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Riforma pensioni, oggi 2 ottobre 2017: Ape, cumulo gratuito, età pensionabile, flessibilità in uscita

Riforma pensioni, oggi 20 luglio 2017, le ultime novità. “La riforma Fornero doveva essere fatta in maniera diversa, serviva maggiore gradualità”. A dirlo è il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso del videoforum di Repubblica Tv condotto da Massimo Giannini. Secondo Poletti le politiche di austerità sono state un errore, che hanno “creato un muro all’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”. Il ministro ha criticato la riforma Fornero, che ha innalzato seccamente i criteri di pensionamento alzandoli di 5 anni: “doveva essere fatta in maniera diversa e serviva una gradualità diversa” nel modificare i criteri di accesso alla pensione.

Alla domanda se il governo Gentiloni possa reintervenire su tale riforma per ristabilire tali criteri di maggiore gradualità, Poletti risponde: “Noi abbiamo cominciato a farlo con l’accordo che abbiamo fatto coi sindacati un anno fa. Abbiamo abolito l’aggancio all’aspettativa di vita per i lavori usuranti…abbiamo fatto un intervento come l’Ape sociale esattamente con questo spirito: produrre un elemento di flessibilità in uscita, e lo abbiamo fatto cercando di utilizzare un principio di equità, che è quello secondo cui chi ha lavori più pesanti, chi è disoccupato, chi accudisce persone disabili o con problematicità – le fasce socialmente più fragili o in difficoltà – sono le prime a essere aiutate a guadagnare questo risultato”.

Riforma pensioni e garanzia giovani, le ultime news di Giuliano Poletti.

Poletti si è espresso in questi giorni anche sulla situazione dei giovani con carriere discontinue: “Chi come i giovani ha una condizione di lavoro discontinua, ha un grado di penalizzazione piuttosto alto” nella definizione della propria condizione previdenziale: per questo “anche se abbiamo del tempo davanti, è un tema che non possiamo rinviare” per trovare uno strumento “che si può chiamare pensione di garanzia o come vogliamo”.

Pensioni anticipate e penalizzazioni, le ultime news di Giuliano Poletti.

Poletti ha poi evidenziato la necessità di ridurre le penalizzazioni di cui sono vittime anche le donne come mostrano le difficoltà emerse sull’Ape social a “raggiungere 30 o 36 anni di contributi”. Resta invece ancora da sciogliere il nodo sulla speranza di vita che dal 2019 porterebbe a 67 anni l’età di uscita di vecchiaia. Il clima che si è avvertito all’interno del Convegno è che si debba in qualche modo intervenire spalmando l’adeguamento su un periodo temporale più lungo per dare respiro soprattutto alle lavoratrici. In solo otto anni l’età pensionabile per le donne salirebbe di ben 7 anni (dai 60 del 2011 a 67 anni del 2019), un incremento insostenibile da un punto di vista sociale. Possibile anche uno stop agli adeguamenti per gli addetti alle undici mansioni gravose (infermieri, edili, insegnanti della scuola dell’infanzia, eccetera). Ma la questione sarà discussa ad Ottobre quando saranno confermati i dati Istat.

Riforma pensioni e Ape, le ultime news di Cesare Damiano.

Le ultime news sul fronte pensioni vengono fornite da Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.“La discussione sulle pensioni si sta surriscaldando: oggi sono intervenuti Renzi e Poletti per denunciare la mancanza di gradualità nel sistema pensionistico targato Monti-Fornero. Queste prese di posizione aiutano la scelta di chi, come noi, si batte da anni per passare da un sistema pensionistico rigido a uno flessibile”. Damiano prosegue: “L’APE va in questa direzione e sta avendo successo, oltre i numeri previsti: per questo andrà garantito a tutti coloro che hanno fatto domanda e hanno i giusti requisiti, con un apposito finanziamento nella legge di Bilancio, di poter accedere al pensionamento anticipato. Così come andrà affrontato il tema dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019: decisione che andrà rivista anche alla luce dell’inaspettato calo della speranza di vita, per uomini e donne, registrata dall’ISTAT nel corso del 2015”, conclude.

Pensioni all’estero, le ultime news di Tito Boeri. 

Le pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016, in circa 160 Paesi, sia in regime di totalizzazione internazionale, sia in regime italiano, sono 373.265 per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo di euro. Lo ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri intervenendo ieri in audizione dinanzi alla Commissione permanente italiani nel mondo della Camera dei deputati. “Più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno in verità – ha affermato Boeri – periodi di contribuzione molto brevi, inferiore ai tre anni e il 70% ha una contribuzione in Italia inferiore ai 6 anni. Siamo quindi di fronte a periodi contributivi molto brevi in Italia. l’83% ha una contribuzione comunque inferiore ai 10 anni.

Si tratta in tutti i casi di durate contributive molto basse e a fronte di queste i beneficiari possono accedere a prestazioni assistenziali quali le integrazioni al minimo o la quattordicesima. Quindi c’è chiaramente uno iato tra l’entità e la durata dei contributi e la possibilità ad accedere a delle prestazioni che vanno molto al di là dei contributi versati”.Il presidente dell’Inps ha osservato che “malgrado i limiti posti dalla normativa nazionale e internazionale annualmente si versano a soggetti residenti all’estero integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni che costituiscono un’uscita per lo Stato italiano e che non rientra nel circuito economico del nostro Paese sotto forma di consumi”.

Pensioni all’estero, la disamina del presidente dell’Inps Tito Boeri.

Il presidente dell’Inps ha osservato che “malgrado i limiti posti dalla normativa nazionale e internazionale annualmente si versano a soggetti residenti all’estero integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni che costituiscono un’uscita per lo Stato italiano e che non rientra nel circuito economico del nostro paese sotto forma di consumi”. Dai numeri portati dall’Inps ai parlamentari, emerge che tra integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali si tratta di un importo di una ottantina di milioni, per poco meno di 40mila pensionati.

Si tratta, in sostanza, di una “anomalia”. Il motivo, per Boeri, è semplice: “Le prestazioni assistenziali” pagate all’estero “vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri” senza “avere un ritorno in consumi”. Le somme, infatti, sono erogate “dall’Italia invece che dal Paese in cui si risiede e si paga le tasse” e quindi “non c’è un quadro di reciprocità”. Non mancano poi “le pratiche di prestazioni indebite”, che Boeri ha quantificato in “circa 101 mila, di cui 60 mila sono in corso di recupero su pensione, mentre le rimanenti vengono riscosse con rimesse in denaro. L’importo complessivo da recuperare è di circa 270 milioni di euro”. La “maggior parte degli indebiti è in Argentina (27,5%), seguono Australia (quasi 15%), Francia, Canada e Usa” (tutte e tre con il 9%).

Pensioni e Welfare, due romani su tre andrebbero a vivere all’estero dopo la pensione.

La tendenza a trasferirsi all’estero dopo la pensione viene confermata dall’ Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1. Più della metà dei romani (55%), teme che la propria pensione non sarà sufficiente e un ulteriore 22% vede molta incertezza all’orizzonte. Il 43% punterebbe sulla previdenza complementare, mentre il 50% vede nella casa un bene rifugio per la vecchiaia. Dopo la pensione? La valigia. Perché di fronte alla prospettiva di assegni sempre più bassi, quasi due romani su tre (63%) si dicono disposti addirittura a trasferirsi all’estero per poter mantenere uno stile di vita simile a quello attuale e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età, senza trascurare la possibilità di fare nuove, piacevoli esperienze. È il quadro che emerge dall’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1.

Più della metà dei romani (55%), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta usciti dal mondo del lavoro, e un ulteriore 22% vede molta incertezza all’orizzonte. Fra i principali timori, quello di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (54%), o persino cadere in povertà assoluta (30%), non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (28%) e dover gravare economicamente sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (15%). Non si tratta solo di pessimismo. A gettare ombre sul futuro pensionistico degli abitanti della capitale sono anche le difficoltà del presente, a partire dalla precarietà del lavoro (48%) e dall’instabilità dello scenario economico (48%). Incidono anche una generale difficoltà a risparmiare per la vecchiaia (46%), gli imprevisti e spese straordinarie, che costringano a metter mano al portafoglio anzitempo (41%) e l’incertezza del quadro normativo (26%) del momento.

Ma quali sono le misure di welfare a cui guardano i romani per integrare la pensione e prepararsi agli anni della vecchiaia? Il 43% degli abitanti di Roma punterebbe sulla previdenza complementare: di questi, il 43% con un fondo pensione, una quota analoga con un piano individuale di risparmio e il restante 13% stipulerebbe una polizza assicurativa. Ciò che conta, dicono i romani, è pensarci per tempo, fin da giovani (30%) o da quando si inizia la propria carriera lavorativa (39%).

Il 50% degli abitanti della capitale, invece, investirebbe i propri soldi nel mattone. Un dato interessante, che si discosta dalla media nazionale (25%), segno del fatto che a Roma la casa rappresenta ancora un bene rifugio in tempi incerti. Per il 24% infine la soluzione è investire i propri risparmi sul mercato finanziario, mentre per il 20% la soluzione è tenere i soldi sul proprio conto corrente. Ma a chi si rivolgono i romani per farsi consigliare? Il 44% si affiderebbe a un consulente, il 30% si muoverebbe in maniera autonoma, cercando informazioni sul web (17%) o decidendo da sé (13%). Se il 28% si rivolverebbe all’agente assicurativo, una quota analoga ricorrerebbe a familiari, colleghi o amici, mentre il 24% alla propria banca.

Pensioni e previdenza complementare, le ultime news di Marco Mazzucco.

“Integrare la pensione di base con una rendita complementare è sempre più una necessità per gli italiani”, afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua. “Occorre essere lungimiranti, giocare d’anticipo e quindi comprendere l’importanza di costruire per tempo, con una forma di welfare appropriata, una vecchiaia serena giorno dopo giorno. Ed è proprio questo uno dei punti chiave del nostro Osservatorio, l’iniziativa che abbiamo lanciato quest’anno per monitorare l’attenzione e la propensione degli italiani rispetto al macro tema del welfare. Analizzando i risultati della ricerca emerge come i nostri connazionali stiano in effetti sviluppando una sensibilità al tema del futuro pensionistico e agli strumenti e opportunità disponibili.”

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