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Riforma pensioni, oggi 22 settembre 2017: pensioni anticipate, flessibilità, lavori di cura, età pensionabile

Riforma pensioni, oggi 19 luglio 2017: tutte le novità ad oggi. Una pensione di garanzia per i giovani e scivoli all’uscita non generalizzati, per tutti i lavoratori, ma per le fasce deboli, come le donne e chi svolge lavori faticosi. Queste sono le principali linee che seguirà il Pd per mettere a punto una sua proposta di riforma per la ‘fase due’ di riforma delle pensioni. Ne parlato il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, che ha focalizzato l’attenzione su donne e giovani.

Riforma delle pensioni, la proposta di Stefano Patriarca: per i giovani spunta l’assegno minimo da 650 euro.

Tra le proposte emerse spicca quella avanzata da Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, che ha illustrato l’ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Secondo il consigliere di Palazzo Chigi si potrebbe “introdurre anche nel sistema contributivo l’integrazione ad un minimo presidenziale come c’è attualmente nel sistema retributivo”.

Per Patriarca, la struttura “potrebbe essere pari all’attuale minimo complessivo dell’assegno sociale, pari a 650 euro mensili per 20 anni di contributi e potrebbe essere legata in modo parziale alla presenza sul mercato del lavoro. “I 650 euro mensili possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno di contribuzione superiore al 20esimo anno – ha rimarcato Patriarca – fino a un massimo di mille euro” e l’assegno potrebbe valere anche per gli anticipi. L’introduzione dell’integrazione a un minimo previdenziale come nel retributivo, inoltre, determinerebbe un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta.

La pensione di garanzia scatterebbe per chi ha raggiunge i requisiti di età, ma si dovrebbe intervenire anche sugli anticipi, dice Patriarca, sganciando il legame con l’importo che oggi limita le uscite. E ancora, bisognerebbe immaginare “un sistema di redditi ponte” attraverso l’Ape sociale, quella volontaria e la previdenza integrativa. Sarebbe questo l’unico modo “gestire l’innalzamento dell’età”, che vista la crescita dell’aspettativa di vita sembra “ineluttabile”. Certo bisogna mettere mano al portafoglio, Patriarca pensa a “un fondo di solidarietà per il sostegno alle basse contribuzioni”.

Pensioni ed età pensionabile, le ultime news ad oggi 19 luglio 2017.

Più che di uno stop a 67 anni all’età pensionabile “noi pensiamo che si debba parlare di un’altra questione che è l’equità generazionale in questo paese”, dice il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, mentre per la leader della Cgil, Susanna Camusso, l’adeguamento automatico resta “un’iniquità”.Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, invita a rivedere il peso delle pensioni sul Pil e la numero uno della Cgil, Annamaria Furlan, insite per “abbassare i contribuiti per le donne”. Un tema quello delle disparità di genere sui cui apre anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. L’altro, aggiunge il ministro, tema al centro sono i giovani con carriere discontinue”, occorre trovare uno strumento, sottolinea che possiamo chiamate “pensione di garanzia o come vogliamo”.

Pensioni, età pensionabile, le ultime news di Alberto Brambilla.

Di parere opposto e concorde, invece, con il presidente dell’Inps Tito Boeri è Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi & Ricerche Itinerari Previdenziali, e docente all’Università Statale di Milano. «No all’eventuale stop dell’avanzamento dell’età pensionabile perché “ha ragione Tito Boeri: non so giudicare la cifra che secondo il presidente dell’Inps ci costerebbe lo stop (141 mld, ndr), ma tendo a pensare che sia esatta perché Boeri è persona molto seria e preparata». Lo ha dichiarato a Labitalia Alberto Brambilla. Brambilla ha anche parlato dell’iniziativa congiunta dei presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, che, osserva, “si pone un obiettivo sbagliato: l’obiettivo non può essere quello di fermare l’età pensionabile”. “Peraltro -ricorda l’esperto- l’aggancio dell’età di pensione all’aspettativa di vita fu proposto dal Nucleo di valutazione della spesa pensionistica da me presieduto nel 2006 e la proposta fu accolta dal IV Governo Berlusconi con Giulio Tremonti ministro dell’Economia e Maurizio Sacconi ministro del Lavoro. Era l’unica soluzione possibile per tenere in equilibrio il sistema previdenziale”.”Semmai -spiega Brambilla- occorre neutralizzare l’aggancio dell’anzianità contributiva all’aspettativa di vita. Questo sì che è un errore”.

“In Italia ormai si va in pensione con 43 anni di contributi e di questo passo -spiega l’esperto- arriveremo a 45 anni. Un’enormità. Occorrerebbe ripristinare la quota di 41 anni e mezzo perché questa sarebbe la giusta risposta di flessibilità da dare a tutti i lavoratori precoci e le donne. Ben sapendo che chi inizia a lavorare presto spesso fa anche mestieri di un certo tipo, faticosi spesso”. Anche se in questo periodo “la stragrande maggioranza delle persone che lascia il lavoro percepisce assegni pensionistici con la componente retributiva”, per Brambilla ipotesi quali quella del ricalcolo delle pensioni con il solo sistema contributivo, non sono indicate. “Intanto, siamo in uno Stato dove c’è la certezza del diritto e se tu hai assicurato quel trattamento non puoi andare a richiedere i soldi indietro a persona magari di più di 70 anni”, afferma. Poi, spiega Brambilla, “il problema vero non sono né le pensioni retributive né quelle contributive”. “Il tema vero è la voce ‘assistenza’: 100 miliardi l’anno che gravano sul bilancio pubblico. Una spesa che oltretutto continua a crescere: +5,9% all’anno contro l’1,5-1,8% in più all’anno della spesa pensionistica vera e propria”.

Riforma pensioni, le ultime news di Cesare Damiano.

Le ultime news sul fronte riforma pensioni vengono fornite da Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro alla Camera.”Quando si tratta il tema assai delicato delle pensioni, la prima cosa da evitare sono valutazioni improvvisate e sparate fuori bersaglio. Vorrei ricordare a tutti che nel 2016 l’ISTAT ha fornito alcune tabelle che dimostrano come, nel 2015, l’aspettativa di vita, contrariamente al solito, è scesa anziché salire. È passata infatti per gli uomini dagli 80,3 anni del 2014 agli 80,1 del 2015; per le donne, nello stesso periodo, dagli 85 anni agli 84,7. Alla luce di questo andamento sarebbe necessario riconsiderare l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019: saltare questo scalino diventa doveroso”.

Sottolinea Damiano: “Chi difende l’innalzamento periodico dell’età pensionabile dovrebbe, per coerenza, sostenere che l’operazione non si può fare quando l’aspettativa di vita diminuisce, come è capitato nel 2015. O è chiedere troppo? Con buona pace dei 141 miliardi di spesa previsti dall’INPS per un obiettivo di blocco totale che nessuno ha mai chiesto”, conclude Damiano.

Pensioni anticipate, Ape, anticipo pensionistico: le ultime novità ad oggi 19 luglio 2017.

Intanto, sono 66.409 le domande di accesso all’Ape sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci. Lo riferisce l’Inps. In particolare, spiega l’istituto di previdenza, sono 39.777 le domande relative all’Ape sociale e 26.632 quelle relative al pensionamento anticipato per lavoratori precoci. Insomma oltre 66mila lavoratori potranno accedere al beneficio dell’uscita anticipata dal lavoro. Un risultato che “si deve all’accordo fortemente voluto dal sindacato confederale l’anno scorso modificando uno dei punti più sbagliati e socialmente iniqui della legge Fornero”, afferma la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Ora – prosegue – occorre disinnescare il rischio che nel 2019 si determini un ulteriore aumento dei requisiti pensionistici ed evitare che l’aumento dell’aspettativa di vita penalizzi doppiamente le pensioni calcolate col metodo contributivo, sia dal lato del taglio dei coefficienti di trasformazione e dei trattamenti pensionistici, sia determinando un aumento graduale dell’età pensionabile”. Anche se il sindacato saluta con favore i dati, c’è da notare che solo il 23,18% delle domande è stato presentato dalle lavoratrici che, nelle intenzioni, dovevano essere in prima linea nel trarre i benefici della riforma.Dai dati dell’Inps emerge che si tratta di 15.400 richieste su 66.409 totali.

In particolare quelle relative all’Ape sono state 11.668, contro le 28.109 uomini. Le domande per il lavoro precoce, invece, sono state 22.900 uomini e 3.732 donne. Una differenza che riproduce lo squilibrio del mercato del lavoro in Italia. Il rapporto diffuso oggi dalla Commissione Ue spiega che il tasso di occupazione degli uomini è pari al 71,7% e quello delle donne è fermo al 51,6%. Una differenza di venti punti che si confronta con gli 11,6 della media Ue e 11,2 dell’Eurozona. Il maggior numero di domande per l’anticipo della pensione è stato presentato in Lombardia (11.048), seguita dal Veneto (6.701), dalla Sicilia (5.608), dal Piemonte (5.568), dall’Emilia Romagna (4.865), dal Lazio (4.594) e dalla Toscana (4.566). La tipologia di aventi diritto più rappresentata è quella dei lavoratori disoccupati con 34.530 domande, seguiti dagli addetti alle mansioni difficoltose (15.030).

Pensioni anticipate donne e opzione donna, le ultime news.

Orietta Armiliato, del gruppo Facebook Comitato Opzione Donna Social, ieri ha pubblicato sulla pagina del gruppo la risposta dell’On. Alessia Rotta (PD- membro della XI COMMISSIONE LAVORO PUBBLICO E PRIVATO) risposta data alla domanda che le è stata posta sulla propria pagina Facebook, relativa alla proroga del regime sperimentale opzione donna. L’intento della Armiliato è quello di “non contribuire ad alimentare aspettative che, disattese, porteranno ulteriore sconforto/disagio/rabbia etc esacerbando ulteriormente l’animo di quelle donne che attendono soluzioni e che sono già drammaticamente e sufficientemente angustiate”.

DOMANDA: “Da Donna a Donna: «A quando la Proroga di Opzione Donna al 2018?» Renzi aveva sostenuto l’anticipo pensionistico per le Donne, era solo campagna elettorale o ci dobbiamo credere? Ci sono piu’ di 25.000 Donne che sono stanche, disoccupate, al limite …… quando possiamo ricredere in un PD ? Ci sara’ una risposta a questo mio commento SOLO da parte di Alessia Rotta ? Io ci conto grazie ! Noi del Movimiento Opzione Donna ci contiamo.PS. La proroga di Opzione Donna porta ad INPS 24 miliardi di risparmi in 15 anni.”

RISPOSTA: “Xxxxxxx Xxxxxx so bene che l’istanza che presenta il Comitato opzione donna si fonda su una ragione molto seria: l’innalzamento senza gradualità dell’età pensionabile delle donne, disposta per il pubblico impiego nel 2009 e dal “Salva Italia” per il settore privato e autonomo, e la mancanza di qualsiasi riconoscimento della differenza di genere hanno generato un disagio per molte lavoratrici. Come sapete per superare le interpretazioni delle circolari INPS, fortemente restrittive sull’applicazione di OD, che esiste dal 2004 ma che ha avuto appeal dopo la Fornero, sono stati necessari molti interventi.

La legge di Bilancio 2016 è intervenuta su opzione donna per consentire di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età alle lavoratrici dipendenti (58 se autonome) che hanno maturato i requisiti nell’ultimo quadrimestre del 2015: senza questo intervento quelle donne sarebbero state escluse dalla possibilità di utilizzarla. Nella Legge di Bilancio 2017 è stata inserita una norma che ha consentito di superare l’ultimo ostacolo, quello riguardante le nate nell’ultimo trimestre. Ma la Ragioneria dello Stato e l’INPS, sulla base del fatto che il diritto è “cristallizzato” e quindi le donne potrebbero utilizzare l’opzione anche oltre il termine in cui maturano il diritto, hanno preteso di congelare lo stanziamento della legge di Stabilità 2016 e che fossero stanziate ulteriori risorse. Questo ha determinato il fatto che qualsiasi ulteriore proroga non possa essere automaticamente finanziata con risparmi dei precedenti interventi, e che il costo verrebbe quantificato con gli stessi criteri, certo sproporzionati, ma certificati, di INPS e Ragioneria.

La problematica che sollevate va dunque affrontata in un contesto più ampio, che ci consenta di superare l’oggettiva disparità tra uomini e donne nell’accesso alla pensione. Con la legge di Bilancio 2017 si è avviato un percorso per ridare flessibilità all’uscita dal lavoro e riconoscere le condizioni che “fanno la differenza” tra questo e quel lavoro, tra questa e quella situazione personale dei lavoratori, nel determinare i requisiti di accesso alla pensione: in questo ambito vanno costruite modifiche normative che consentano alle donne di anticipare il pensionamento.

Questo può essere oggetto della cosiddetta Fase II del confronto tra Governo e Sindacati sulla previdenza. Nel frattempo è possibile individuare i primi interventi che, seppur parziali, siano indicativi della direzione di marcia. Ci sarebbe una possibile via d’uscita, i cui costi andrebbero calcolati, ma seguendo quello che viene costantemente detto: l’utilizzo del calcolo contributivo garantisce l’equilibrio dei conti. Le proiezioni di spesa dimostrano effettivamente come l’uscita in pensione con il calcolo contributivo comporti nel lungo periodo un risparmio per il bilancio dello stato; ma, come è noto, questa argomentazione non è condivisa dal MeF e dalla Ragioneria, che richiedono l’immediata copertura dei costi a fronte di uscite anticipate alla pensione. La questione deve essere parte di una vera e propria “Agenda sociale delle Donne”, con l’obiettivo di valorizzare e riconoscere concretamente il lavoro di cura delle donne e prevedere quindi percorsi di uscita più flessibili e facilitati verso la pensione. Per me un intervento sull’età e sulle condizioni di pensionamento delle donne è una priorità, questa è la strada da seguire in modo da trovare soluzioni che riguardino tutte le donne.”

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