle tasse sulle pensioni. Tasse che ammontano a circa 50 miliardi di euro all’anno e che vengono, quindi, restituite allo Stato dai pensionati: di conseguenza non è giusto calcolarle come costo. Se il dato della spesa pensionistica viene depurato da assistenza e tasse, il 16% di incidenza si assesta attorno a un più ragionevole 12%, perfettamente allineato con la media europea”.

Riforma pensioni, le news su età pensionabile ed aspettativa di vita.

Per Damianol’uso improprio dei dati alimenta ancora una volta l’attacco al sistema pensionistico e serve a sbarrare la strada alla iniziativa che, insieme a Sacconi, stiamo conducendo per proporre al Governo di rivedere e rallentare il meccanismo dell’età pensionabile agganciato alla aspettativa di vita. Si tratta di una iniziativa che va soprattutto a vantaggio delle categorie più deboli nel mercato del lavoro: i giovani e le donne”.

Riforma pensioni, Fase due, le novità di Ghiselli, Petriccioli e Proietti.

Pochi giorni fa si è tenuto l’incontro a Roma dell’Attivo nazionale dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil sulla Fase due del confronto con l’Esecutivo sulla previdenza. I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti all’esito di tale riunione hanno lanciato questo messaggio:«Cgil, Cisl e Uil sono determinate a continuare il confronto con il Governo per sviluppare i temi individuati un anno fa nel Verbale di sintesi e realizzare così un nuovo disegno organico, sostenibile economicamente e socialmente, per il nostro sistema previdenziale, in coerenza con la Piattaforma sindacale unitaria. Ma il tavolo dovrà portare a risposte positive da concretizzare già nella prossima legge di bilancio. Il sindacato è mobilitato per conseguire questi obiettivi”.

I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti hanno rilanciato la proposta della pensione contributiva di garanzia “per dare prospettiva previdenziale ai giovani e a chi ha carriere lavorative fragili”, che “dovrà essere incardinata nel sistema contributivo ma con dei correttivi solidaristici, sostenuti dalla fiscalità generale, e che dovrà valorizzare anche il lavoro di cura e le specificità di genere». Centrali i nodi della flessibilità in uscita e del superamento degli automatismi legati alle aspettative di vita poiché «non è pensabile ipotizzare ulteriori aumenti dell’età pensionabile, dal momento che già oggi le norme italiane sono fra le più penalizzanti in Europa. Occorre tenere conto dei profili sociali e delle differenze legate ai singoli percorsi lavorativi».

Riforma pensioni: previdenza complementare e rivalutazione delle pensioni.

Nella Fase due si deve intervenire anche sulla previdenza complementare. Obiettivo dei sindacati «rimuovere gli ostacoli che oggi limitano l’accesso ai lavoratori dei settori pubblici e privati, a cominciare dai dipendenti delle piccole e piccolissime imprese». Importante poi «favorire l´investimento di una parte delle risorse dei Fondi pensione contrattuali in investimenti strategici per il Paese” e «la parificazione della tassazione fra i lavoratori pubblici e privati».

Cgil, Cisl e Uil, inoltre, concordano nella necessità di “sostenere la tutela del potere d’acquisto dei trattamenti pensionistici in essere” e ribadiscono le richieste di riforma della governance di Inps e Inail e di completare il processo di separazione contabile tra previdenza e assistenza. “Siamo consapevoli – concludono Ghiselli, Petriccioli e Proietti – che questo confronto si svolge nella fase particolare di fine legislatura: proprio per questo chiediamo coerenza e concretezza, poiché l’unica e ultima possibilità di intervenire è la Legge di bilancio”.

Riforma pensioni ed età pensionabile: le ultime news di Roberto Ghiselli.

“Il ministro del Lavoro sembra non cogliere la sollecitazione che Cgil, Cisl e Uil hanno evidenziato con l’attivo di ieri. È necessario che il governo inizi a dare delle risposte concrete ai tutti i punti in discussione in questa fase e si impegni a bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile”. Così il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli replica al ministro Poletti che oggi, parlando a proposito dell’eventuale blocco dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile a 67 previsto per il 2019, ha detto “Ne parleremo dopo l’estate, quando avremo le informazioni dall’Istat che ci darà i nuovi dati sull’aspettativa media di vita e avremo il quadro della situazione”.“Le ragioni per bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile – aggiunge Ghiselli – sono evidenti già ora e non è pensabile aspettare l’autunno per affrontare questa questione. L’Italia è il paese che ha già l’età di pensione più alta in Europa e un ulteriore balzo renderebbe la cosa socialmente insostenibile”.

Pensioni, diritti e previdenza donne: il contributo di Anna Giacobbe sulle Donne e lavoro, diritti e libertà.

L’onorevole Anna Giacobbe, in un’interessante disamina sul suo blog, ha parlato dei diritti e del rafforzamento delle politiche di tutela delle lavoratrici, e del riconoscimento e valorizzazione dei lavori di cura. «Certo è importante – sottolinea la Giacobbe – la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura. Da un lato c’è il sostegno a maternità e paternità, con qualche risultato raggiunto: da valorizzare e rafforzare. Dall’altra il ritorno del carico di lavoro di cura, soprattutto sulle donne, per carenze di supporto alla non autosufficienza: il tema non è tanto e solo la “conciliazione”, ma una politica per il sostegno alle condizioni di non autosufficienza e il riconoscimento del lavoro di cura a fini previdenziali.

Nella relazione della Commissione Europea sulla condizione dei singoli paesi, si mette in evidenza come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia strettamente dipendente dai costi dei servizi per l’infanzia e si dice chiaramente che la disponibilità di servizi di assistenza abbordabili per i bambini e per gli anziani contribuisce ad accrescere l’occupazione femminile in misura maggiore rispetto all’erogazione di prestazioni in denaro. Inoltre, nei servizi di assistenza per bambini e anziani, nelle scuole per l’infanzia e nelle scuole elementari sono normalmente occupate più donne che uomini e il potenziamento degli orari del tempo pieno e tempo prolungato nelle scuole comporterebbe maggiore occupazione femminile e, pertanto, l’investimento in tali settori implicherebbe naturalmente anche un aumento dell’occupazione femminile, con benefici effetti sulla dinamica economica e sui livelli di contribuzione. Pure in questo caso, possiamo superare la logica dei bonus e tornare ad investire sui servizi non solo a gestione pubblica? Anche, ma mettendosi in condizione di verificare qualità ed efficacia. Molto ci sarebbe da dire su questo punto», ha concluso l’onorevole Anna Giacobbe.

Pensioni anticipate e Ape, le ultime news ad oggi 16 luglio 2017.

Poche ore prima della scadenza del termine, ora scaduto, per la presentazione della domanda per l’Ape sociale sono arrivati gli ultimi chiarimenti su tutti i casi specifici. L’Inps ha infatti pubblicato sul suo sito le risposte a 38 domande relative all’indennità (TUTTE LE FAQ, il testo integrale). Una delle FAQ era sul lavoro autonomo. Il lavoratore autonomo che ha cessato l’attività può richiedere l’Ape sociale? “La semplice cessazione di attività commerciale – spiega l’Inps – non è sufficiente al riconoscimento del beneficio” in quanto “l’Ape sociale è concessa ai soggetti che, oltre ad essere iscritti alle gestione espressamente indicate dalla legge e ad essere in possesso di determinati requisiti anagrafico/contributivi, siano in particolari condizioni previste dalla legge (in breve: in stato di disoccupazione, che assiste un soggetto con handicap grave, invalido al 74%, lavoratore che svolge attività c.d. “gravose”) ed abbiano cessato l’attività lavorativa”.

Un’altra FAQ aveva ad oggetto il requisito dell’inoccupazione. Non può presentare istanza il soggetto inoccupato che non ha percepito e non percepisce Naspi perché non può accedere a tale prestazione. “Ai fini della presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso per l’ape sociale – scrive l’Inps – è indispensabile aver goduto interamente della prestazione di disoccupazione ed avere lo status di disoccupato per almeno tre mesi dopo il termine della stessa”. “Il beneficio – si precisa – non si estende ai soggetti semplicemente inoccupati che non abbiano diritto a conseguire alcuna prestazione di disoccupazione per mancanza dei requisiti necessari ai sensi della normativa vigente”.

Per le stesse ragioni non rientrano nei possibili destinatari dell’Ape sociale neanche “i lavoratori disoccupati secondo le fattispecie previste ma che – a vario titolo (il soggetto non era destinatario della specifica assicurazione al momento del licenziamento, ovvero non aveva il requisito di contribuzione, ovvero non ne abbia fatto domanda) – non hanno goduto di alcun trattamento per disoccupazione”. Allo stesso modo i soggetti che non hanno goduto della prestazione di disoccupazione perché non l’hanno richiesta nei termini oppure perché non ne avevano i requisiti non possono richiedere l’accesso al beneficio di Ape sociale nel caso l’attività lavorativa risulti cessata per uno dei tre motivi indicati rispettivamente all’art.2, comma 1 lett.a) del DPCM n.88/2017 e art.3, comma 1 lettera) del DPCM n.87/2017.

Inoltre, l’Inps ha precisato che “un lavoratore che cessi l’attività lavorativa in seguito alla scadenza naturale di un contratto a termine non rientra tra i potenziali beneficiari dell’Ape sociale. Questo tuttavia non esclude – si aggiunge – che anche un lavoratore a termine, ove sia licenziato prima della naturale scadenza del contratto, possa, in presenza di tutti i requisiti e le condizioni normativamente previsti, accedere all’Ape sociale”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONDIVIDI