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Riforma pensioni, oggi 17 luglio 2017: Ape, pensioni anticipate, flessibilità, età pensionabile

Riforma pensioni, le ultime novità ad oggi 17 luglio 2017. Le ultime news sul fronte pensioni, età pensionabile aspettativa di vita vengono fornite dal presidente dell’Inps Tito Boeri in un’intervista rilasciata a Il Sole24Ore. Per il presidente Boeri “bloccare gli adeguamenti dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita è sbagliato. Significherebbe restituire all’arbitrio politico un modello basato su regole automatiche che assicurano la stabilità del sistema e, dopo la lunga stagione delle salvaguardie per gli esodati, riaprire le maglie nel momento più delicato, visto che nei prossimi 25-30 anni la spesa pensionistica è destinata a crescere a causa del ritiro dal mercato del lavoro dei babyboomers”. Lo spiega nell’intervista al Sole24Ore, sgombrando il campo da un cifra circolata nei giorni scorsi: “Quel miliardo e 200 milioni di cui si parla in caso di mantenimento al 2019 del requisito di vecchiaia a 66,7 anni non esiste. Non è nelle simulazioni che stiamo preparando per il Governo, valutazioni che sono e restano riservate”.

Per il Presidente Boeri è pericolosissimo toccare ora questo meccanismo:”Pensiamo alle generazioni che hanno già vissuto questi adeguamenti, per esempio con l’aumento di 4 mesi scattato nel 2016 o prima ancora di 3 mesi scattato nel 2013. C’è chi, per esempio, ha preso l’opzione donna con l’aspettativa che ci sarebbe stato l’aumento dei requisiti del 2019 e ha subito una penalizzazione. Ora tutti questi pensionati si troverebbero improvvisamente di fronte a una situazione che cambia”. Per Boeri “guardando in avanti, invece, una volta rotto l’automatismo si ricadrebbe nei processi discrezionali del passato: le ragioni del ciclo politico tenderanno a rinviare ogni volta qualunque indicizzazione del sistema alla speranza di vita”.

Riforma pensioni, età pensionabile, aspettativa di vita, anticipo pensionistico: le ultime news di Tito Boeri.

Alla domanda sul fatto che l’Italia abbia i requisiti di pensionamento più alti d’Europa, Boeri replica:”Non è vero. Bisogna guardare all’età effettiva di pensionamento, che in Italia è più bassa che in Germania e della media europea. I dati 2014 lo dimostrano: da noi si va in pensione appena sopra ai 62 anni, mentre in Germania a 65 anni. Dal 2011 a oggi l’età effettiva di pensionamento delle donne è salita di 3,9 anni quella degli uomini di soli 9 mesi e l’anno prossimo scatta l’allineamento dei requisiti uguali per tutti, peccato che il mercato del lavoro per donne e uomini è un po’diverso.

Le donne hanno penalizzazioni molto forti, vanno il pensione con la vecchiaia e non con l’anticipo perché le loro carriere lavorative sono più frammentate. Bisogna agire sulle fonti di queste discontinuità, riducendo il precariato e imponendo congedi di paternità obbligatori non simbolici come quelli attuali. Pericoloso invece tornare a regimi diversi tra uomini e donne sull’età di pensionamento. Può permettere alle imprese di ridurre ulteriormente la manodopera femminile mettendo molte donne nella condizione di dover vivere a lungo con pensioni inadeguate. La strada da seguire era quella flessibilità in uscita che avevamo proposto a suo tempo, che dava soprattutto alle donne possibilità più ampie, adeguate e sostenibili di uscita”.

Per Boeri “il blocco sull’età senza toccare i coefficienti di trasformazione non mette in squilibrio il sistema. Visto che il flusso attuale vede in uscita pensioni miste, con una quota prevalente di calcolo ancora retributivo, i coefficienti di trasformazione hanno un ruolo marginale nel determinare il livello delle pensioni. In prospettiva avremo invece un problema di pensioni troppo basse, soprattutto per le donne. Si rischia di incentivare uscite anticipate, imposte dal datore di lavoro, con assegni molto leggeri perché calcolati su aspettative di vita lunghe. Come si diceva, ci rimetterebbero soprattutto le donne, che hanno minore potere contrattuale e maggiore bisogno di accrescere il montante contributivo”.

Riforma pensioni, età pensionabile: le repliche di Cesare Damiano e Maurizio Sacconi a Tito Boeri.

Dopo le dichiarazioni di Tito Boeri è arrivata la replica del presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, e del presidente della Commissione Lavoro al Senato Maurizio Sacconi, che hanno così commentato le sue parole: “L’intervista del Presidente dell’Inps Tito Boeri, apparsa su Il Sole 24 Ore, è mossa da un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile. Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”.

Cesare Damiano e Maurizio Sacconi hanno concluso ponendo l’accento sulle penalizzazioni che rischiano le generazioni future:”Il sistema oggi penalizza soprattutto le giovani generazioni che avranno la certezza di andare in pensione a quasi 70 anni”. “Siamo ben consapevoli delle esigenze di sostenibilità nel lungo periodo per cui ci confronteremo, numeri alla mano, con il governo nelle sedi parlamentari”, concludono i Presidenti.

Riforma pensioni, fase due, pensioni anticipate, età pensionabile: le ultime novità ad oggi 17 luglio 2017.

Si tratta di tracciare un sistema che in qualche modo rallenti l’aumento dell’età pensionabile, che rischia di salire a 67 anni nel 2019, senza creare buchi di bilancio incolmabili e tensioni con Bruxelles. Il tema sarà trattato all’interno della “fase 2” della riforma. La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è nota. I sindacati chiedono di congelare “la scala mobile” che automaticamente sposta in là l’uscita, per ripensare tutto il meccanismo, magari con diverse finestre a seconda del lavoro svolto, posizione appoggiata da Damiano e Sacconi, che propongono di saltare un giro o rinviare l’aggiornamento, diluendolo ogni 5 anni invece che 2. Damiano aggiunge poi un altro elemento: “estendere il blocco” dei requisiti “alle platee che svolgono lavori gravosi”, dalle maestre d’asilo agli infermieri, dagli operai edili ai macchinisti.

Riforma pensioni e fase due: i temi da trattare nella seconda fase del confronto tra governo e sindacati.

I capitoli da affrontare nella seconda fase della riforma delle pensioni sono la “pensione contributiva di garanzia” per i giovani, il rilancio della previdenza complementare con la parificazione tra pubblico e privato, l’eliminazione dei vincoli all’uscita a 63 anni per chi è nel contributivo, la “valorizzazione” del lavoro di cura a fini previdenziali, ribattezzata “bonus donna”, la rivalutazione degli assegni al costo della vita. Tra i punti compare anche: “Nell’ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l’adeguamento alla speranza di vita, valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita”.

Si fa cenno a un rapporto Ocse che spiega come le cose cambino a seconda della “classe” a cui si appartiene, in cui si mettono in guardia i governi affinché non penalizzino sul fronte previdenziale coloro che sono già svantaggiati. L’Ape social in qualche modo va in questa direzione e visti gli ottimi risultati, potrebbe essere la strada attraverso per garantire le tutele e la flessibilità.

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